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Folklore e Rievocazioni

Rievocazione del Venerdì Santo a Erto e Casso con il crocifisso del Brustolon 2027

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
26 marzo 2027
Dove strada statale 251, Erto e Casso

Ricorrenza a data mobile, calcolata sulla Pasqua.

La Rievocazione del Venerdì Santo si tiene a Erto, nel comune di Erto e Casso, in provincia di Pordenone, ogni anno il Venerdì Santo, fra marzo e aprile. Davanti a tutta la processione cammina l'uomo più vecchio del paese, con un'insegna insolita in mano: il più anziano del paese, reggendo un'asta sormontata da un gallo di legno, precede una persona, scalza e vestita di bianco, incappucciata tanto da nascondergli il volto, che sorregge il crocifisso del Brustolon e, a sua volta, è sorretta da altre due persone che camminano scalze.

Un voto contro la peste del 1631

La rappresentazione nasce da una promessa fatta in un anno di epidemia: questa tradizione prende origine da un voto fatto dagli Ertani per allontanare un'epidemia di peste che nel 1631 interessò la valle del fiume Piave. Dalla metà del Seicento, a Erto, il Venerdì Santo si tiene una rappresentazione in costume che rievoca la Passione e Morte di Gesù.

I termini del voto erano precisi: se fossero stati risparmiati, ogni anno nel giorno del Venerdì Santo avrebbero ricordato la Passione e la Morte di Gesù con una processione in costume. E così è stato: Erto fu risparmiata dalla peste, da allora in segno di ringraziamento ha luogo la sacra rappresentazione.

Nello stesso periodo il paese si dotò anche di una chiesa dedicata al santo giusto: fu eretta una chiesa in onore di San Rocco, protettore degli appestati.

Da quel voto discende una regola che vale ancora oggi e che riguarda chi può recitare: proprio per espiare questo voto, i partecipanti devono essere nativi o originari di Erto.

Il crocifisso che esce una volta l'anno

Per la processione fu commissionata un'opera a uno scultore di valle: fu dato l'incarico allo scultore Andrea Brustolon di realizzare un crocifisso ligneo da portare in processione solenne soltanto in occasione del Venerdì Santo.

L'autore è un nome importante del barocco: Andrea Brustolon (1662-1732), scultore e intagliatore zoldano, protagonista del barocco veneziano; il suo crocifisso si usa tuttora nella funzione religiosa.

Perché è rimasta uguale

Per due secoli e mezzo questa rappresentazione non è uscita dalla valle, e la ragione è geografica: la Rappresentazione rimase patrimonio esclusivo della comunità ertana fino agli inizi del Novecento a causa dell'isolamento del paese, non collegato da strade, e venne quindi tramandata negli anni di generazione in generazione.

Anche la catastrofe del Vajont entra in questa storia: nata insieme alla chiesetta di San Rocco, come voto religioso contro la peste, venne interrotta solo negli anni successivi alla catastrofe del Vajont, per essere poi ripresa nel 1968.

Gli aggiornamenti fatti nel tempo hanno riguardato i materiali, non la sostanza: le corazze furono fatte eseguire interamente in metallo e così le lance, rispettando strettamente l'autenticità storica; parti di stoffa vennero sostituite con pelle o cuoio, rinnovati i colori degli abiti per la varietà e la scenografia e altri dettagli di minor importanza, ma che completano l'effetto dell'insieme.

Sette scene, dall'Orto degli Ulivi alla croce

La rappresentazione ha una struttura fissa: si compone di sette scene, che rappresentano le fasi principali della crocifissione di Cristo.

Le prime si svolgono in uno spazio naturale: le prime scene si svolgono presso l'anfiteatro naturale, così in sequenza: Gesù che prega nell'Orto degli Ulivi assieme ai propri discepoli, il Tradimento di Giuda, l'Interrogatorio di Gesù presso il sommo sacerdote Caifa, il Processo davanti a Ponzio Pilato, la Liberazione di Barabba, la Flagellazione alla colonna con l'incoronazione di spine.

Poi si scende in paese: successivamente si svolge la Via Crucis, che si snoda lungo la via principale del centro storico di Erto, via Roma.

E infine si sale per l'ultima scena: si sale poi sulla parte più alta dell'anfiteatro per la rappresentazione della Crocifissione del Cristo assieme ai due ladroni. L'ultimo gesto è quello di un soldato: Cristo è messo in croce e questa viene innalzata, mentre Longino colpisce con una spada il costato che sprizza sangue: è la scena finale della Sacra Rappresentazione, e tutti gli astanti si soffermano un attimo commossi e riverenti.

Chi sfila, e in che ordine

Il corteo è composto secondo un ordine preciso, e i numeri sono quelli: diciannove soldati romani dotati di lance, fiaccole, scudi ed elmi precedono Ponzio Pilato accompagnato da cinque guardie romane, il Cristo caricato della Croce assieme ai due ladroni che saranno con lui crocifissi, cinquanta popolani (uomini, donne e bambini), i dodici Apostoli, i tre Sommi Sacerdoti accompagnati da due guardie con scudi, lance e mantelli.

In coda c'è il suono che tiene insieme tutto: la processione si chiude con il rullo di una quindicina di tamburi.

Quel rumore comincia molto prima della sera del Venerdì Santo: la Passione è annunciata già dai giorni precedenti dal rullo dei tamburi, i «Tamburins», e accompagna la scena con un possente e tenebroso rullo di tamburi.

Per le strade il pubblico sta addossato ai muri e la folla partecipa: tra due ali di folla che si stringe lungo i muri delle case passano i legionari con le torce, scortando Caifa con i Sacerdoti, gli anziani e Pilato, mentre la plebe continua a insultare Gesù.

I costumi sono roba di famiglia: nelle vie del paese di Erto sfilano figuranti in costume tipico d'epoca — legionari, sacerdoti, apostoli — costumi tramandati e preparati con grande cura.

Come arrivare alla festa

La Rievocazione del Venerdì Santo a Erto e Casso si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Longarone-Zoldo, a 12 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Davestra - Ospitale di Cadore, e il tragitto è di 15 chilometri per 16 minuti di guida.

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