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Le tradizioni del Carnevale in Piemonte: riti, piatti e usanze del posto
A Borgosesia il Carnevale non finisce con il Martedì Grasso: il momento clou è il Mercu Scurot, che si celebra il primo giorno di Quaresima ed è il funerale del Carnevale. Lo inscenò Bomen nel 1854, il Mercoledì delle Ceneri.
A Rocca Grimalda, invece, sfila un corteo nuziale.
Il Mercu Scurot
A Borgosesia il Mercu Scurot — letteralmente «mercoledì delle ceneri» — coincide con il primo giorno di Quaresima, e il corteo è una sorta di funerale del Carnevale.
Lo inscenò Bomen nel 1854, e le maschere del paese sono legate alla difficile situazione della popolazione e agli sgarbi del potere. La festa comprende le sfilate di carri allegorici, le maschere caratteristiche e le serate danzanti, e la fagiolata è definita la più grande d'Italia.
Santhià e le Pule
Il Carnevale di Santhià ha origini che risalgono al 1338.
Si apre con la consegna delle chiavi, occasione per ironizzare su fatti e personaggi locali, e distribuisce circa 20.000 porzioni di fagiolata. Fra i suoi riti — che si ritrovano anche a Borgosesia — ci sono le Pule, una forma di questua, e le Congreghe, dove quanto è stato raccolto viene messo all'asta.
La Lachera di Rocca Grimalda
A Rocca Grimalda, in Alto Monferrato, si tiene ogni anno in febbraio la Lachera: insieme danza, rito e messa in scena teatrale.
È un coloratissimo corteo nuziale con i figuranti in costume, accompagnato da schiocchi di frusta, nastri multicolori e musica. Trae origine da antichi riti propiziatori primaverili, e la tradizione la lega alla contestazione dello Jus primae noctis.
Anche a Crescentino il Carnevale nasce dalla ribellione al potere imposto: la leggenda attribuisce l'inizio della rivolta alla figlia del mugnaio, contro il signorotto che aveva imposto lo ius primae noctis. Si chiude con la fagiolata benefica.
Gianduja
Gianduja nasce verso la fine del Settecento a Callianetto, nell'Astigiano.
Il nome viene da Gioan d'la douja, cioè «boccale di vino». Porta una lunga giacca marrone bordata di rosso, un cappello a tre punte e un codino girato all'insù, ed è ancora oggi molto popolare in tutto il Piemonte — al punto da dare il nome alle caramelle di Carnevale.
Gli altri carnevali
- Ivrea ha il suo Storico Carnevale, e il dolce della festa è l'Arancia della Mugnaia;
- a Chivasso c'è il Carnevalone, noto per la spettacolare sfilata di carri;
- a Mondovì il Carnevale risale al XVI secolo e coinvolge tutto il territorio per dieci giorni: la maschera è il Moro, che trae spunto da un automa di ferro del Settecento;
- hanno maschere e personaggi propri anche Casale Monferrato, Biella, Carignano, Domodossola, Pinerolo, Vercelli e Varallo.
I carnevali storici culminano nelle parate di carri guidate dal Re e dalla Regina della festa, con le degustazioni conviviali; alla fine il grande falò e la bruciatura del pupazzo segnano l'inizio della Quaresima.
La Magninà e gli scherzi
Nelle Langhe e nel Roero la Magninà è una questua benaugurale legata ai magnini, gli stagnini: era una mascherata con uomini travestiti da stagnini, praticata ancora nel secondo dopoguerra. Il polentone si cucina nella pubblica piazza e si distribuisce alla popolazione. Questi riti collettivi non sono uguali dappertutto: l'insieme dei carnevali italiani mette in fila fuochi, cortei e tavolate.
Altrove restano gli scherzi di una volta:
- a Montà, Cisterna d'Asti e San Damiano d'Asti un uomo coperto di miele e piume era detto l'orso;
- a Piasco il venerdì di Carnevale era dedicato ai Magnin;
- a Dusino si giocava al barbiere, con rasature simulate e linguaggio buffo;
- a Montà i giovani raccontavano in piazza i fallimenti amorosi del paese;
- a Biella il Babi sfida le ragazze.
I dolci
Le bugie sono il dolce di Carnevale più diffuso in tutto il Piemonte, presente in ogni provincia, con le varianti ripiene di crema, marmellata o gianduia.
Accanto a loro:
- i Krussli della Val Formazza, di tradizione walser: frittelle sottili e fragranti, fritte nello strutto e servite con zucchero e panna;
- il Bicciolano di Vercelli, biscotto speziato nato all'inizio dell'Ottocento, che si accompagna al Moscato o agli spumanti;
- i Friciò del Torinese, frittelle morbide aromatizzate al limone e con l'uvetta;
- i Tapit di Oleggio, piccoli biscotti a forma di bottoni, legati alla leggenda della maschera locale Pirìn;
- la Tirà dell'Astigiano, soprattutto a Rocchetta Tanaro: una ciambella con uvetta e canditi;
- le frittelle di mele, dolce casalingo diffuso in tutta la regione.
Domande frequenti
Che cos'è il Mercu Scurot di Borgosesia
È il momento clou del Carnevale, che si celebra il primo giorno di Quaresima: il nome significa «mercoledì delle ceneri» e il corteo è il funerale del Carnevale.
Che cos'è la Lachera
È il rito carnevalesco di Rocca Grimalda: un corteo nuziale con danze, schiocchi di frusta e nastri multicolori, che nasce da antichi riti propiziatori primaverili.
Chi è Gianduja
È la maschera piemontese nata a Callianetto verso la fine del Settecento: il nome viene da Gioan d'la douja, «boccale di vino».
Qual è il dolce di Carnevale del Piemonte
Le bugie, diffuse in ogni provincia, anche ripiene di crema, marmellata o gianduia. Ma ogni zona ha il suo: i Krussli in Val Formazza, il Bicciolano a Vercelli, i Friciò nel Torinese.