Giacometta a Torino - La fioraia col copricapo di fiori e il grembiule bianco
Giacometta è la maschera femminile del Carnevale di Torino, in Piemonte, e compare nei giorni di Carnevale, fra febbraio e marzo. Rappresenta la fioraia di fine Settecento e inizio Ottocento — gonna lunga, scialle, grembiule bianco e un alto copricapo ricoperto di fiori tipici piemontesi — e in quei giorni gira in carrozza per la città insieme a Gianduja distribuendo dolci ai bambini, fra canti e balli. Nelle maschere di coppia la seconda figura è quasi sempre un'aggiunta decorativa; Giacometta no: è il naturale complemento e copia femminile di Gianduja, e dal 1926 la Famija Turinèisa ne ha promosso il rilancio.
È la maschera in cui Torino ha messo la saggezza e l'operosità delle donne piemontesi.
Una fioraia davanti alla chiesa
Di mestiere, secondo la tradizione, ne ha uno preciso. Giacometta rappresenta la fioraia di fine Settecento e inizio Ottocento, e la leggenda dice che offriva i fiori davanti alla chiesa, la domenica, al Re quando passava.
È una fioraia popolana: gentile e piena di buon senso, una donna semplice ma dall'intelligenza vivace. Il prototipo della maschera si avvicina a quello della servetta della commedia dell'arte, maliziosa e dal carattere forte ma gentile — e dietro l'aria dolce si nasconde un temperamento vivace.
Il copricapo di fiori, il grembiule bianco
L'abito racconta insieme il mestiere e la fatica. Giacometta appare sempre di corporatura snella e robusta, che accentua il suo spirito di grande lavoratrice: veste una gonna lunga e larga, di ispirazione agli indumenti folkloristici piemontesi, che può essere di vari colori, con una camicia ampia stretta in vita e uno scialle sulle spalle — indice della sua timidezza.
Poi c'è il pezzo che la rende riconoscibile a colpo d'occhio: un alto e vistoso copricapo che le serra la chioma, ricoperto con i fiori tipici piemontesi. È un copricapo a cuffia, guarnito da fiori multicolori e legato con un nastro.
E non può mancare il suo classico grembiule bianco, che è la firma della lavoratrice.
La saggezza che risolve i problemi
Il carattere è la ragione per cui la maschera esiste. Coraggiosa e pratica come il marito, Giacometta rappresenta la saggezza e l'operosità delle donne piemontesi, e mette con generosità il proprio buon senso a disposizione di chi deve risolvere un problema spinoso.
Non è una spalla muta: è la spalla ideale per le avventure di Gianduja, chiamata a condividerne gioie e fatiche in una perfetta unità di intenti. La sua forza sta nel mescolare saggezza, dolcezza e intelligenza, in modo da essere di sostegno nel superare i problemi della vita.
Trecento anni fa, a partire da un burattino
Le origini sono in un teatrino. I due personaggi videro la luce circa 300 anni fa ad Asti sotto forma di burattini, per poi diventare maschere del carnevale e personaggi di altri generi teatrali, raggiungendo il successo nella ricca Torino.
Giacometta «venne affiancata a Gianduja fin dalle origini del Novecento», e cioè molto tempo dopo di lui. Del resto le storie di queste due maschere «possono trovare narrazioni discordanti».
Il rilancio moderno ha invece una data e un nome: la Famija Turinèisa, che dal 1926 ha promosso il rilancio delle figure di Gianduja e Giacometta.
L'investitura a Palazzo Civico
Chi porta la maschera non se la sceglie da sé. Le due maschere della Famija Turinèisa vengono accolte dal sindaco nella Sala delle Congregazioni di Palazzo Civico, e lì, come da tradizione, la nomina è ufficializzata con un atto pubblico del notaio. La cerimonia si apre con l'allegria travolgente delle danze popolari del gruppo «Ij danseur dël Pilon» di Piemonte Cultura.
In carrozza, con i dolci per i bambini
Poi comincia il lavoro vero, che è girare. Nei giorni del Carnevale Giacometta e Gianduja distribuiscono dolci ai bambini e girano in carrozza per la città, allietando le strade e danzando, e trasformando ogni angolo in un piccolo teatro a cielo aperto; nei carnevali torinesi distribuiscono caramelle e cioccolatini, soprattutto i gianduiotti.
Le loro apparizioni non si fermano alle feste paesane e cittadine: i due fanno visite a ospedali, case di riposo e scuole, portando il loro gaio saluto.