Principessa Brianna Carafa della stadera a Mola di Bari - Il Castello fatto piccola reggia per ricevimenti dispendiosi
La Principessa Brianna Carafa della Stadera è una delle maschere storiche di Mola di Bari, in provincia di Bari, e sfila in abito rinascimentale fra febbraio e marzo. È ricordata per una vedovanza, per un castello trasformato in reggia e per una rovina. È una maschera che racconta come si perde una città, non come la si conquista.
La vedova del Barone ucciso con una schioppettata
La storia comincia con un omicidio: la Principessa resta sola dopo la morte del marito, Barone Vincenzo Toraldo, con una schioppettata del sicario Mergolicchio al soldo di Ferrante Sanseverino. Da quel giorno la vedova dovette far ritorno a Mola per badare all'educazione dei suoi quattro figli.
Non era una donna qualunque: apparteneva a una delle più grandi casate di tutto il Regno, i Carafa, e gli anni che seguono sono insieme di splendore e di sventure per i familiari della feudataria. La maschera nasce da lì, da un cognome che pesa e da una famiglia che a Mola lascia il segno in tutt'e due i modi.
Artisti, poeti e musicisti dentro il Castello
Tornata in città, Brianna riadattò i locali del Castello e ne fece una piccola reggia dove invitò vari artisti, poeti e musicisti per ricevimenti galanti, ma molto dispendiosi.
È la parte del racconto che spiega tutto il resto. Quella corte in miniatura costava: la vita dissoluta di Brianna e dei suoi figli causò la perdita della città di Mola.
Porpora, broccato e un balzo lavorato con le perle
Il costume della maschera è quello di una nobildonna del Cinquecento, e nel dettaglio è preciso: abito rinascimentale da donna del periodo storico 1500, con gonnellone porpora in velluto bordato di tessuto broccato e corpetto in tessuto broccato porpora e oro ricamato con perle, maniche a sbuffo lavorate in velluto e broccato. Sul capo, un balzo color porpora lavorato con perle.
Il 14 luglio 1549, quando i Toraldo si mostrarono al mondo
C'è un giorno in cui la famiglia di Brianna compare nelle cronache di qualcun altro. Il 26 maggio del 1549 la principessa Isabella partì per un viaggio da Napoli a Leuca, con uno scopo politico-istituzionale: visitare le nuove proprietà ereditate dalla madre, valutare lo stato delle terre concesse da Carlo V a Ferrante, suo marito, ed entrare in contatto con la gente che le abitava. Trentanove tappe, ospitata in nobili palazzi, in ville, in sedi vescovili e in castelli. La accompagnava come segretario il letterato senese Luca Contile, che aveva l'onere di riferire a Ferrante Gonzaga la cronaca dei fatti più rimarchevoli.
Fra le accoglienze più ossequiose e riverenti della nobiltà feudale pugliese, Contile mette quella della famiglia Toraldo: Gaspare III, Marchese di Polignano e signore di Mola; Brianna Carafa della Stadera, sua madre; Porzia e Caterina, le sue sorelle. Nella lettera a Ferrante descrive le finte imboscate e i finti combattimenti che sorpresero la Principessa prima del suo ingresso in Mola, le salve di artiglieria e le girandole che all'appressarsi di Isabella «gittarono fuoco», gli archi trionfali e le iscrizioni latine che avevano modificato l'immagine della città.
E poi c'è il gesto che il segretario apprezza più di tutti, quello del giovane Marchese che, dal suo castellano Camillo Orlandini, fa presentare le chiavi della fortezza alla signora. Fu lui, il figlio di Brianna, a organizzare con la propria famiglia la festosa accoglienza riservata al passaggio di Isabella da Mola di Bari il 14 Luglio 1549. Contile si sofferma anche sulla fortezza a due piani, voluta da Carlo d'Angiò e modificata per volontà di Carlo V, che ne fece il meglio dell'architettura militare del meridione.
La manifestazione che riporta in strada Brianna rievoca proprio queste due epoche: il periodo angioino, quando fu fondata l'antica Maulus, e l'epoca storica legata alla famiglia Brianna Carafa e Vincenzo Toraldo, che hanno dato lustro al borgo di Mola. La maschera non è un'invenzione carnevalesca: è una feudataria vera, con un castello vero, che il paese ha scelto di ricordare.