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Rievocazione delle Cinque Giornate a Milano con i figuranti e le armi dell'epoca 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: orizzontescuola.it, letta il 19/09/2026.
La Rievocazione delle Cinque Giornate si tiene a Milano dal 18 al 22 marzo, per l'anniversario dell'insurrezione popolare del marzo 1848 contro la dominazione austroungarica. Il momento più spettacolare è la rievocazione storica al Parco Formentano, in largo Marinai d'Italia, dove circa settanta figuranti in costume ingaggiano una battaglia con armi originali e riproduzioni caricate a salve. Il programma è a cura del Comune di Milano con il Municipio 4 e le associazioni storiche.
Settanta figuranti al Parco Formentano
Il fumo dei cannoni, le divise d'epoca e il clangore delle armi riportano Milano indietro nel tempo, al marzo 1848, e largo Marinai d'Italia si trasforma in un campo di battaglia a cielo aperto per rivivere i momenti cruciali della rivolta che segnò la liberazione della città dal dominio austriaco.
I numeri e gli attrezzi sono quelli veri: i circa settanta figuranti ingaggiano una battaglia con armi originali e riproduzioni caricate a salve, e la rievocazione è curata nei minimi dettagli dal Battaglione Estense Aps e dall'Associazione Napoleonica d'Italia, che hanno schierato reparti di fanteria dotati di fucili e artiglieria pesante dell'epoca. Accompagna la Civica Orchestra di Fiati del Comune di Milano, che suona musiche tradizionali del periodo e non solo.
Il rifiuto del 21 marzo
Il gran rifiuto: la messa in scena del 21 marzo, quando il maresciallo Radetzky propose una tregua ai ribelli, proposta rispedita al mittente dai patrioti milanesi decisi a ottenere la libertà totale. In scena il rifiuto ha due nomi: il rifiuto alla tregua da parte del governo provvisorio milanese nelle figure di Gabrio Casati e Carlo Cattaneo.
Poi vengono l'assalto e la fine: e ancora l'assalto a Porta Tosa (oggi Porta Vittoria), la simulazione della carica finale che costrinse le truppe austroungariche alla ritirata, e la liberazione finale, la cacciata definitiva degli occupanti dalla città, atto simbolico che diede il via al Risorgimento italiano.
La scelta del luogo non è casuale: a Porta Tosa si è conclusa l'insurrezione contro il dominio austriaco il 22 marzo 1848, e nel municipio 4 si vuole festeggiare la ricorrenza nei luoghi che sono stati la scena dell'insurrezione.
Cominciò smettendo di fumare
Prima delle barricate ci fu una forma di protesta che non sparava.
Nei primi giorni del gennaio 1848, per protestare contro l'amministrazione austriaca, i milanesi decisero di non fumare più, volendo in tal modo colpire le entrate erariali provenienti dalla tassa sul tabacco. La risposta fu di piazza: i soldati furono anche provvisti di abbondanti razioni di acquavite e negli alterchi con i cittadini non esitarono a usare le daghe.
Poi arrivò la notizia da fuori: fra il 16 e il 17 marzo 1848 a Milano si diffuse la notizia dei moti rivoluzionari scoppiati in Francia, Austria, Ungheria, Boemia e Croazia, e la città insorse. Le Cinque giornate di Milano (in milanese Cinch Giornad) sono state un'insurrezione avvenuta tra il 18 e il 22 marzo 1848 nell'allora capitale del Regno Lombardo-Veneto, che portò alla temporanea liberazione della città dal dominio austriaco. Non fu un fatto isolato: fu uno dei moti liberal-nazionali europei del 1848-1849, nonché uno degli episodi della storia risorgimentale italiana del XIX secolo, preludio all'inizio della prima guerra d'indipendenza italiana.
Mongolfiere, astronomi e i Martinitt
Le strade vennero dissestate e cosparse di ferri e vetri per rendere impossibile l'azione della cavalleria. E poi: la resistenza fu organizzata costruendo mongolfiere per poter inviare in tutta sicurezza messaggi fuori le mura; agli astronomi fu detto di sorvegliare il nemico da torri e campanili, gli impiegati del catasto e gli ingegneri vennero consultati per sapere come meglio muoversi in città, e divennero famosi i Martinitt («piccoli martini», dal nome dell'orfanotrofio in cui vivevano), che funsero da staffette portaordini.
Anche i campanili servivano: uno dei luoghi visitabili è quello la cui antica torre campanaria fungeva da strategico punto di avvistamento per gli insorti.
Un calzolaio e un garzone di diciassette anni
Il 21 marzo il calzolaio Pasquale Sottocorno riuscì a incendiare la porta del palazzo del Genio in via Monte di Pietà, permettendo ai milanesi guidati da Luciano Manara, Enrico Dandolo ed Emilio Morosini di impossessarsi della struttura.
L'altro gesto è sulle rovine di Porta Tosa: la porta fu conquistata a notte fonda sotto la luce degli incendi che divampavano nelle case adiacenti, e la bandiera tricolore fu issata sulle rovine della porta da Francesco Pirovano, un garzone di panetteria di diciassette anni. La conquista di Porta Tosa segnò la vittoria della rivolta.
Il riconoscimento arrivò subito: terminati i combattimenti, il 6 aprile la cacciata degli austriaci fu celebrata con un «Te Deum» solenne celebrato nel Duomo, e in prima fila, assieme alle autorità cittadine, due posti furono riservati alla patriota Luisa Battistotti Sassi e a Pasquale Sottocorno, distintisi nei combattimenti.
Le ossa sotto il monumento
Una volta terminati gli scontri, i corpi dei caduti vennero tutti inumati presso la cripta della chiesa della Beata Vergine Annunciata, adiacente all'Ospedale Maggiore, dove rimasero fino al 1895, e in seguito i resti vennero traslati e inumati in forma definitiva in un ossario realizzato sotto il Monumento alle Cinque Giornate.
La commemorazione ha cambiato indirizzo una volta sola: dal 1860 si tenne presso la Colonna del Verziere, che fu rinominata Colonna della Vittoria, e nel 1861 furono aggiunte alla colonna le targhe in bronzo con i nomi di 352 caduti. Poi dal 1895 la commemorazione si tenne presso il Monumento alle Cinque Giornate, realizzato dallo scultore Giuseppe Grandi e posto presso Porta Vittoria; nella cripta al di sotto del monumento furono poste le ossa dei caduti.
Oggi le celebrazioni si aprono lì: la cerimonia ufficiale al Monumento alle Cinque Giornate, l'opera di Giuseppe Grandi inaugurata nel 1895 in piazza Cinque Giornate. Una delle edizioni ha però scelto un altro luogo: la commemorazione ufficiale si è svolta dove un tempo sorgeva la grande campana del Comune, che suonò a stormo chiamando il popolo milanese alle barricate, e che cent'anni dopo fu scelto per ricordare i nomi dei Caduti per la Libertà, al termine della Resistenza.
Il Primo Tricolore ai cadetti della Teulié
C'è un passaggio della cerimonia che riguarda dei ragazzi in divisa.
Durante la cerimonia, come da tradizione, il Primo Tricolore viene consegnato simbolicamente ai cadetti della Scuola Militare Teulié, in ricordo della loro partecipazione alle giornate del 1848, e i cadetti della Teulié accompagnano il pubblico tra le preziose fonti storiche. Alla scuola sono dedicati un approfondimento storico sul ruolo degli allievi dell'epoca nelle battaglie del 1848 e l'esposizione straordinaria del Primo Tricolore delle Cinque Giornate.
Quel che la città ottenne vale la prima delle sue decorazioni: l'insurrezione popolare del 1848 valse alla città la sua prima Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Quattordici luoghi in cinque giorni
Attorno alla rievocazione, per tutta la settimana, la città apre i suoi archivi.
Il programma coinvolge quattordici luoghi simbolici della città, tra cui il Monumento alle Cinque Giornate, il Museo del Risorgimento, il Cimitero Monumentale, Palazzo Morando, la GAM – Galleria d'Arte Moderna, l'Archivio di Stato, la Scuola Militare Teulié, la Chiesa di San Celso e altri spazi culturali cittadini.
Dentro ci sono visite di mezz'ora in pausa pranzo per ripercorrere gli eventi del marzo 1848 e le loro conseguenze, con particolare attenzione alla prima guerra d'indipendenza; l'esposizione straordinaria dei tre modelli preparatori del Monumento ai Caduti realizzato da Giuseppe Grandi; un percorso musicale tra le sale del museo con ascolti dal vivo che raccontano il clima sonoro dell'insurrezione, in collaborazione con l'Associazione «Le Voci della Città»; e una visita guidata che intreccia arte, letteratura e storia, con opere di Hayez, Manzoni e Cristina di Belgioioso, testimoni dell'epoca. Al Cimitero Monumentale le iniziative sono dedicate a figure come Clara Maffei e Carlo Cattaneo.
Nel Municipio 4 la giornata si apre con i saluti istituzionali del presidente Stefano Bianco, seguiti da un intervento di taglio storico su I 5 giorni che sconvolsero Milano a cura dello scrittore Giovanni Chiara e dai racconti lungo Le vie delle 5 giornate con i giornalisti di QUATTRO Maurizio Bono, Giovanni Minici e Fiorenza Auriemma.
La città che si imbandiera
Quel che accadde dopo lo dice il seguito della storia: nella terza giornata (20) si costituì un governo provvisorio; il giorno successivo (21) i milanesi conquistarono tutte le caserme e le posizioni tenute ancora dagli austriaci, e in serata iniziò la ritirata di Radetzky con le sue truppe. All'alba del 23, dopo aver aperto le porte, Milano accolse i primi volontari provenienti da Genova e Torino, e Carlo Alberto emanò il proclama in cui annunciava ai popoli della Lombardia e del Veneto che stava accorrendo con il suo esercito in appoggio agli insorti.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Rievocazione delle Cinque Giornate a Milano è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Milano Cadorna si trova a 1,7 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di San Siro dista 7,0 chilometri, cioè 10 minuti di strada.
Eventi nei dintorni
A poca distanza, altre feste che vale la pena conoscere.
- Sant'Ambrogio a Milano — dicembre
- Santi Gervasio e Protasio a Milano — giugno
- San Carlo Borromeo a Milano — novembre