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Rievocazione della Battaglia di Milazzo 2027 e il cammino alla Villa Alba

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La Rievocazione della Battaglia di Milazzo si tiene a luglio a Milazzo, in provincia di Messina, in Sicilia, e non è una messinscena ma una camminata guidata tra i luoghi della battaglia del 20 luglio 1860, con partenza da via Palmara 44, a San Pietro di Milazzo, davanti a Villa Alba. U Palugiaru è il grande albero sotto il quale trovarono rifugio i garibaldini feriti durante i combattimenti, e tradizionalmente lo si colloca lungo l'odierna via Palmara. L'iniziativa è promossa da Italia Nostra – Sezione di Milazzo e ASD AMA – Camminare in Sicilia.

Camminare dove si combatté

Si tiene una camminata guidata tra i luoghi della battaglia, con partenza da via Palmara 44, a San Pietro di Milazzo, davanti a Villa Alba.

Dopo il cammino gli storici Girolamo Fuduli e Fabio Milazzo raccontano gli avvenimenti del 20 luglio 1860.

A promuovere l'iniziativa sono due associazioni, Italia Nostra – Sezione di Milazzo e ASD AMA – Camminare in Sicilia.

La battaglia di Milazzo è una delle pagine più importanti del Risorgimento siciliano.

Seimila camicie rosse contro tremilaquattrocento

La battaglia di Milazzo fu combattuta fra il 17 e il 24 luglio 1860 nei dintorni e nella città di Milazzo, quando i Mille di Giuseppe Garibaldi, insieme ai volontari sbarcati dopo — principalmente la Spedizione Medici — formarono il primo nucleo dell'Esercito meridionale.

Le forze impiegate nello scontro ammontavano a circa 10.000 uomini, dei quali oltre 6.000 erano i garibaldini, mentre i soldati napoletani erano 3.400, e «gli storici riportano anche altre consistenze degli schieramenti».

Le forze borboniche, inviate da Messina a difendere la fortezza e la sua piccola guarnigione, erano composte da tre battaglioni di Cacciatori a piedi, uno squadrone di Cacciatori a cavallo e una batteria di artiglieria da montagna, guidati «dall'abile colonnello Ferdinando Beneventano del Bosco».

Lo schieramento garibaldino era più consistente, forte delle 8.000 carabine a canna rigata e delle 400.000 cartucce arrivate dal Piemonte, e Garibaldi disponeva anche di due navi con complessivi 18 cannoni del tardo Settecento, dal tiro corto, del modello Carronata.

I quattro cannoni dietro i muri a secco

Garibaldi decise di attaccare lo schieramento borbonico, disposto su due linee, con una massiccia colonna centrale, preceduta da due attacchi laterali contemporanei, in modo da creare un utile diversivo; le colonne erano agli ordini dei colonnelli Simonetta e Malenchini, mentre altri volontari con Fabrizi sorvegliavano lo stradale di Messina.

Gli attacchi si susseguirono per oltre sei ore, nelle quali gli schieramenti contrapposti dimostrarono «una combattività eccezionale», galvanizzati dai due comandanti in capo che guidavano personalmente le azioni, «entrambi continuamente presenti nella prima linea».

Decisivi furono gli scontri nella zona dei Mulini e della Tonnara, dove l'avanzata dei volontari si fermò davanti a una postazione di cannoni: quattro armi pesanti, terrore della fanteria, erano ottimamente mimetizzate dietro alcuni muri a secco, dai quali sparavano attraverso delle feritoie.

Oltre agli otto cannoni della batteria da montagna, i borbonici disponevano dei quaranta cannoni stanziati sulle mura del Castello, che provocarono molte perdite fra i garibaldini, costretti ad attaccare avversari ben riparati.

Garibaldi disarcionato, e la sciabolata schivata

L'improvviso attacco di un drappello della cavalleria borbonica rischiò di travolgere lo stesso Garibaldi, ferito da un proiettile sotto il piede, che aveva strappato la suola e la staffa, costringendolo ad abbandonare il cavallo ferito, con il revolver rimasto nella sacca della sella.

I garibaldini presenti si posero a difesa del comandante per dargli modo di mettersi al sicuro, ma egli si gettò nella mischia e, disarcionato, venne fortunosamente salvato dal provvido intervento di Giuseppe Missori, insieme a Statella.

Il generale si ritrovò poi ad affrontare una temibile carica borbonica guidata dal capitano Giuliani, che tentò di colpirlo con una sciabolata — «però l'eroe di Nizza si scansò e con la punta della sua lama tagliò la gola al nemico».

Alcuni garibaldini fecero da scudo umano per proteggere un prezioso cannone appena conquistato.

Il piroscafo che decise la giornata

Il provvidenziale arrivo del piroscafo Tüköry, con un battaglione di volontari, decise le sorti del combattimento, e Garibaldi lo raggiunse su una barca e lo spinse a tutta velocità contro la spiaggia, «producendo un allarme nei difensori».

La corvetta, subito ceduta alle forze garibaldine e rinominata «Tukory», era armata con dieci potenti cannoni che, diretti personalmente da Garibaldi, presero a martellare incessantemente l'ala sinistra delle forze borboniche, impedendo ogni contrattacco e costringendole a ritirarsi nella cittadella fortificata.

Medici ne approfittò, forzando l'attenuata resistenza sulla destra, ed entrò in Milazzo.

Pane e cipolla sulla scalinata

Sotto un sole cocente, dopo alcune ore di attesa per paura di imboscate, Garibaldi entrò a Milazzo, accolto dalla folla festante riunitasi a Piazza Caio Duilio, e «la festa proseguì fino a notte inoltrata, con bevute e canti per le strade».

Alla chiesa di Santa Maria Maggiore si lega un racconto minuto: si narra che l'eroe dei due mondi si fermò a riposare e a mangiare pane e cipolla, addormentandosi stremato, sulla scalinata della chiesa.

Il 21 luglio gli scontri continuarono in tono minore, mentre il colonnello Bosco si era barricato nel Castello rifiutando la resa, alla quale fu costretto il 22 luglio, dopo l'arrivo di altre navi a rinforzo; pressato dal generale Anzani, giunto nel porto con una fregata napoletana, finì per accettare la capitolazione. Il 25 luglio anche i reparti guidati dai colonnelli Pironti e del Bosco si imbarcarono per Napoli, lasciando Milazzo in mano garibaldina.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la Rievocazione della Battaglia a Milazzo richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Milazzo, a 4,3 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Milazzo Isole Eolie, e il tragitto è di 6,8 chilometri per 8 minuti di guida.

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