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Processione dei Misteri a Trapani e i gruppi scultorei 2027
Ricorrenza a data mobile, calcolata sulla Pasqua.
A Trapani, il Venerdì Santo, la Passione non si recita: si porta in spalla. I diciotto gruppi scultorei escono dalla chiesa del Purgatorio sulle spalle dei portatori — i «massari» — accompagnati dalle bande che suonano le marce funebri.
Prima erano attori, poi furono statue
All'origine c'era un teatro, e molto antico: le origini dei Misteri risalgono al 200 d.C., quando le scene della Passione si rappresentavano con manifestazioni teatrali.
Quel teatro fu poi vietato, e al suo posto arrivò il corteo. Intorno al 1500 le autorità ecclesiastiche proibirono quelle rappresentazioni e la Confraternita del Preziosissimo Sangue di Cristo le sostituì con le processioni, prendendo spunto anche da episodi del Vecchio Testamento: si chiamarono «Las Casazas» — le Casazze — e mettevano in scena le tristi scene del Calvario e della morte di Cristo. Alla cerimonia partecipavano, oltre alle confraternite, personaggi della nobiltà, del clero e del popolo, che durante la processione recitavano come attori.
Il nome spagnolo se ne andò insieme agli spagnoli. L'usanza di rappresentare la Passione con gruppi statuari era nata probabilmente in Spagna, proprio con le Casazas, e quando finì la dominazione spagnola la denominazione esotica scomparve: i sacri gruppi presero il nome di «Misteri», dal mistero religioso.
Il passaggio dagli uomini alle statue, però, nacque da un problema pratico. Dopo la fusione della Confraternita con la Compagnia di San Michele Arcangelo, per superare le difficoltà organizzative delle processioni, si pensò di affidare a eccezionali artigiani il compito di scolpire statue di legno da inserire nelle Casazze. Erano quelle botteghe che sorsero e prosperarono a Trapani fra il XVI e il XVIII secolo, vere fucine di artisti.
Legno, sughero, tela e colla: il «Carchèt»
Le statue non sono scolpite in un blocco solo, e la ragione è il peso. Ogni figura ha uno scheletro di legno; teste, busti, mani e piedi poggiano su ossature di sughero, sulle quali si modellano la tela e la colla — una tecnica tipicamente trapanese, che si chiama «Carchèt» e che dà agli abiti maggiore naturalezza e ai movimenti maggiore espressività.
Anche il modo in cui la statua è fissata serve a farla muovere. Le figure sono ancorate alla «vara», la base di legno spesso intagliata, con un sistema particolare: un'anima di legno che percorre tutta la statua e ne incrocia un'altra, perpendicolare, sotto la vara — ed è questo che, in processione, permette alle statue di prendere vita con un movimento ondulatorio.
Sotto la vara c'è poi tutto un sistema di sostegni: i «cavalletti» di legno reggono in permanenza la struttura e il peso del gruppo sacro, mentre anticamente si usavano le «forcelle», che si mettevano soltanto durante le soste. Fra vara e cavalletto si inserisce l'asta, di un legno duttile e flessibile, che consente ai portatori di farla oscillare durante il trasporto. Dagli anni Cinquanta in poi i cavalletti si coprono, e il colore dice il perché: «mante» nere di velluto, in segno di lutto, su cui sono riportati la raffigurazione del gruppo e il ceto che ne cura l'uscita.
Sopra, invece, si accumula la ricchezza della città. Le maestranze adornarono i complessi statuari con rivestimenti e suppellettili d'argento che sono veri capolavori di cesello, e ogni ceto si assunse l'onere di addobbare il proprio Mistero cercando di primeggiare sugli altri, con composizioni di fiori, rivestimenti e argenti usciti dalle fiorenti botteghe degli argentieri trapanesi del Seicento e del Settecento.
I massari, le annacate e la ciàccola
La parola che indica i portatori viene da lontanissimo. «Massaro» è di origine assira e corrisponde all'ebraico melsar: indica chi esegue lavori di fatica o trasporta la roba altrui da un luogo all'altro, e nella processione dei Misteri è colui che porta in spalla il gruppo sacro, per incarico dei consoli del proprio ceto.
Il loro passo ha un nome e una funzione: le «annacate» sono le andature caratteristiche dei massari, che coordinando il passo e stando addossati l'uno all'altro riescono a portare il gruppo anche per le strette vie della città vecchia. Ogni gruppo, posato sulla vara, viene annacato a suon di musica, abbellito d'argento, guarnito di fiori e addobbato di cera.
A dare gli ordini, però, non è una voce: è un oggetto di legno. La ciàccola scandisce i tempi del percorso processionale e regola la durata dei riti, e il suo codice è semplice e non si discute: scossa due volte, i portatori sollevano la vara; scossa una volta sola, la abbassano. È fatta di tre pezzi: due tavolette rettangolari collegate da una cordicella a un nucleo centrale rigido, una terza tavoletta prolungata a formare un manico, e sono le due parti mobili a produrre il suono. Tecnicamente impiega lo stesso principio delle nacchere e delle castagnette, e si ritrova spesso nei riti pasquali siciliani.
Ogni gruppo ha il suo mestiere
I Misteri non appartengono alla chiesa ma alle categorie di lavoro della città, e la ragione è il denaro: dati i costi elevati, la Confraternita affidò la gestione dei sacri gruppi all'Unione Maestranze, l'associazione delle arti e dei mestieri, riuscendo così a frazionare lo sforzo organizzativo ed economico e a rendere partecipi i cittadini.
L'abbinamento è preciso, e in più di un caso parla da sé. Gesù nell'orto del Getsemani va al ceto degli ortolani, Gesù dinanzi ad Anna ai fruttivendoli, La negazione ai barbieri e parrucchieri, Gesù dinanzi ad Erode ai pescivendoli, La flagellazione ai muratori e scalpellini, Ecce Homo ai calzolai e calzaturieri, La spogliazione ai tessili e abbigliamento, La sollevazione della croce ai falegnami, carpentieri e mobilieri, La ferita al costato ai pittori e decoratori, La deposizione ai sarti e tappezzieri, Il trasporto al sepolcro ai salinai; l'Addolorata è affidata al ceto degli autisti, albergatori, baristi, camerieri, cuochi, dolcieri e tassisti.
Non sono accordi verbali: sono atti notarili, e uno di essi contiene una clausola che dura da quattro secoli. L'atto di concessione agli argentieri — ars aurificum — è del 6 aprile 1621, rogato dal notaio Diego Martini Ximenes, con la sola e unica condizione che nessun altro gruppo avrebbe mai potuto precederlo in processione. Per questo ad aprire la sfilata dei sacri gruppi è La separazione, la Spartenza, oggi preceduta soltanto dai tamburi e dagli stendardi dell'Unione Maestranze; l'opera è attribuita a Mario Ciotta ed è stata restaurata nel 1950 da Bartolomeo Frazzitta e nel 2000 da Concetto Mazzaglia, che l'ha ripulita dagli strati di vernice restituendo ai personaggi i colori originali.
Anche il secondo gruppo ha la sua data e la sua storia di categoria. La Lavanda dei piedi fu concessa il 6 aprile 1621, sempre dal notaio Ximenes, ai pescatori del quartiere Palazzo, e il 23 gennaio 1704 arrivò l'unificazione con quelli del Casalicchio. Rappresenta Gesù che, dopo l'ultima cena, si inginocchia con grande umiltà davanti all'apostolo Pietro, il quale, imbarazzato, cerca di sollevare il Maestro mentre in disparte un servo versa l'acqua in una bacinella. Fu realizzato fra il 1600 e il 1700 da Mario Ciotta e ricostruito nel 1946, dopo i gravi danni dei bombardamenti, da Giuseppe Cafiero.
Quei bombardamenti sono la ferita più grande della storia dei Misteri. I gruppi erano custoditi nella chiesa di San Michele, che fu completamente distrutta da un bombardamento aereo durante la seconda guerra mondiale: alcuni gruppi statuari subirono danni ingenti, altri andarono del tutto perduti. Finita la guerra, le maestranze provvidero, con la collaborazione degli enti pubblici, a far restaurare o ricostruire nella forma originaria quanto era stato danneggiato o distrutto, affidandolo a grandi artisti. Oggi i Misteri stanno nella chiesa delle Anime Sante del Purgatorio, dopo una breve parentesi in San Domenico mentre la sede attuale era in restauro.
I sei venerdì, e le due Madonne che si scambiano i ceri
La Settimana Santa trapanese comincia con largo anticipo, un venerdì per volta. Sono le «scinnute», le discese: sei venerdì di Quaresima in cui uno o più gruppi sacri vengono spostati al centro della chiesa, dove si celebra la messa, mentre prima e dopo la funzione la banda suona marce funebri all'esterno. Il rito è documentato da secoli — le prime notizie risalgono al 1653 — e nell'Ottocento un cronista annotava che «finalmente si predica con un gran concorso di popolo in tutti i sei Venerdì di Quaresima davanti a qualche mistero della Passione di Gesù». Interrotte dalla guerra, le scinnute ripresero nel 1964 secondo l'antico ordine di discesa: il primo venerdì Gesù nell'orto del Getsemani, cui nel dopoguerra subentrò per motivi economici la Caduta al Cedron; poi Gesù dinanzi ad Hanna; la Coronazione di spine, sostituita anch'essa dalla Flagellazione; la Sentenza; l'Ascesa al Calvario; e a chiudere la veneratissima Maria Addolorata.
Quella statua ha un autore e una data: è attribuita a Giuseppe Milanti ed è datata intorno ai primi del Settecento. Il suo drappeggio, in processione, non si vede — le vesti sono coperte dal manto, e si possono ammirare tutto l'anno in chiesa — mentre sopra di lei c'è un baldacchino arrivato dal continente: quadrato, sostenuto agli angoli da quattro aste, realizzato a Milano nel XIX secolo, con ricami in fili metallici e al centro il Sacro Cuore di Cristo raggiato, cinto da una ghirlanda fiorita. Il manto, il fazzoletto che tiene nella mano sinistra e il cuore trafitto sono doni dei devoti per grazia chiesta o ricevuta, e per questo cambiano negli anni. Gli ex voto stanno in vista, in due posti diversi: quelli degli anni passati nelle teche ai quattro angoli del podio che emerge al centro della vara, quelli dell'anno in corso appuntati sul manto man mano che arrivano lungo il percorso.
Chi la porta veste ancora i colori della nobiltà che un tempo la portava: anticamente il simulacro dell'Addolorata era portato in spalla dai nobili trapanesi, con gli abiti della Confraternita di San Michele Arcangelo, sacco rosso e visiera bianca — gli stessi colori che indossano oggi i massari remunerati dell'Addolorata. Verso la metà dell'Ottocento quella processione passò dai patrizi ai loro dipendenti, prima staffieri, cocchieri e cuochi, poi altre maestranze affini. Oggi il simulacro è curato da un consiglio direttivo di cinque persone, tre delle quali devono appartenere alla categoria, e il 5 aprile 2006 quel consiglio ha costituito l'Associazione Gruppo Sacro dei Misteri «L'Addolorata».
Nei giorni precedenti escono altre due immagini, e i loro portatori non sono pagati: i massari che trasportano la Madonna non percepiscono alcun compenso, anzi partecipano alle spese dell'organizzazione. La Madre Pietà dei Massari — il cui quadro dovrebbe risalire al Cinquecento, con attribuzione a Narciso Guidone — arriva in serata a piazza Lucatelli, dove le si allestisce una cappella e la si veglia tutta la notte. Il giorno dopo arriva l'altra, la Madre Pietà del Popolo, e quando la raggiunge avviene il gesto più suggestivo: lo scambio dei ceri fra i consoli dei due ceti.
Quello scambio, però, nasce da una lite vera. Nel 1855 i rappresentanti della Compagnia di Sant'Annella, che portava in processione la propria Pietà, chiesero al vescovo di vietare l'esposizione della Madre Pietà dei Massari; i massari continuarono comunque a condurre la propria immagine in piazza Lucatelli, e la Compagnia dovette transitarvi col proprio quadro per scambiare un cero in segno di pace.
La processione della Madre Pietà dei Massari, del resto, viene da un'antica corporazione di facchini: furono i massari, eredi della Societas Bajolorum — istituita presso i bajoli, gli antichi responsabili della società civile a cui i massari prestavano servizio — a introdurla verso la metà dell'Ottocento. Della prima processione non si sa la data: il primo documento ufficiale che ne attesta lo svolgimento è del 31 marzo 1855. L'immagine ha poi cambiato chiesa più volte, e sempre per ragioni molto concrete: quando nel 1864 fu demolita la chiesa di Santo Spirito la processione partì da San Rocco, finché anche quella non venne trasformata in ufficio postale, e l'effigie passò a San Francesco d'Assisi. Per averla almeno un giorno nella propria zona, il piano di San Rocco, i massari costruirono prima un altare ligneo e poi una cappella.
La cosa più singolare, però, è dove il quadro passava il resto dell'anno. Fino al 1934 il dipinto era conservato per tutto l'anno in casa di uno dei massari, che qualche giorno prima della processione, per il rito della scinnuta, lo consegnava alla chiesa da cui sarebbe partito il corteo. E quella casa si vinceva giocando: l'onore era riservato a cinque famiglie — Cordaro, Di Bella, Lombardo, Mazzeo e Mistretta — che se lo contendevano a «tocco», un antico gioco basato su una conta fatta col numero che ciascun giocatore indicava con la mano. Al vincitore spettava la custodia per un anno; gli sconfitti dovevano accompagnarlo in corteo fino a casa sua. Anche la vara è recente: quella su cui poggia il quadro, in perfetto stile neoclassico, è del 1962, rifatta sullo schema dell'originale, e sul retro porta il volto di Cristo impresso sul velo della Veronica, col capo cinto da una pregevole corona di spine d'argento.
I giorni delle due processioni, infine, sono stati spostati per decreto: fino al 1956 l'icona usciva il Mercoledì Santo e rientrava il Giovedì, poi il vescovo ordinò di anticipare entrambe di un giorno, per evitare confusione fra i molti riti della Settimana Santa trapanese. Quanto alla Madre Pietà del Popolo, ha origini più antiche e documentate: risalgono al 1608, quando fu fondata la Confraternita di Sant'Anna, che ne curava la processione, allora il Giovedì Santo. Scomparsa la Confraternita di Sant'Anna sul finire del XIX secolo, la cura passò al ceto dei fruttivendoli, che se ne occupa ancora; l'icona è databile intorno alla seconda metà del Seicento e l'autore sarebbe il pittore Giovanni Battista De Vita. Come quello dei massari, anche questo simulacro è fatto di due dipinti contrapposti — il volto della Madonna e quello di Cristo — incastonati in una vara bianca barocca disegnata nel 1778 dall'architetto Giuseppe Gambina.
Ventiquattro ore per le strade
La processione dei Misteri comincia nel pomeriggio del Venerdì Santo e finisce il giorno dopo: i gruppi escono dalla chiesa del Purgatorio nel cuore della notte, portati a spalla dai ceti e da tanti devoti, e rientrano la mattina successiva dopo aver attraversato le antiche strade del centro.
Si succedono in un ordine fisso: La separazione, La lavanda dei piedi, Gesù nell'orto di Getsemani, L'arresto, La caduta al Cedron, Gesù dinanzi ad Anna, La negazione, Gesù dinanzi ad Erode, La flagellazione, La coronazione di spine, Ecce Homo!, La sentenza, L'ascesa al Calvario, La spogliazione, La sollevazione della croce, La ferita al costato, La deposizione e Il trasporto al sepolcro. A chiudere sono un'urna con il corpo di Cristo appena deposto dalla croce e la statua della Madonna Addolorata, avvolta in un lungo manto di velluto nero.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Trapani è davvero semplice. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Trapani è a 1 chilometro dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Trapani: da lì bastano 8 minuti di guida (5,8 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
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