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In Secula a Gandino 2027 - Il ceffone ai cinque ragazzini perché ricordassero il giorno della libertà
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.
In Secula si tiene a Gandino, in provincia di Bergamo, all'inizio di luglio e solo nelle annate dispari. È una rievocazione storica che ogni volta mette in scena un avvenimento diverso del passato del paese: un corteo attraversa i luoghi legati al tema scelto e arriva sul sagrato della basilica, dove va in scena una drammatizzazione teatrale di un paio d'ore. Fra gli episodi rievocati c'è il 6 luglio 1233, il giorno in cui la comunità comprò la propria libertà dalla signoria dei Ficieni di Bergamo. La manifestazione è organizzata dalla Pro Loco Gandino.
Uno schiaffo al posto di un archivio
Nel 1233 il paese comprò la propria libertà, e per conservarne memoria non ci fu soltanto la pergamena: al momento della firma, davanti alla lunga pergamena vennero condotti cinque ragazzini, che ricevettero un sonoro ceffone, affinché il ricordo di quell'evento rimanesse indelebilmente impresso nelle loro menti e potesse essere tramandato ai figli e ai figli dei loro figli.
Si è tornati al 6 luglio 1233, quando la comunità di Gandino letteralmente comprò la propria libertà con la firma dell'Atto di emancipazione dalla signoria dei Ficieni di Bergamo. I gandinesi pagarono profumatamente per ottenere i beni e i diritti detenuti da Arpinello Ficieni sul territorio.
La firma non avvenne in privato: fu una vera e propria cerimonia pubblica, sotto il portico dell'antica chiesa di Santa Maria (che lasciò poi il posto all'attuale Basilica), e per la firma fu convocato l'arengo, l'assemblea del popolo.
A rappresentare il paese c'erano tre uomini con nome e cognome: la comunità era rappresentata dai tre consoli in carica: Alberto di Pietro de Ocha, Domenico di Sivernato Zucconi e Negrobono di Lazzaro Conzali, mentre l'atto fu stilato dal notaio Alberto di Giovanni Beltrami e pubblicato dal collega Gilberto da Rovetta. Dei tre consoli, i primi due erano della contrada di Cirano e l'altro di Gandino.
Quel documento cambiò l'economia del posto: l'emancipazione aprì la comunità di Gandino ai traffici e al commercio, garantendo un relativo benessere economico.
Il feudatario che siglò con i gandinesi l'Atto del 1233 fu Arpinello Ficieni, figlio di Attone, da cui ereditò il feudo della Val Gandino nel 1226, quando ancora era minorenne (la maggiore età era a 16 anni secondo il diritto longobardo). L'atto riguardava due comunità, non una: sancì l'Emancipazione della comunità di Gandino e Cirano dalla signoria dei Ficieni di Bergamo, un atto di portata storica, perché segnò la nascita di un libero comune rurale che, svincolatosi dalle pastoie dei diritti feudali, acquistò piena capacità di agire autonomamente.
Anche il modo di chiamare a raccolta il paese è rimasto scritto, in latino e poi tradotto: il popolo fu convocato «ad tolam batutam et ad campanas sonatas», cioè con il suono delle campane e da un banditore che percuoteva una lamiera con mazza di legno.
La comunità che comprava la propria libertà era già antica di quattro secoli: il 6 luglio del 1233 l'operosa comunità della Val Seriana stipulava l'atto più importante di una storia millenaria, dato che il «vicus de Gandino» è citato nei documenti d'archivio fin dall'anno 830.
Una pergamena lunga sei metri
La pergamena è ancora oggi conservata nel Salone della Valle, la sala consiliare del Comune, ed è stata esposta proprio in occasione della rappresentazione.
Le sue misure le hanno fatto guadagnare un soprannome: l'Atto di Emancipazione è uno strumento molto complesso e notevolmente lungo: misura 6,50 metri di lunghezza e 45 centimetri di larghezza. Per questo fu ben presto soprannominato il Tavolone. Non è un foglio unico: consta di più fogli di pergamena, cuciti l'uno di seguito all'altro con cordicella di canapa.
Un secolo diverso a ogni edizione
In Secula non racconta ogni volta la stessa storia: cambia epoca, e con l'epoca cambiano costumi, percorso e scenografia. La rievocazione è legata a un avvenimento o periodo storico di Gandino che viene selezionato dal comitato organizzatore di edizione in edizione.
Si è cominciato dalla nascita del Comune; un'altra volta si sono raccontate le vicende legate al commercio della lana, rievocando eventi storici del Cinquecento e Seicento.
Poi si è risaliti all'Ottocento, con la visita del viceré del regno lombardo veneto, Giuseppe Ranieri d'Asburgo Lorena, avvenuta nel 1831, e nel 2018 si è ricordato il bicentenario della fondazione dell'Istituto delle Suore Orsoline di Gandino, del 1818: il soggetto era legato alla storia delle Suore Orsoline e del loro fondatore, don Francesco della Madonna. Anche le suore Orsoline hanno preso parte alla rappresentazione: sono entrate in scena cantando e interpretando le prime diciannove suore che aderirono all'ordine.
Un'altra edizione ha ricreato l'atmosfera del 1575, anno in cui si svolse a Gandino la Visita Pastorale di San Carlo Borromeo, con l'allestimento della rievocazione della firma dei decreti cardinalizi. In un altro anno è tornata la sfarzosa cerimonia dell'investitura a barone dell'impero di Gian Andrea Giovanelli e del nipote Gian Carlo, che aveva dieci anni, nel 1659, divisa in due parti: la cerimonia a Vienna e poi il ritorno a Gandino, con il tributo di onori e festeggiamenti da parte dei concittadini. Per quella serata «In Secula» ha riproposto i fasti del palazzo imperiale di Vienna, con la sua corte di ministri, cancellieri, astronomi, dame e dottori.
C'è stata anche una storia privata: la rievocazione storica del matrimonio, tenutosi a Gandino nella seconda metà del Cinquecento, tra Giulia Giovannelli (appartenente al più importante e ricco casato della Gandino cinquecentesca) e Nicola Castelli, con una sfilata in costume fra cavalieri, carrozze, saltimbanchi e mangiafuoco.
La struttura della serata è sempre la stessa, qualunque sia il secolo scelto: ogni edizione si compone di un corteo storico che attraversa determinati luoghi del paese che sono collegati al tema storico prescelto fino ad arrivare al sagrato della basilica, dove va in scena una drammatizzazione teatrale della durata di un paio d'ore con contenuti musicali, di danza e intrattenimento artistico.
Il palcoscenico è il sagrato della basilica di Santa Maria Assunta, e per l'edizione viennese ci fu costruito sopra qualcosa di imponente: è stato allestito un grande trono (alto più di otto metri) sul sagrato della basilica, dove converge il corteo dei figuranti e si tiene il momento centrale della rievocazione.
I costumi non sono noleggiati: vengono in parte dal museo del paese — centinaia di figuranti in costumi d'epoca originali (provenienti dalla ricca dotazione del Museo della Basilica di Gandino) — e in parte sono cuciti sul posto, confezionati con cura da un gruppo di sarte del paese.
I copioni sono stati redatti da un'équipe storica, composta dal professor Pietro Gelmi, da suor Melania Balini e da Dolores Torri, che li hanno stilati dopo un'attenta e accurata analisi di documenti di quegli anni, e la ricerca si è spinta fino agli archivi di Vienna: il racconto, fedele ai documenti, ha fatto solo qualche concessione alla fantasia. In scena, insieme alle persone, entrano antichi mestieri dell'epoca come la filatura e perfino gli animali, tra i quali due cavalli.
Quanto ai numeri, una serata ha impegnato circa 180 figuranti, con almeno una trentina di persone al lavoro dietro le quinte nei mesi precedenti.
Le tre asce e la frittata
Accanto alla parte teatrale ce n'è una sportiva: si tratta di un'originalissima manifestazione folkloristico-sportiva, nata addirittura nel 1931, che vede fronteggiarsi due concorrenti in una particolare sfida.
La prova che chiude è di mira: il pubblico può appassionarsi alla prova finale delle «tre asce», con tiro di precisione attorno alla fontana.
Durante la serata si aprono anche i luoghi privati: il pubblico può scoprire sino a notte cortili e angoli suggestivi dei palazzi, normalmente chiusi al pubblico.
E si finisce a tavola: la serata si conclude con una grande frittata in piazza in stile sagra paesana con contorno di musica popolare.
La processione dei tre chilometri
Gandino ha anche un'altra uscita solenne, in un'altra stagione: a Gandino la festività del Corpus Domini è occasione per lo svolgersi della tradizionale processione, di cui si hanno le prime testimonianze nel 1400.
Il percorso è lungo e il paese si veste: il corteo percorre per circa tre chilometri le vie del paese addobbate con stendardi di diverso colore a seconda delle contrade e con statue, quadri sacri e altarini alle finestre. A sfilare sono quattro compagnie: le quattro confraternite (San Giuseppe, Madonna del Carmine, Madonna dell'Addolorata, Santissimo Sacramento) insieme ai bambini vestiti da paggetti o angeli.
Le annate dispari, e i quattro patroni
La manifestazione non è annuale: si tiene solo nelle annate dispari, all'inizio del mese di luglio, organizzata dalla Pro Loco Gandino in collaborazione con il Comune e la Parrocchia di Gandino e il patrocinio della Provincia di Bergamo.
Il progetto ha uno scopo dichiarato che va oltre la singola serata: si tratta di un progetto di valorizzazione che trae spunto dall'attività delle numerose associazioni del territorio e intende offrire un adeguato risalto alla storia e alle tradizioni del paese.
Le date si appoggiano alla festa patronale, che qui riguarda quattro santi insieme: la prima domenica di luglio costituisce per Gandino la festa dei Santi Martiri Patroni Valentino, Quirino, Flaviano e Ponziano, con le solenni celebrazioni nella basilica di Santa Maria Assunta accompagnate dalla corale cittadina.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Gandino richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Albano Sant'Alessandro, a 24 chilometri da Gandino, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Val Gandino si trova un percorso di 5,2 chilometri che in 7 minuti porta a destinazione.
Eventi nei dintorni
Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.
- Apertura delle Cascate del Serio a Valbondione — giugno
- Alla Corte dei Suardo a Bianzano — agosto
- Madonna del Carmine ad Algua — luglio