CarnevaLoa a Loano - Il documento del 1588
Che a Loano si facesse carnevale già alla fine del '500 non è una tradizione orale: è scritto. «Un documento del 1588 dimostra che già allora si svolgevano festeggiamenti carnevaleschi e che la voglia di divertimento pre-quaresimale e lo spirito satirico trovavano sfogo in una sfilata di maschere molto amata dal principe.»
Un documento del 1588
Il principe era Giovanni Andrea Doria, «ai tempi signore della città»: grazie alle ricerche dell'associazione Vecchia Loano «è stato possibile certificare che il primo carnevale loanese risale a fine '500».
Le prove proseguono nei secoli successivi, e sono prove contabili: «alcuni atti notarili, poi, documentano con certezza dal XVII secolo l'ingaggio di due o tre suonatori di strumenti musicali per accompagnare gli intrattenimenti del periodo e suonare pubbliche danze.» Più tardi cambia il luogo ma non l'abitudine: «nell'Ottocento e sino ai primi del Novecento era consueto rappresentare farse a teatro».
Il carnevale come lo si vede oggi è più recente: «da ricerche storiche effettuate è emerso che la tradizione ha avuto inizio già nel 1800, ma è dai primi anni del 1900 che la manifestazione, arricchita dai carri allegorici, è divenuta un grande evento popolare.» «L'attuale format del carnevale di Loano ha più di 100 anni di storia».
Quelle sfilate avevano già un pubblico largo: «famose fin dai primi del 1900, le sfilate di carri allegorici richiamavano a Loano migliaia di spettatori da tutta la Liguria e dal Piemonte». Della rinascita recente resta anche una data precisa: «l'anno 1993, con qualche carro in più, vide la seconda edizione sfilare su corso Roma, sede storica delle sfilate “Carnascialesche”».
I quattro del CarnevaLöa
Ad aprire il corteo ci sono sempre gli stessi personaggi. «Ad aprire la sfilata saranno "i quattro" del Carnevalöa: la maschera ligure Capitan Fracassa e le maschere loanesi "U Beciancìn", Re del Carnevale e maschera ufficiale del Carnevalöa, "U Puè Peppin", maschera tradizionale del carnevale di Loano, e la Principessa Doria del Castello.»
Ognuno ha la sua data e il suo carattere: U Beciancin è «personaggio goliardico dei primi del '900», descritto altrove come «l'allegro giardiniere burlone nato dalla fantasia popolare di inizio Novecento»; Puè Pepin è «Re del Carnevale loanese fin dal 1950», «nato nel secondo dopoguerra». Insieme a Capitan Fracassa «costituiscono un trio carnascialesco conosciuto ormai in tutta Italia».
Tutte e quattro sono registrate: sono «inserite nel "Registro delle maschere italiane", nel quale vengono registrate tutte le maschere della commedia dell'arte italiana e i personaggi folcloristici delle varie realtà regionali».
Il carnevale comincia con un passaggio di poteri: «la consegna delle chiavi alla maschera a "Beciancìn" darà il via al Carnevalöa e alla Gran Sfilata delle Maschere.»
Capitan Rodomonte di val d'Inferno
La maschera ligure ha un nome lungo e una biografia inventata a bella posta. «Il suo nome per intero è Capitan Rodomonte di val d'Inferno, capitano di ventura spagnolo giunto sulle coste liguri durante la dominazione spagnola», che «andò alla conquista di territori spingendosi fino alla Val d'Inferno dove con le sue gesta eroiche ed ardite imprese, in realtà mai compiute, guerreggiò con interi eserciti e tribù di mori (da qui il suo appellativo in spagnolo "Matamoros")».
Il ritratto che ne danno le fonti è quello di un millantatore: è «un baldanzoso spadaccino che combatte però più con la lingua che con la spada», «si vanta spesso di titoli non posseduti, è divulgatore di gigantesche frottole», e soprattutto «nasconde il terrore di dover affrontare una battaglia o un duello, contrariamente a quanto invece afferma di continuo a parole». «Attenzione però a non credergli… in realtà è un fifone!»
Anche il costume è studiato per dirlo: «indossa un abito colorato a strisce gialle e rosse, che ricorda la divisa dei soldati spagnoli, arricchito però da ninnoli e nastri», e si completa con «gorgiera, cappello piumato e una spada mai usata». I colori, aggiunge la stessa fonte, «oltre ai soldati spagnoli, ricordano quelli dei lanzichenecchi». Il volto è coperto: «il Capitano ha una maschera in cuoio, ha un grosso e lungo naso, le sopracciglia corrucciate che gli conferiscono un'espressione più intimidatoria di quanto non facciano le sue parole.»
È «una maschera tradizionale della Liguria del XVII secolo», e circola con molti nomi: «è conosciuto anche come Capitan Spaventa, Matamoros, Giangurgolo, Corazza, Spezzaferro, Spaccamonti, Rodomonte, Cardone e Rinoceronte, tutte derivazioni della maschera adottate dal carnevale italiano».
A un certo punto la maschera è diventata anche una proprietà: «l'Associazione Vecchia Loano ha provveduto alla registrazione di Capitan Fracassa, acquisendone i diritti», dopo che «nello svolgere con passione ed entusiasmo le ricerche sulla storia del carnevale in Liguria, è emersa la figura di Capitan Fracassa, annoverata come maschera ligure».
La Beccian Car a rigadera
Dietro le maschere sfila un carro che è una parodia meccanica del suo padrone. «Di seguito sfilerà la "Beccian Car", la macchina a "rigadera" ossia a forma di annaffiatoio, cioè il simbolo di Beciancin.»
Ha senso: Beciancin è il giardiniere. In altre edizioni il corteo si apre invece con «il tradizionale carro della Torre dell'Orologio e di Palazzo Doria», con a bordo le quattro maschere; e la sfilata è «accompagnata da musica, balli, coriandoli e gruppi in maschera».
Il più grande carnevale della Liguria
Il primato è attribuito da un ente e riguarda una cosa contabile: «nel corso degli ultimi 25 anni il carnevale di Loano è arrivato ad essere riconosciuto dalla Regione come il "più grande carnevale della Liguria" come numero di carri».
Poi è arrivato il riconoscimento nazionale: «nel 2017 il CarnevaLòa è stato riconosciuto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali come Carnevale Storico per il suo significativo ruolo nella promozione turistica del territorio», «che svolge da ormai cento anni».
Loano ha anche messo mano all'organizzazione delle maschere italiane in generale: è «cofondatrice del Centro Nazionale di Coordinamento delle Maschere Italiane», insieme a Parma, Torino, Vercelli, Castelnuovo Don Bosco, Busca, Verona, Aosta, Acerra, Catanzaro, Polignano a Mare e Sciacca. Dalla stessa spinta è nato il Registro: l'associazione «in accordo con le altre associazioni nazionali, ha contribuito a promuovere ed istituire il primo "Registro delle maschere italiane"».
E la festa non sta più in una settimana: dura «quasi un mese», e a un certo punto è arrivata «anche a presentare un'edizione estiva, unica nel nord Italia».
Le associazioni che si sono avvicendate
La continuità non è stata di un solo gruppo: nel tempo il carnevale è stato portato avanti da «l'Unione sportiva loanese», il «Cerchio Rosso», la «Fetaia», la «Stella Alpina», il gruppo «Oriental Bluman Carovan», l'Associazione «Puè Pepin», l'«Azienda Autonoma di Turismo e Soggiorno», e dal 1992 l'Associazione «Vecchia Loano», con il sostegno dell'Assessorato al Turismo, Cultura e Sport del Comune.
L'associazione «nasce con lo scopo statutario di riprendere le tradizioni e la cultura del territorio legate al Carnevale», e ogni anno «presenta le più belle e famose maschere facenti parte della storia e della cultura della Commedia dell'Arte, parte importante della letteratura nazionale, con l'intento di valorizzarla e renderla nota anche ai ragazzi».
C'è anche chi le maschere le fabbrica: «la presenza dell'artista Cesare Guidotti, uno dei rari mascherai in Italia, creatore e scultore di stupende maschere in cuoio, fedeli riproduzioni delle più importanti maschere italiane della commedia dell'arte.»
Il lavoro storico continua: fra gli appuntamenti c'è un «convegno su "Le Feste di Carnevale dei Giovani Doria a Loano" — presentazione del volume di Elisa Bruzzone», con «intermezzi musicali ed animazione in costume d'epoca».