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Vara di Messina 2027 - Le corde tagliate a fine corsa e la grazia al condannato a morte
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.
La Vara di Messina è un grande carro votivo dedicato alla Madonna Assunta, portato in processione il 15 agosto di ogni anno per le vie di Messina, in Sicilia. La macchina — una struttura piramidale alta 13,50 metri e pesante circa 8 tonnellate, con i cieli, gli angeli e gli apostoli che si muovono su piani rotanti — viene trascinata a mano da tiratori a piedi nudi lungo via Garibaldi e via I Settembre, fino a piazza Duomo. Le due gomene di canapa sono lunghe fino a 120 metri ciascuna, e alla fine della corsa vengono tagliate.
Coltelli e forbici in piazza Duomo
Un'antichissima credenza popolare vuole che le corde della Vara posseggano proprietà magiche e taumaturgiche, e per questo, alla fine della processione, il carro è letteralmente assaltato da popolani che, armati di forbici e coltelli, sezionano pezzi di corda da portare a casa, dove poi vengono collocati sotto il materasso, o appesi nei vari ambienti per allontanare la negatività.
Le gomene sono in canapa, lunghe fino a 120 metri ciascuna, con un diametro di 5 centimetri.
La bambina che salvava un uomo
Nel periodo a cavallo tra il 1747-1773, sotto i mandati dei viceré di Sicilia Eustachio di Laviefuille e Giovanni Fogliani Sforza d'Aragona, fu rispettata un'antica consuetudine: la bambina che ricopriva il ruolo della Madonna godeva della prerogativa di concedere la grazia a un condannato a morte.
Allora in cima alla Vara non c'era un simulacro: inizialmente, tra i piani mobili e rotanti, si collocavano figuranti e bambini in veste di angeli, assicurati alle strutture mobili.
Orfani e figli di carcerati, imbragati ai meccanismi
Fino al 1866 gli angioletti, apostoli, arcangeli, cherubini e allegorie della Vara erano impersonati da bambini, fanciulli (spesso orfani degli istituti messinesi o figli di carcerati), opportunamente imbragati ai vari meccanismi, mentre la Madonna in cima alla Vara era impersonata da una ragazza vergine, scelta per sorteggio. Il Padre Eterno era impersonato da un uomo maturo.
La figurante era solita recitare versi e impartire benedizioni itineranti presso le case dei ceti più abbienti, rimediando doni, al punto da costituire dote matrimoniale. Poi solo nel 1866 si è provveduto a diminuire l'altezza della Vara e sostituire i figuranti con simulacri in cartapesta.
Quando in cima c'era l'imperatore
L'utilizzo come carro trionfale per uso profano risale al 21 ottobre 1535, in onore dell'imperatore Carlo V, di passaggio in Sicilia dopo la conquista di Tunisi: la macchina, opportunamente modificata in cima, al posto della figura del Padre Eterno che sorregge la Vergine Maria, presentava la statua raffigurante l'imperatore con le insegne della vittoria in mano, con una Vittoria alata e un ramo d'alloro al posto dell'Anima.
Fu ammirata da Don Giovanni d'Austria nel 1571, di ritorno dalla battaglia di Lepanto, descritta dal pittore francese Jean Laurent Houel nel 1776 e dal capitano britannico William Henry Smyth nel 1824. Già nel 1591 il giurista Giuseppe Carnevale la definiva, per altezza, grandezza e maestria costruttiva, tra le cose più belle e sontuose al mondo. Dal 1720 l'evento processionale è spostato dal 14 al 15 agosto. Durante le manifestazioni delle annate della seconda guerra mondiale, per voto, furono principalmente le donne messinesi a tirare i canapi.
Timonieri, capicorda, vogatori
Il vocabolario di questa festa viene dal porto. I termini del linguaggio marinaro tipici della città portuale entrano di diritto nella definizione di attività e figure essenziali nella manovra e nel funzionamento della macchina: alle gomene, al timone, al timoniere e al capotimoniere si affiancano i capicorda, i vogatori, i macchinisti — addetti all'azione manuale delle parti mobili, raggiere e sfera con lo zodiaco — e il comandante.
L'itinerario attuale si dipana da piazza Ettore Castronovo, estremità settentrionale di via Garibaldi, scavalcando il viale Giostra. Il capotimoniere dirige dalla piattaforma, coadiuvato da segnalatori visivi (tramite sventolio di bandiere) e acustici (fischietti e campanelli), mentre una struttura a telaio rimovibile permette la dislocazione di decine di timonieri, che hanno il compito di mantenere in asse il mezzo in movimento.
Il primo strappo
La mattina di Ferragosto è effettuato il montaggio delle gomene al «cippo» della Vara, la bagnatura e lo srotolamento delle stesse, e colpi di cannone dalla stele della Madonna della Lettera annunciano la Messa Pontificale in cattedrale.
Nel primo pomeriggio comincia l'assembramento di centinaia di devoti tiratori a piedi nudi, che oggi indossano semplicemente capi di colore bianco, cintola o fascia celeste, colori tipici dell'iconografia mariana, con asciugamani per tergere il sudore causato dalla calura estiva e dall'alta umidità determinata dall'evaporazione dell'acqua versata sul selciato. Poi uno scoppio di mortaretti segnala i botti dell'imminente partenza, evento salutato dal lancio di cartoncini colorati: le corde si tendono, i corpi si incurvano, e superato l'attrito iniziale, con i primi impercettibili avanzamenti, si delinea il primo strappo o scasata. La macchina scivola sull'asfalto per il lungo tratto adiacente alla Marina, poi sul basolato lavico, superfici rese scorrevoli (e raffreddate) dai getti d'acqua predisposti col passaggio di autobotti.
La girata
Tra i momenti più seguiti e suggestivi c'è la cosiddetta «girata», cioè il momento in cui la Vara si immette da via Garibaldi in via I Settembre per la meta conclusiva di Piazza Duomo.
L'operazione è lenta e laboriosa: consiste nel dispiegamento e riposizionamento dei due canapi, con conseguente trasferimento delle migliaia di devoti addetti al traino. Prima ci sono state le soste: a piazza Filippo Juvarra, davanti al Palazzo della Prefettura alle spalle della Fontana del Nettuno, all'incrocio con via Boccetta per i fuochi pirotecnici alla Stele della Madonna della Lettera, e davanti a Palazzo Zanca, sede del Municipio, dove stazionano i Giganti: due statue colossali in cartapesta a cavallo che raffigurano la messinese Mata e il moro Grifone, i leggendari fondatori della città, detti «u giganti e a gigantissa». Nei giorni che precedono l'uscita della Vara i due Giganti e il Cammello — che ricorda l'ingresso trionfale a Messina del normanno Conte Ruggero I d'Altavilla, avvenuto secondo la tradizione a dorso di cammello — sfilano in processione festante con numerosi gruppi folkloristici. Dopo la Girata resta la fermata al Palazzo Arcivescovile per la preghiera alla Patrona, e poi la Vara incede lentamente per posizionarsi davanti all'ingresso della cattedrale per i riti conclusivi e il taglio dei canapi.
Una piramide che gira su se stessa
In latino una vara era un carro d'assedio in legno, all'interno del quale i soldati che lo guidavano erano nascosti e protetti da eventuali attacchi esterni; nel corso della storia il termine arrivò in siciliano antico a indicare un lettino portato a spalla, circondato da cortine, che proteggeva il corpo di una persona nobile, inferma o defunta. La Vara è una rappresentazione plastica della Legenda Aurea, scritta nel XIII secolo dal frate domenicano Jacobo da Voragine, e per questo la Vergine è rappresentata due volte: la sua anima, detta Alma Maria, si trova in cima alla macchina, condotta in cielo dal figlio, mentre il suo corpo dormiente giace nella parte bassa in un'urna di cristallo, circondato dai dodici apostoli disposti a semicerchio.
In mezzo ci sono i cieli, disposti secondo la concezione tolemaica: Sole, Luna, l'emisfero celeste trapunto di stelle, pianeti, astri, costellazioni, lo zodiaco, putti, e le nove schiere angeliche — Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virtù, Potestà, Principati, Arcangeli, Angeli. Dentro, una serie di ingranaggi azionati manualmente determinano il movimento rotatorio, in senso orizzontale e verticale, di tutti i personaggi: una sfera girevole fa ruotare sei angioletti, e l'ultima piattaforma gira in senso inverso al globo sottostante.
Per questo, avvertiva una descrizione d'epoca, la Bara va veduta mentre è in movimento: ferma, non vi dà più che una pallida idea di sé stessa.
Come arrivare alla festa
Farsi avvolgere dalle atmosfere della festa, a Messina, è alla portata di tutti. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Messina Centrale è a 1,2 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Messina Boccetta: da lì bastano 2 minuti di guida (1,4 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Eventi nei dintorni
Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.
- Passeggiata dei Giganti a Messina — agosto
- Lo Spettacolare Sbarco di Don Giovanni d'Austria a Messina — agosto
- La cavalcata dei Cavalieri della Stella a Messina — gennaio