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Lo Spettacolare Sbarco di Don Giovanni d'Austria a Messina 2027 - Lo Sposalizio del Mare e la nave Palinuro
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.
Lo Spettacolare Sbarco di Don Giovanni d'Austria è la rievocazione storica di Messina, in Sicilia, e comincia nel primo pomeriggio del primo sabato di agosto. Dal Municipio parte il corteo storico terrestre, che si snoda per oltre due chilometri fino al porticciolo Marina di Nettuno, dove il sindaco celebra lo Sposalizio del Mare lanciando in acqua un anello; dal mare arriva il corteo navale guidato dalla nave scuola Palinuro della Marina Militare, che rappresenta la Nave Reale, e Don Giovanni d'Austria sbarca nel Porto storico fra i colpi di cannone a salve. La rievocazione commemora la concentrazione della flotta della Santa Lega nel porto di Messina nel 1571, e si chiude con una rappresentazione scenica sulla scalinata del Palazzo Municipale.
L'Armata Cristiana nel porto del 1571
Tra il luglio e l'agosto del 1571 la grandiosa Armata Cristiana si riunì nel porto naturale di Messina sotto la guida del ventiquattrenne Don Giovanni d'Austria, figlio naturale dell'imperatore Carlo V. Era una forza imponente: 210 galee sottili, 6 galeazze, 25 navi grosse e decine di imbarcazioni minori, armate con oltre 1.800 cannoni e un contingente di quasi 80.000 uomini fra soldati, marinai e rematori. La Lega Santa, voluta da Papa Pio V, aveva messo insieme le forze di Spagna, Repubblica di Venezia, Stato Pontificio, Repubblica di Genova, Napoli, Marche, Malta, Granducato di Toscana, Romagna, Ducato di Savoia e Sicilia.
Le navi arrivarono a scaglioni. La mattina del 23 luglio toccò alla flotta veneziana comandata da Sebastiano Venier, con il suo luogotenente Agostino Barbarigo, entrare nel porto falcato remigando contro vento. Il Comandante Supremo solcò le acque dello Stretto il 23 agosto con 25 galere, mentre tutte le navi alla fonda uscivano per andargli incontro sparando una salva d'artiglieria in segno d'omaggio; sbarcato a Messina due giorni dopo, fu cerimoniosamente ricevuto a Palazzo Reale dallo Stratigò, dal Conte di Landriano e dai Senatori della città. La flotta cristiana riuscì a concentrarsi nel porto il 24 agosto del 1571, con oltre 300 galee: la più imponente concentrazione di navi che il Mediterraneo avesse mai visto. «Non avea il Porto zancleo offerto spettacolo più imponente come quello delle prime settimane del settembre 1571. Mai s'eran viste raccolte dentro il suo vasto seno, più fitta selva di antenne e calca, di navigli, tra i quali spiccava maestosa e superba la galera Reale di don Giovanni d'Austria…».
Dopo la battaglia navale combattuta nelle acque di Lepanto il 7 ottobre 1571 contro la flotta ottomana, il 1° novembre dello stesso anno Don Giovanni tornava vittorioso a Messina. A bordo della flotta c'era anche il giovane Miguel de Cervantes, che sarebbe rimasto ricoverato in città per la grave ferita riportata alla mano sinistra. Nel 1572 il Senato messinese commissionò la statua bronzea che raffigura Don Giovanni mentre calpesta la testa del turco Alì Pascià in segno di vittoria: il basamento marmoreo è decorato con un fregio ad armature e scudi, e i quattro pannelli bronzei della base celebrano la vittoria con il numero delle navi impiegate e i nomi dei senatori del tempo, lo scontro delle flotte cristiane e ottomane, la sconfitta turca e il rientro in porto della flotta vittoriosa, con una veduta panoramica dall'alto della città.
Il corteo di terra fino alla Marina di Nettuno
Nel primo pomeriggio del primo sabato di agosto parte dalla sede del Municipio il corteo storico terrestre, che si snoda per le vie principali della città e per oltre due chilometri fino alla zona della Marina di Nettuno: rappresenta il popolo siciliano che va incontro al figlio di Carlo V per accogliere il corteo navale. Sono circa centocinquanta persone fra attori e figuranti, con dodici gruppi storici italiani, fra i quali i soldati del Tercio Viejo di Sicilia, il reggimento spagnolo presente a Messina, il gruppo Carlo V di Nicosia e altri arrivati da Palermo e da altre città dell'Isola.
Apre il corteo il gruppo di musici e sbandieratori di Rometta, e seguono i cavalieri messinesi della Compagnia d'Armi Rinascimentale della Stella, con costumi e armature del Cinquecento. Poi sfila la nobiltà siciliana: una carrozza trainata da due cavalli accompagna i personaggi di rilievo, il vescovo che accoglie Don Giovanni d'Austria, l'araldo e Francesco Maurolico, astronomo, matematico e scienziato che fornì le carte nautiche per la flotta. Chiude il gruppo di popolani, composto per la maggior parte da donne, che indossano abiti semplici — una camicia, il corsetto e una gonna lunga — nei colori della terra, marrone, arancione e varie tonalità di beige; gli uomini coprono il capo con un cappello di paglia, le donne con un fazzoletto, e portano con sé gli oggetti dell'arte contadina: la brocca per l'acqua e il fiasco in terracotta, un piccolo contenitore di ferro battuto con due manici, i canestri, i bicchieri in alluminio, la spianatoia di legno per la preparazione del pane.
Lo Sposalizio del Mare al porticciolo
Arrivati al porticciolo Marina di Nettuno si celebra lo Sposalizio del Mare. Sulla scia della tradizione veneziana, e alla presenza di un rappresentante di Venezia e della città greca di Lepanto, il sindaco a nome della città sposa il mare: benedetto l'anello, lo lancia in acqua e declama la formula di rito. «Ti sposiamo, mare, nel segno della nostra millenaria storia che a te ci accomuna nella antica fede, negli antichi commerci e nelle antiche tradizioni». È un legame custodito dalla Madonnina e rinnovato ogni volta dal lancio dell'anello.
Allo stesso porticciolo arriva anche il Palio d'agosto, il Trofeo Don Giovanni d'Austria, che parte dalla Rada di Grotte: in gara si sono affrontati gli equipaggi di Paradiso, di Grotte e di Case Basse, e la premiazione si tiene lì.
Lo sbarco dalla nave Palinuro
La nave scuola Palinuro della Marina Militare, unità a vela, rappresenta la Nave Reale di Don Giovanni d'Austria, e ha al seguito le Unità Navali dei Comandi delle Forze Armate e le imbarcazioni della marineria messinese e calabrese; trenta imbarcazioni hanno rappresentato le altre flotte della Lega Santa. Intorno alla Palinuro navigano i mezzi militari, quelli della Capitaneria di Porto, della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco, insieme alle storiche feluche e alle imbarcazioni private, e a bordo ci sono attori e figuranti di gruppi arrivati da diverse parti d'Italia e d'Europa, in costume storico del XVI secolo.
Il corteo conclude il suo percorso nel Porto storico, accolto dai colpi di cannone a salve, dai giochi d'acqua dei rimorchiatori e dalla moltitudine di gente che aspetta sulle banchine, mentre il corteo terrestre gli viene incontro. Sbarcano i comandanti, il Senato messinese accoglie Don Giovanni d'Austria che prosegue il suo cammino in sella a un cavallo, e per lo sbarco spara a salve un piccolo cannone d'acciaio con due ruote. Poi i due cortei si uniscono in uno solo e percorrono via Garibaldi.
La rappresentazione sulla scalinata del Palazzo Municipale
Dalla prima edizione del 2009 la rievocazione si chiude con una rappresentazione scenica nella piazza davanti al Comune, sulla scalinata del Palazzo Municipale, con il pubblico seduto. Dura all'incirca quindici minuti. Apre la scena l'araldo, con il suo manoscritto, e presenta i protagonisti principali della Lega Santa: il comandante supremo Don Giovanni d'Austria, Marco Antonio Colonna capitano generale della flotta pontificia, Giannandrea Doria comandante della flotta genovese, Sebastiano Venier comandante della flotta della Repubblica di Venezia, Agostino Barbarigo, e ancora lo scrittore spagnolo Miguel de Cervantes e l'astronomo Francesco Maurolico, che raccontano l'importanza della Lega e il loro ruolo dentro di essa. Tutti i figuranti fanno da cornice ai discorsi, e Don Giovanni rende omaggio alla città che lo ha accolto e ringrazia Maurolico per la preziosa guida che ha reso possibile l'impresa.
Attorno alla rappresentazione ci sono il villaggio storico di epoca rinascimentale in Piazza Unione Europea, con i campi d'arme, il tiro con l'arco, i tornei e i duelli, e una mostra su Messina fra il XVI e il XVII secolo, con documenti, oggetti, iconografie e costumi. L'evento rientra nel calendario internazionale «Da Lepanto all'incontro», che porta in città le delegazioni di Venezia, Granada, Marino, Nicosia e Regensburg, la città di Don Giovanni. Fra le venticinque rievocazioni, una per ogni regione d'Italia, quella messinese si distingue per il corteo navale, unico nel Mediterraneo.
Le armature, gli stendardi e le danze di corte
Il primo stendardo rappresenta la flotta del comandante Marco Antonio Colonna: un panno di stoffa preziosa con lo stemma di Marino, uno scudo diviso in due, a sinistra un sole su sfondo nero con sotto le lettere A, E, M, a destra le strisce tricolori bianca, gialla e nera, il tutto avvolto da decorazioni arancioni e sormontato da una corona, con la scritta «Arte e Costume Marinesi».
Altri stendardi sono dei musici e sbandieratori dell'Associazione Marduk di Rometta, del corteo storico Carlo V di Nicosia, della Compagnia d'armi rinascimentale della stella e dell'Associazione culturale Sicuralagonensia di Randazzo. I Cavaglieri del Drago di Castelfranco Veneto portano tre bandiere della Repubblica Veneziana: il vessillo storico ufficiale, dove il leone alato tiene una zampa sul mare e l'altra sulla terra a simboleggiare il duplice dominio sullo Stato del Mare e sui domini di Terraferma; una divisa in quattro quarti, con l'aquila nera su fondo bianco e le strisce verticali rosse e gialle; e una rettangolare bianca con le fiamme incrociate rosse. Sfilano anche la bandiera del Vaticano, con le chiavi di San Pietro, una d'oro e l'altra d'argento, legate da un cordone rosso, e le due bandiere dell'Ordine di Malta.
I tamburi e le chiarine li suona il gruppo di Rometta. Il tamburo ha una cassa di legno equipaggiata con una pelle apposita, è rosso con fiamme gialle e porta al centro lo stemma del gruppo, un'aquila nera che stringe uno scudo con tre torri, e si suona con le bacchette di legno pieno; la chiarina è in ottone, una specie di tromba allungata a un pistone. Le armature dei cavalieri della Stella sono di ferro, con pettorale ed elmo conico tenuto fermo da una cintura di cuoio, e le realizza il presidente dell'associazione, il Cav. Giuseppe Amato; alcuni soldati della fanteria portano spade, coltelli e moschetto, e lance lunghe quasi due metri, con il manico di legno ricoperto di tessuto rosso e una lama d'acciaio a sezione romboidale, affilata su entrambi i lati. Don Giovanni d'Austria e Marco Antonio Colonna indossano un pettorale in acciaio nero decorato con strisce in oro e il morione, l'elmetto con la testa a barca.
Gli abiti sono ricostruiti sulla ricerca storica, e la maggior parte li hanno realizzati Ignazio Rondone e la sarta messinese Rita Serafini, con la tela di cavallo, la tela normale e una tela adesiva, e fra fodera e tela uno strato di tessuto pesantissimo con una retina metallica.
Quello di Don Giovanni è una giacca a maniche lunghe rossa e nera, decorata sul davanti con un motivo floreale, con pantaloni di seta e cotone a strisce verticali rosse e nere, calzamaglia fino alle ginocchia negli stessi colori, calze bianche, scarpe nere, il manto di velluto nero fuori e rosso dentro, e al collo una catena d'oro che tiene un'aquila bicefala, simbolo imperiale. L'abito di Marcantonio Colonna è delle costumiste dell'associazione Arte e Costumi Marinesi: giacca nera foderata in tessuto pregiato decorato da fili color oro, pantaloni uguali, calzamaglia nera con stivali, armatura di metallo dipinto di nero con strisce in oro ed elmo con una piuma di struzzo.
Le danze rinascimentali hanno preso qualche spunto dal trattato Il Ballarino di Fabritio Caroso Da Semoneta: è una danza di corte che ebbe il suo periodo di splendore durante il Cinquecento, una sorta di passeggiata cerimoniale nella quale le coppie sfilano per sfoggiare i sontuosi abiti, le acconciature e i gioielli. La seconda danza si chiama Schirazula marazula, un ballo tipico del Friuli, con origini medievali.
Come arrivare alla festa
Partecipare allo Spettacolare Sbarco di Don Giovanni d'Austria a Messina è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Messina Centrale a un passo dal centro, 1,2 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Messina Boccetta, e da lì restano 1,4 chilometri e 2 minuti.
Nello stesso periodo, poco lontano
Nella stessa provincia, altre feste da mettere in calendario.
- Passeggiata dei Giganti a Messina — agosto
- La cavalcata dei Cavalieri della Stella a Messina — gennaio
- Vara di Messina — agosto