Home » Folklore e Rievocazioni
Rogo della Giubiana a Cantù e il risotto alla luganega 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: madeinbrianza.it, letta il 02/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
Il Rogo della Giubiana si tiene a Cantù, in provincia di Como, l'ultimo giovedì di gennaio. Un fantoccio con le sembianze di una giovane donna — la castellana che secondo la leggenda tradì la città consegnandone le chiavi ai nemici — viene portato in corteo su un carro di legno trascinato a mano, scortato da armigeri, frati e dal boia, fino a piazza Garibaldi, dove viene letta la sentenza di condanna e viene accesa una catasta conica alta tre o quattro metri. La festa è organizzata dall'Associazione Pro Cantù dal 1905, fa parte del Registro delle Eredità Immateriali Lombarde e si chiude con il risotto con la luganega preparato dal Gruppo Alpini di Cantù.
A Cantù non è una vecchia
Diversamente dalla maggior parte delle località brianzole, che ritraggono la Giubiana come una vecchia strega che si cibava di bambini, a Cantù ha le sembianze di una bellissima fanciulla che secoli prima avrebbe tradito la città.
Secondo la tradizione, la Giubiana ha le sembianze di una donna giovane e bellissima, e l'abito è povero e rattoppato.
Le chiavi rubate all'armigero Caffurio
La sentenza che viene letta in piazza dice: «Nel nome del popolo canturino, qui cristianissimo e sovrano. Decretiamo la condanna della castellana Gioviana De Zobiis. Con sortilegio e pozione magica sottraeva le chiavi, all'armigero Caffurio, di guardia alla "Porta Ferraia" per consegnarle ai seguaci dell'Imperator inimico Federico Barbarossa e procurar stragi e rovina alla nostra amata Canturio». Segue il dispositivo: «la condanna alla pena capitale in contumacia bruciandone l'effigie in attesa della cattura».
A leggerla è l'attore Luigi Marelli della Compagnia Teatrale San Genesio, su testo di Giancarlo Montorfano. Prima della sentenza, in piazza Garibaldi viene proposta una lettura rievocativa della leggenda della Giubiana, a cura di Maria Grazia Marelli della stessa compagnia.
Chi aprì la porta, e a chi
Durante la decennale guerra tra Como e Milano (1118-1127) Cantù, alleata della capitale ambrosiana, resisteva fieramente all'assedio dei Comaschi. Una notte bussò alle porte della città una fanciulla dall'aspetto celestiale che chiedeva asilo. Le porte le furono aperte e le fu concessa ospitalità. Ma la giovane si impossessò delle chiavi della città e le consegnò ai nemici. Cantù cadde sotto il fuoco comasco. In seguito però Milano vinse la guerra e i canturini poterono attuare la loro vendetta, catturando la traditrice e condannandola al rogo.
Un'altra versione racconta che la notte di un giovedì di gennaio bussò a uno degli ingressi del borgo di Canturio una bellissima donna. Padre Lorenzo, scambiando la giovane ragazza con la Madonna, aprì inconsciamente la porta della città. Il frate rimase esterrefatto dai suoi occhi, mentre la giovane lo ipnotizzò fissandolo nelle pupille. Lei gli ordinò: «Dammi le chiavi della città». Conquistate le chiavi, la donna poté così aprire i pesanti battenti della porta ai Visconti, che si insediarono immobilizzando le guardie nelle varie torri.
Si tratta soltanto di una leggenda, completamente avulsa dalla realtà storica, anche se la manifestazione nel suo complesso non manca di una sua originalità rispetto ai ben noti esempi di folclore lombardo dello stesso periodo diffusi in vari centri, come i falò di Sant'Antonio.
Il risotto che uccise la strega
Nel racconto popolare diffuso in Brianza la Giubiana era una vecchia strega, magra, con le gambe molto lunghe e le calze rosse. L'ultimo giovedì di gennaio era solita andare alla ricerca di qualche bambino da mangiare. Viveva nei boschi e grazie alle sue lunghe gambe non metteva mai piede a terra, ma si spostava di albero in albero.
Una madre le tese una trappola: preparò una gran pentola piena di risotto giallo (zafferano) con la luganega (salsiccia), e lo mise sul davanzale della finestra. Il profumo era delizioso, e la Giubiana quando lo sentì corse con la sua scopa verso la pentola e cominciò a mangiare il risotto. Il risotto era abbondante e così buono che la Giubiana non si accorse che il tempo stava passando e stava per arrivare il sole. Il sole uccide le streghe, e così successe: il bambino fu salvo.
Fu così che, per ricordare quella vicenda, a fine gennaio si prepara il risotto con la luganega e si brucia il fantoccio. Una versione più orrida vede invece la madre preparare una bambola di spilli, che mette nel letto al posto della figlia: la Giubiana si precipita a mangiare la bimba, finendo così squartata dall'interno.
Il corteo, il boia e la campanella
Il fantoccio viene caricato su un carro di legno trascinato a mano e scortato dal corteo in costume: in testa un gruppo di suonatori di tamburo, seguito da frati e armigeri incappucciati e nerovestiti e dai cortigiani. La marcia è lenta, al ritmo dei tamburi che preannunciano l'esecuzione capitale.
Il passaggio del boia, vestito con un saio nero e un cappuccio appuntito che lascia spazio solo per gli occhi, precede l'arrivo della condannata a morte. Marcia lentamente, accompagnato dai rintocchi lugubri di una campanella, con in mano un'ascia e disegnato sull'abito un teschio bianco. Accanto a lui altre due figure incappucciate, una delle quali porta una spessa corda.
Il carro della Giubiana viene trasportato da un gruppo di armigeri, e chiude il corteo un gruppo folkloristico di suonatori di flauto di Pan, I Fregamüsun. Durante il corteo, che percorre le strade adiacenti a piazza Garibaldi, viene data lettura della pubblica condanna.
Da Villa Calvi a piazza Garibaldi
Il corteo storico parte dal parco Martiri delle Foibe, a Villa Calvi, attraversa le vie del centro — piazza Fiume, via Cavour e via Matteotti — e raggiunge piazza Garibaldi, la piazza principale di Cantù, dove è predisposta la catasta per il falò. La sfilata è curata dal gruppo di rievocazione coordinato da Luisella Arrighi e Serena Azzini ed è accompagnata dai tamburini del Corpo Musicale La Cattolica.
Nei giorni che precedono la festa il fantoccio viene esposto nelle vetrine di Villa Calvi: la tradizione vuole infatti che la giovane, diventata strega e poi nemica, venga esposta a un moderno pubblico che la schernisce chiassosamente.
Una catasta conica di quattro metri
Al centro della piazza, dove si trova il municipio, è predisposta la catasta per il rogo, alta tre, quattro metri e perfettamente conica.
All'arrivo del corteo, il fantoccio della Giubiana viene collocato con una scala in cima alla catasta e viene inserita una torcia all'interno del cono di fascine. Altri gruppi di persone danno fuoco, con altre torce, alla massa di ramaglie poste alla base della catasta, che presa dai nidi di fuoco e dalle fiamme comincia ad ardere. Il manichino viene arso sulla pira alla presenza del popolo e delle autorità.
Come brucia, così sarà l'annata
Dalle faville, dal fuoco e dall'andamento delle fiamme si intravedono e si leggono i segni di buono o cattivo auspicio. Se il manichino brucia completamente significa che sarà una buona annata.
Conta anche la velocità: cinque minuti di fuoco sono un presagio favorevole per una buona annata.
Si guarda infine da che parte cade: i canturini stanno col naso all'insù a vedere dove cadrà il fantoccio, perché la tradizione sostiene che una caduta a destra porterà fortuna per tutto l'anno, mentre quella a sinistra è considerata un presagio di sfortuna.
L'ultimo giovedì di gennaio
L'ultimo giovedì di gennaio, nella piazza principale di Cantù, vengono accesi fasci di legna e paglia per bruciare il fantoccio della Giubiana, un grande fantoccio di paglia vestito di stracci.
Nel periodo più freddo dell'anno, a fine gennaio, era usanza bruciare simbolicamente il vecchio anno, per augurarsi che l'anno nuovo fosse più propizio e ricco di nuovi raccolti e di molti frutti. L'elemento più caratterizzante della festa è rimasto il grande falò, che ancor oggi è percepito da tutti come un simbolo di rinnovamento e di ripartenza del nuovo anno.
L'assessore alla Cultura lo dice così: «Per la nostra città si tratta di una tradizione importante e sentita. Ancora una volta, l'ultimo giovedì di gennaio, ripeteremo questo rito collettivo».
Da dove viene quel nome
Incerta è l'origine del nome Giubiana. Una derivazione lo fa risalire al culto della divinità di Giunone; l'altra lo ricollega a Giove, e quindi a giovedì, da cui l'aggettivo Giovia e poi Giobia, che indica le feste contadine di inizio anno per propiziare le forze della natura che, secondo la credenza popolare, condizionano l'andamento dei raccolti.
Anche il rogo della strega ha, sul territorio brianzolo, significati diversi: per qualcuno rappresenta la brutta stagione, per altri è il simbolo del freddo e del gelo dell'inverno che se ne stanno andando, altri ancora vi riconoscono la castellana traditrice della città, altri il simbolo di divinità pagane o semplicemente qualcosa di negativo che si cerca di scacciare cancellandolo nel fuoco.
Le ipotesi sulle origini del rito sono diverse. La prima è un'interpretazione «politica», che vede nell'evento una manifestazione del conflitto tra popolo e tiranno maturato nel secolo dei lumi. La seconda guarda ai tempi dell'inquisizione e della caccia alle streghe. La terza si spinge fino al I secolo d.C. e attribuisce l'evento a residui di riti celtici, quando fantocci e manichini di vimini intrecciati erano dati alle fiamme dai sacerdoti druidici per propiziarsi il favore degli dei in battaglia o per ottenere benevoli influssi nelle stagioni della semina e dei raccolti. La quarta lo fa risalire ai sacerdoti cristiani che nel IV secolo d.C. bruciavano simbolicamente le divinità pagane.
La Pro Cantù dal 1905
L'Associazione Pro Cantù è responsabile dell'organizzazione della festa dal 1905. L'Associazione costituisce la memoria storica vivente dell'evento e assolve alla trasmissione dei saperi per le nuove generazioni, indicando le modalità di svolgimento della festa stessa.
La Pro Cantù organizza e sostiene la festa della Giubiana, provvedendo, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale, all'organizzazione della festa in tutte le sue parti: preparazione della catasta per il falò, organizzazione del corteo storico, spettacolo pirotecnico, preparazione del piatto tradizionale distribuito attraverso gli stand. L'iniziativa è organizzata dalla Pro Loco Per Cantù in collaborazione e con il contributo del Comune di Cantù.
Ogni anno la classe '55 di Cantù ha il compito di organizzare e mettere in scena il corteo storico dell'evento. Al corteo partecipa anche l'Associazione Gruppo Folkloristico Natale Brambilla, I Fregamüsun.
La Giubiana di Cantù fa parte del R.E.I.L. (Registro delle Eredità Immateriali Lombarde), progetto di valorizzazione, salvaguardia e promozione dei beni immateriali, saperi tradizionali e pratiche rituali della Regione Lombardia. È diventata una sorta di rito celebrativo dell'identità e dell'orgoglio cittadini.
Il risotto degli Alpini, a offerta libera
Il risotto con luganega e il vin brulé sono preparati dal Gruppo Alpini di Cantù e proposti a offerta libera. Attorno ci sono le bancarelle di dolciumi, frittelle e bibite.
Il legame fra il piatto e la storia è dichiarato: elemento costante in tutte le manifestazioni è il consumo del risotto allo zafferano con salsiccia (lügànega), ricetta brianzola che per la tradizione fu il tranello escogitato per trattenere la strega e indurla a mangiare finché i primi raggi del sole ne bruciassero il corpo legnoso.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Cantù è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Cantù si trova a 2,6 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Lentate sul Seveso Nord dista 7,3 chilometri, cioè 7 minuti di strada.
Nello stesso periodo, poco lontano
Nella stessa provincia, altre feste da mettere in calendario.
- Incendio dell'Isola Comacina a Tremezzina — giugno
- Presepe Vivente a San Bartolomeo Val Cavargna — dicembre
- San Remigio a Beregazzo con Figliaro — settembre