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Folklore e Rievocazioni

Tempora in Aquileia 2027 - Centinaia di rievocatori celti e romani in città

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 19 al 21 giugno 2026
Dove il centro storico e le aree archeologiche della città, Aquileia

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: girofvg.com, letta il 19/09/2026.

Tempora in Aquileia è la rievocazione storica che si tiene ad Aquileia, in provincia di Udine, per tre giorni di giugno, nei giorni del solstizio d'estate. Nel centro storico e nelle aree archeologiche si allestiscono il villaggio celtico e il castrum romano, si combattono gli scontri fra legionari romani e guerrieri celti e si rievoca il rito del sulcus primigenius, il tracciamento del solco che segnò il perimetro della città fondata nel 181 a.C. Vi partecipano oltre 500 rievocatori in costume, romani e celtici, provenienti da tutta Europa, e la organizza il Comune di Aquileia.

Un aratro di bronzo che apre il solco

Il rito del Sulcus Primigenius è il momento centrale dell'intera rievocazione.

Un giovane col capo cinto da una corona e vestito con una corta toga trattiene la testa di un bue e di una vacca. L'aratro in bronzo che trascinano traccia un profondo solco nella terra. Un illustre personaggio «con la toga raccolta intorno alla vita» conduce l'aratro, e dietro di lui «altri quattro uomini ributtano all'interno le zolle di terra che l'aratro solleva».

Il senso di quel solco è spiegato dagli organizzatori: è un momento intenso e sacro: siamo nel 181 a.C. e, ripetendo gli antichi gesti compiuti da Romolo per la fondazione della città di Roma, si sta tracciando il solco primigenio, quel solco che segnerà il perimetro della nascente città di Aquileia. «Il solco tracciato dal vomere determinerà la costruzione delle mura della città, sacre e inviolabili, che separeranno il vivere civile dall'inciviltà».

Il fuoco di Beleno apre tutto

La cerimonia di apertura è rappresentata dai Fuochi di Beleno, simbolo della festa del solstizio, tra riti e danze del popolo celtico. Beleno era infatti una delle divinità più diffuse tra le genti di cultura celtica di tutta Europa, «venerato in tutto l'arco europeo da Bordeaux ad Aquileia».

«Per i Celti il periodo del solstizio era legato ai culti della luce e della fertilità». Subito dopo si rievoca «l'incontro delle delegazioni della Repubblica romana con i Celti, con i quali dopo anni daranno vita a una koinè culturale unica».

Il console che saccheggiò i suoi ospiti

Nel 171 a.C. il console Gaio Cassio Longino, secondo quella che pare un'iniziativa assolutamente personale, marciò verso l'Illirico per minacciare la sfera d'influenza della Macedonia.

Durante la marcia il console richiese ai Galli Carni delle guide per attraversare il territorio giuliano, poi, senza un motivo apparente se non quello del profitto personale, saccheggiò e devastò le loro terre, ponendo in schiavitù gran parte della popolazione.

Da lì nascono le scene serali: l'assemblea dei capi gallici, il consiglio di guerra in cui i capi delle tribù decidono di resistere ai soprusi del console Longino, seguita dal rito propiziatorio del druido; e poi «l'attacco dei Galli Carni: scontro notturno per liberare gli schiavi e riprendere i beni saccheggiati da Longino».

Il Senato contro i Galli

Nel quadro «Senato romano contro Galli» i delegati portano davanti al Senato la loro causa contro le violenze attribuite a Longino, in un dialogo serrato tra due popoli, due culture e due diverse concezioni del potere. È il «cuore politico della narrazione».

In passato l'assemblea dei capi si è tenuta nell'area del Foro; da lì «parte una delegazione per Roma, mentre coloro che rimangono si apprestano a contrastare le ruberie del console».

Due accampamenti, in due campi diversi del paese

Gli accampamenti dei Celti occupano l'area del fondo Cal, mentre quello dei Romani si stabilisce nel fondo Pasqualis, e in Piazza Patriarcato si tiene l'arena per i ludi gladiatorii e gli scontri tra legionari romani e guerrieri celti.

Il campo celtico «si contraddistingue per la presenza di tende, suppellettili e scene di vita quotidiana», mentre il secondo è il castrum romano, che era l'accampamento (o fortificazione) dove risiedeva in forma stabile o provvisoria un'unità dell'esercito romano, ad esempio la legione.

Fra le popolazioni presenti sul territorio prima della fondazione c'erano i Celti Karni, e «il termine Karni deriva probabilmente dalla parola in lingua celtica «karn», ossia roccia»; erano la tribù «che abitava l'area centro-orientale dell'attuale Friuli Venezia Giulia».

Non sono scenografie

I campi militari allestiti non sono semplici scenografie di cartone: funzionano come veri musei all'aperto basati sulla rigorosa archeologia sperimentale, la disciplina «che permette di comprendere concretamente tecniche e conoscenze del passato».

Armi, armature, abiti e utensili «sono riprodotti con materiali e tecniche ispirati all'epoca, dal ferro battuto al bronzo, dalla lana al lino tinto naturalmente», e nei campi è possibile osservare la disposizione delle tende, le gerarchie, i turni di guardia, le attività artigianali e la vita quotidiana dei rievocatori.

Le dimostrazioni aperte al pubblico comprendono forgiatura, tessitura, coniazione delle monete, alimentazione, erboristeria celtica, arte del mosaico e dell'affresco. In passato si sono proposte anche l'arceria celta e romana, la filatura, la tintura e la tessitura della lana, la lavorazione della ceramica, la battitura del ferro e itinerari guidati a cavallo.

Gladiatori, vestali, giocolieri

Nell'arena va in scena il munus «Gli Inferi in Arena», preceduto dall'Arte Gladiatoria Techné, la «dimostrazione didattica sull'evoluzione e il funzionamento degli armamenti». Poi ci sono le danze antiche e i Joculatores, gli antichi intrattenitori di strada che animavano la vita della Roma repubblicana.

I riti hanno nomi latini e funzioni diverse: il Captio Virginis, il solenne rito di iniziazione di una Vestale, e l'In Mortem Vestalis, la cerimonia funebre della Vestale. Accanto, la commedia plautina, «tra teatro e satira classica», l'Oculatores, «l'antica arte della giocoleria», la falconeria fra le popolazioni galliche e germaniche, il teatro del fuoco e l'acrobazia aerea.

In serata si tiene lo scontro notturno tra le truppe celtiche e le legioni di Longino, uno spettacolo corale con centinaia di figuranti, e la domenica sera la battaglia campale finale fra le truppe romane e le forze celtiche.

Il mercato, le tabernae e il termopolio

Il mercato si stende lungo le strade: in via Popone e via dei Patriarchi si allestiscono i mercati romani, con spezie, tessuti, ceramiche e profumi. In passato il mercato artigiano storico è stato allestito nell'area della Basilica.

Nel termopolio l'oste offre i suoi migliori piatti, secondo le semplici ricette di allora, che costituiscono la base del nostro patrimonio enogastronomico. In tavola arrivano erbe aromatiche, preparazioni a base di garum, vini speziati. In passato, nelle serate, si è ascoltata anche «musica archeologica sperimentale».

Chi la organizza, e quanti la fanno

L'iniziativa, organizzata dal Comune di Aquileia con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Aquileia, porta in città oltre 500 rievocatori in costume, e in passato fra gli organizzatori sono comparse anche la Pro Loco Aquileia e l'Associazione Imprenditori Città di Aquileia.

Sono «circa 500 rievocatori romani e celtici provenienti da tutta Europa». La manifestazione dura tre giorni e si tiene nel centro storico e nelle aree archeologiche della città patrimonio Unesco.

Il contesto della fondazione lo riassume la Fondazione Aquileia: «terminata da pochi anni la Seconda Guerra Punica, Roma aveva la necessità di difendere i confini nordorientali dell'Italia». Nel 181 a.C. il Senato romano incaricò tre triumviri, Publio Scipione Nasica, Gaio Flaminio e Lucio Manlio Acidino, di fondare la nuova città, ed è il loro gesto che il rito del sulcus primigenius ricostruisce.

Come arrivare alla festa

Arrivare ad Aquileia per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Cervignano - Aquileia - Grado, a 7,7 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di A4 Milano Venezia, e il tragitto è di 15 chilometri per 16 minuti di guida.

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