U Cillu a Borghetto Santo Spirito - Il cappello panama e gli occhiali senza lenti
U Cillu è la maschera ufficiale di Borghetto Santo Spirito, in provincia di Savona, in Liguria, esce a carnevale, fra febbraio e marzo, ed è ispirata a un uomo realmente esistito nella prima metà del '900: un agricoltore povero che si spacciava per conte davanti ai primi turisti della Riviera di Ponente. Il travestimento non serviva a nascondersi, serviva a farsi credere ricco: la maschera indossa «cappello panama e vestito interamente bianchi, occhiali rigorosamente senza lenti, bastone da passeggio».
Un uomo con un nome in anagrafe
Non è un tipo inventato per il carnevale. «U Cillu era un vero cittadino di Borghetto Santo Spirito, nato come "Falco Tersilio" secondo l'anagrafe», e «un personaggio reale vissuto nella prima metà del '900 a Borghetto Santo Spirito».
Il ritratto non è agiografico: era uno «sfacciato millantatore, opportunista e guascone», e «un personaggio che, pur vivendo in povertà, amava fingersi un ricco signore di nobili origini per ingannare i turisti».
Il conte finto e le bagnanti
Il suo teatro era la spiaggia, e il pubblico erano i forestieri. U Cillu «si divertiva a spacciarsi per ricco signore con nobili origini per beffare il bagnante di turno o per ammaliare la bagnante».
Le sue qualità sono messe in fila una per una: «Agricoltore povero ma che si spacciava per conte, persona dall'umorismo tagliente e sagace, gran ballerino che al sabato nelle balere amava vestirsi elegante nonostante le scarse disponibilità economiche e, soprattutto, grazie alla sua cultura raffinata e al suo dominio di molte lingue, implacabile seduttore, capace di rapire il cuore delle prime turiste che scoprivano la Riviera Ligure di Ponente».
Il partito della bistecca
Fra i suoi accessori ce n'è uno che non è un vestito ma una trovata politica. Il personaggio porta «il simbolo del "partito della bistecca", un'organizzazione che aveva fondato per prendere in giro gli amministratori comunali dell'epoca».
Era conosciuto «per le sue burle e trovate geniali che facevano sorridere i concittadini», anche se «non fosse "proprio modello di civismo"».
Maschera ufficiale dal 2018
Il passaggio da personaggio a maschera ha una data e un luogo. «U Cillu è diventato la maschera ufficiale di Borghetto Santo Spirito»: «in data 9 dicembre 2018, presso il Salone delle Feste di Borghetto S.Spirito, alla presenza del Sindaco e di numerose maschere del ponente savonese, è stato festeggiato l'evento».
E il riconoscimento è andato oltre il paese: «"U Cillu", la maschera tradizionale di Borghetto Santo Spirito, è stata registrata presso il "Centro Nazionale di Coordinamento delle Maschere Italiane"».
Le due figure che gli sono nate accanto
Con lui sono arrivate altre due maschere, e non per riempire il corteo: «ad accompagnare U Cillu vi erano altre due "creature" che hanno preso vita in seguito all'idea originale», cioè «anche la principessa perseghina e U ciantacoi».
Il motivo della scelta è dichiarato: «queste ultime due figure hanno la caratteristica di focalizzare l'attenzione sulle radici contadine della città rivierasca, in quanto il frutto della pesca era la principale fonte dell'economia Borghettina dopo la prima guerra mondiale», mentre «ciantacoi era un riferimento al cavolo, ortaggio anch'esso coltivazione locale».
I nomi vengono dal dialetto: «"La Principessa Perseghina" prende il nome dalle pesche (perseghe, in dialetto ligure)», con un omaggio «all'antica tradizione della coltivazione di pesche dei Vivai Michelini, tra cui la celebre "pesca Michelini", oltre alle varietà "Dantìn" e "Impero"»; e «"U Ciantacoi" significa "piantatore di cavoli" nel dialetto locale ed è un tributo all'agricoltura del territorio».
La filastrocca che li spiega tutti e tre
C'è una rima che in zona serviva a sfottere i borghettini, e che oggi spiega perché quei nomi siano stati scelti. La rima è questa: «tanto che una vecchia filastrocca per dileggiare quei di Borghetto, faceva così: "Burghettin, ciantacoi e ravanin, porta u Cristu a-a reversa, anima persa"».