Baciccia della Radiccia a Genova - Il titolo nobiliare che in genovese è la cicoria
Baciccia della Radiccia è la maschera di Carnevale di Genova, in Liguria, e compare nei giorni di Carnevale, fra febbraio e marzo. In genovese si dice Bacicin d'a Radiccia e rappresenta il classico popolano genovese, povero, allegro e mugugnone: giacchetta marrone, camicia bianca, pantaloni grigi, una fusciacca a righe bianche e rosse intorno alla vita, una cravatta rossa al collo, e un bastone con cui punisce i malvagi. Il nome Baciccia è il diminutivo di Gio Batta, cioè Giovanni Battista in genovese, patrono della città, mentre «della Radiccia» è un titolo nobiliare scherzoso: in genovese radiccia è la cicoria.
Da Gio Batta alla cicoria
Il nome Baciccia è il diminutivo di Gio Batta, cioè Giovanni Battista in genovese — e Giovanni Battista è il patrono di Genova. La maschera nasce inizialmente come Baciccia Casagrande, e viene poi rinominata «della Radiccia da Magonio» per dargli in maniera scherzosa un titolo nobiliare: in genovese radiccia sta a indicare la cicoria, il radicchio o le loro radici.
Il personaggio rappresenta il genovese che ama «mugugnare», ossia lamentarsi, ma anche ridere.
Il marinaio con la fusciacca a righe
Il costume è sempre lo stesso. Giacchetta marrone, camicia bianca, pantaloni grigi, una fusciacca a righe bianche e rosse intorno alla vita, una cravatta rossa al collo. Sulla testa porta un cappello rosso e blu, che può essere u gazzu o un camugin, ambedue cappelli tipicamente genovesi.
Ha le guance rosse dovute alle frequenti bevute, e il naso e le gote rosse per il troppo bere; dovrebbe rappresentare il classico marinaio genovese. Il carattere è molto allegro e spensierato: ama bere e lottare per la giustizia, e punisce i malvagi con il bastone che si porta appresso.
Barudda, Texinin e le avventure mirabolanti
Le recite di Baciccia trattano sempre di avventure mirabolanti, e spesso la motivazione principale per cimentarsi in queste avventure è il disperato bisogno di guadagnare qualcosa per sopravvivere. Solitamente è affiancato dall'amico e compagno di bevute Barudda, contadinotto balbuziente e sempliciotto ma dal buon cuore, che coinvolge nelle sue imprese.
Con la fine delle avventure e l'immediato ritorno a casa fa la comparsa Texinin, moglie di Baciccia, che puntualmente lo punisce per la lunga assenza da casa senza nessun preavviso. Lo dice anche la filastrocca: «O Baccicin nu me anguscià / O Baccicin vattêne a cà / Teu muë a t'aspëta».
Pallavicini, Magonio e la questione dei burattini
A creare questa maschera e questo personaggio, intorno alla fine del 1800, è stato il maestro marionettista Raffaele Pallavicini; la maschera nasce alla fine del XIX secolo da un'idea dell'attore teatrale e marionettista, anche se poi gran parte del suo successo lo deve al burattinaio Mario Magonio — lo stesso che gli affibbia il finto titolo nobiliare.
Le vere maschere di carnevale genovesi sono due, Capitan Spaventa, detto anche Capitan Fracassa, e Baciccia della Radiccia — entrambe di derivazione teatrale, la prima creata nell'ambito della Commedia dell'Arte, la seconda nel teatro delle marionette.
Bachicha, cioè tutti gli italiani
La maschera riscosse una certa popolarità anche nella Penisola Iberica, al punto che il termine Bachicha finì per indicare dapprima gli immigrati genovesi e poi gli italiani in generale, quasi sempre in maniera dispregiativa.
Fuori dalla scena, Baciccia ha continuato a circolare anche nelle arti grafiche: le maschere genovesi della Commedia dell'Arte, come Capitan Spaventa e Baciccia, sono state rappresentate in vari ambiti artistici, inclusi gli ex libris, dove resta evidente la connessione del personaggio con la cultura ligure.