Fanovella a Castellana Grotte - Le fiamme stilizzate disegnate dai bambini della scuola
Fanovella è la maschera di Castellana Grotte, in provincia di Bari, e sfila al carnevale di febbraio: è stata ideata dalla creatività dei bambini delle classi IV e V della scuola primaria dell'IC Tauro-Viterbo, e il suo nome richiama direttamente le Fanove, i tradizionali falò che illuminano la città l'11 gennaio di ogni anno.
Nata da un progetto di scuola
Il personaggio è nato dentro il progetto «Maschere e Territorio», realizzato nell'ambito di un'iniziativa presentata dall'Associazione «Work in Progress» di Conversano. I bambini hanno disegnato; poi l'idea ha trovato la sua compiutezza artistica nel lavoro della stilista Nilla De Santis, che ha trasformato i disegni in due costumi, uno per adulta e l'altro per bambina.
Che i costumi siano due non è un dettaglio: una maschera nata dai bambini prevede fin dall'origine che a portarla possa essere anche una bambina.
Un costume fatto di fuoco
Il costume di Fanovella richiama i colori e le forme del fuoco, simbolo centrale delle Fanove. Nel disegno finale sono stati integrati elementi evocativi: fiamme stilizzate, ricami che richiamano i pezzi di legno della fanova, e dettagli che raccontano la spiritualità e la storia di Castellana Grotte.
È un abito che cita un oggetto preciso, non il fuoco in generale: la fanova è una costruzione, e nei ricami c'è la legna che la compone.
Le Fanove, cioè da dove viene il nome
Le Fanove di Castellana Grotte sono un'antica festa popolare legata al tradizionale rito del fuoco, una tradizione che si ripete dal XVII secolo. Sono enormi roghi a forma di piramide, realizzati con scarti di legna, sterpaglie e rami vari, da persone del posto secondo una tecnica che si tramanda da generazioni. Si accendono ogni anno l'11 gennaio, illuminano a giorno la notte e a volte ardono per giorni, e una Commissione giudicante decreta a fine serata la più bella fra quelle realizzate.
Il fuoco, qui, è rimasto da sempre il simbolo della vittoria sulla morte: una funzione liberatoria e purificatrice, speranza di luce.
Il miracolo del 1691
La festa si celebra in onore della Madonna della Vetrana, che liberò la città dalla peste con un miracolo avvenuto nel 1691. Secondo la tradizione la Madonna apparve in sogno al sacerdote in preghiera e gli consigliò di ungere d'olio santo i corpi dei cittadini: il gesto salvò la vita a gran parte della comunità di Castellana, e fra loro anche al Conte di Conversano, che per riconoscenza fece erigere il Santuario dedicato alla Madonna nei pressi del Convento.
Da allora ogni anno a gennaio Castellana celebra il miracolo secondo riti che si ripetono uguali da secoli: la fiaccolata, l'accensione delle Fanove e l'incetta dell'olio santo. Già dalle prime luci dell'alba i monaci, insieme a un gruppo di fedeli e accompagnati dal suono lento della banda, vanno di frantoio in frantoio, e da ciascuno ricevono una manciata di olio che servirà ad alimentare il lume della Madonna: è il culto della Diana, una marcia lentissima.