Filonzana a Ottana - L'anziana vedova che tesse il filo della vita
Nel carnevale di Ottana, in provincia di Nuoro, ci sono tre maschere, e due sono un uomo e un animale che si affrontano. La terza sta in disparte e fila. Sa Filonzana — letteralmente la Filatrice — è l'unico personaggio femminile del carnevale in Sardegna.
Una donna che è un uomo
La prima cosa da sapere su questa figura femminile è che non l'ha mai portata una donna. Sa Filonzana è sempre interpretata da un uomo travestito, perché secondo l'antica tradizione isolana alle donne non era consentito prendere parte alle mascherate.
Quello che si vede è una vecchia piegata dall'età: un'anziana zoppa e gobba, che si aggira lentamente per le strade del paese con un'andatura storta e sgraziata.
Il nero del lutto e il cuscino sulla schiena
L'abbigliamento è quello di una vecchia vedova: maglia e gonna — «sa veste» — e un ampio scialle, tutto nero perché è il colore del lutto, con lo scialle disposto in modo da mettere in risalto la gobba. E la gobba non è sempre vera: è un cuscino legato sulla schiena.
Il volto ha due versioni. Di solito è una maschera lignea nera, dall'espressione spaventosa e malvagia, intagliata come le altre maschere ottanesi da tronchi di pero selvatico, presente lungo tutto il territorio sardo: l'artigiano dà prima una forma grezza al tronco, poi lavora di scalpello, taglierino e sgubbia, e solo alla fine colora e decora. A volte, invece della maschera, il viso è colorato con la fuliggine, che contrasta col bianco di una dentiera ricavata da una patata.
Fuso, conocchia e un paio di grosse forbici
In una mano tiene il fuso da cui pendono i fili di lana, nell'altra la conocchia avvolta da fili di lana grezza, e fila senza sosta anche mentre cammina. Il filo rappresenta la vita, e in tasca ci sono le forbici.
Oggi ha anche le forbici, come la Parca romana che recideva il filo della vita, e sono diventate il suo tratto più noto: gira minacciosa e senza pietà, e i festanti appena la vedono si scansano.
Il prezzo è un bicchiere di vino
Durante le sfilate sa Filonzana minaccia di tagliare il filo, invocando la sventura e la morte per chi non le offre un bicchiere di vino, e così tutti si affrettano a invitare la parca evitando spiacevoli conseguenze.
Quello che predice dipende da quanto si è generosi. Fila e predice un futuro più o meno prospero o infausto a seconda della qualità — e della quantità — del vino che le viene offerto. Lo stesso meccanismo, in passato, serviva a far riuscire la questua: a chi non le spalancava le porte della casa, la vecchia era pronta a elargire ogni sorta di malaugurio. E secondo un'antica usanza compariva anche la notte di Capodanno, quando accompagnava i giovani di porta in porta a chiedere offerte di denaro, frutta e dolci.
La Parca sarda
Il richiamo alle Parche romane, che i Greci chiamavano Moire, è evidente, tanto che si è preso l'abitudine di chiamarla la «Parca sarda». Le Moire — Cloto, Lachesi e Atropo — tessevano, svolgevano e recidevano il filo del destino di ogni essere umano, e anche loro portavano in mano il fuso.
La sua figura e la sua azione scenica ricordano da vicino quelle divinità, ed è probabilmente un personaggio importato da culture più «dotte» di quelle agro-pastorali sarde. Quando sa Filonzana è dotata di gobba impersona un'altra delle Parche.
Quando ordina al Boe di morire
Nella recita del carnevale ottanese Boes e Merdules mettono in scena la lotta fra l'uomo e l'animale, e sa Filonzana, che sembra solo accompagnarli, ha il compito di ordinare agli animali di morire dopo la cattura: è lei a decretare la fine del Boe dopo che è stato domato.
Quando la maschera de su Boe cade a terra, lei gli si siede accanto e continua imperterrita a filare. Poi il Boe, dopo poco tempo, si rialza — ed è il ritorno alla vita.
Quello che oggi si vede come recita doveva essere in origine un rito propiziatorio per un raccolto fertile, svolto durante il solstizio d'inverno. Anche adesso, quando le maschere escono per la prima volta dell'anno, la filatrice arriva per ultima: ultima, ma temuta, la lugubre parca che fila il destino degli uomini.