Gipin a Biella - La maschera con l'ombrellone rosso e il canestro
Il Gipin è la maschera tradizionale della città di Biella, in Piemonte, e apre il carnevale cittadino. Il Gipin è un vecchio montanaro che nei giorni di carnevale scende dai declivi montuosi con l'immancabile ombrellone rosso sottobraccio e il rustico canestro, e a chi lo ferma porge una castagna bianca o un pizzico di tabacco.
Scarpe grosse e cervello fino
Il ritratto che ne danno i biellesi è di un vecchietto vivace e robusto, «sulle cui labbra scoppiettano motti arguti e pungenti»: un montanaro dal temperamento tenace e dall'ingegno sottile, rappresentazione di chi conosce bene la fatica del lavoro. La formula con cui lo riassumono è antica: ha scarpe grosse e cervello fino.
La castagna che porge è una castagna bianca disseccata, in dialetto «'na grella», e insieme alla castagna arriva sempre un motto, e i suoi proverbi sono nel dialetto biellese della montagna.
L'ironia riservata al ricco poltrone
Il Gipin non ama le delicatezze della città, ma ne coglie il lato comico con una certa sottile malizia, e ha un bersaglio preferito. Al ricco poltrone non risparmia l'ironia scherzosa, e la gente intorno a lui si sbellica dalle risa: «sciolina senza velature la storia del padre, del nonno e di chi ci ha fatto i denari di cui il malcapitato gode».
Quando la cosa rischia di andare troppo in là, a tirarlo fuori dalle situazioni scabrose arriva in tempo la sua inseparabile compagna, la Catlin-a, chiamata anche la Vecia: pettegola, curiosa e furba, ha imparato a conoscere il mondo attraverso la cronaca spicciola del suo paese, e in città viene per accompagnare il marito. Insieme, le due maschere vogliono incarnare il buon senso e il senso pratico della gente biellese montagnina, gente positiva che tiene alla sostanza e poco all'apparenza.
Un vestito copiato da Bergamo, con i colori invertiti
L'origine del costume è dichiarata, e non è biellese. Un gruppo che sentiva la nostalgia della festa decise di far nascere una maschera folkloristica biellese prendendo spunto da una maschera bergamasca famosa in patria, il Gioppino: confezionarono un vestito simile a quello bergamasco, invertendo i colori.
Ne è venuta fuori una «maschera allegorica stile contadina primi 900», tutta sul rosso bordato di verde: giacca con la coda, gilet, pantalone con le ghette incorporate, mantello di panno, camicia bianca con colletto a punta e un nastro verde per cravatta; il cappello è marrone bordato di rosso, e l'ombrellone è rosso.
Una descrizione più antica, quella di Scheuermeier, lo vuole diverso: «il vestito di panno grossolano, color mattone», con le scarpe speciali — gli «scafarotti» — e il canestro, il «cavágn», che non erano più in uso e sono stati rifatti secondo le forme tradizionali del passato.
Il primo documento è del 1911
Il primo documento che parla della maschera biellese è del 1911, ed è originario di Camandona, piccolo paese ai piedi delle Prealpi biellesi.
Un'altra data riguarda il suo processo più famoso: risale al 1926 la prima testimonianza del «processo del Babi».
Il rospo che si credeva un uccello
L'altro personaggio storico del carnevale biellese è «L Babi», il rospo, che viene sottoposto a processo: uno dei momenti più significativi della festa. È un animale di palude della Bassa, emigrato sulle montagne biellesi, dove si corrobora vantandosi di essere «il più bell'uccello di Biella»; per giunta si invaghisce della Catlin-a, senza nascondere le sue lussuriose intenzioni.
Nel processo — un vero e proprio tribunale, con giudici, avvocati e testimoni — il Gipin è l'accusatore, e la vicenda sfocia nella cattura, nel severo processo e nell'inevitabile condanna. Al di là dell'evidente motivo campanilistico che lo ispira, cioè l'eterno conflitto tra Biella e Vercelli, il Babi finisce per assumere il ruolo di vera e propria «antimaschera».
Poi si brucia: allo «Scarlo», il palo del Carnevale che viene dato alle fiamme, si aggiunge il fantoccio del Babi, e la sua condanna coincide con la fine dei festeggiamenti.
Le chiavi della città
Con la tradizionale consegna delle Chiavi della Città alla maschera del Gipin si dà ufficialmente il via al Carnevale di Biella, un appuntamento che ogni anno richiama maschere da tutto il Piemonte e da molte altre regioni italiane.
La manifestazione comincia con una sfilata attraverso il centro storico e culmina nella Sala Consiliare di Palazzo Oropa, dove il sindaco accoglie il Gipin, la Catlina con i piccoli Gipinot e Catlinetta, e tutte le delegazioni presenti.