Merdules a Ottana - Il padrone del bue con il bastone e il laccio di cuoio
Su Merdule è la maschera del padrone del bue nel carnevale di Ottana, in provincia di Nuoro, in Sardegna, un paese di 2.300 abitanti nella piana del fiume Tirso. Esce la sera del 16 gennaio, vigilia di Sant'Antonio Abate, per «sa prima essia», e poi per i tre giorni di carnevale, dalla domenica di quinquagesima al martedì che precede il mercoledì delle Ceneri: avanza zoppicando, con una maschera nera in legno di pero selvatico e le pelli di pecora, e con il bastone e il laccio di cuoio insegue, lega e governa sos Boes. A Ottana «tutte le maschere vengono in genere chiamate Merdules», anche quelle che padrone non sono.
Mere e ule: il padrone del bue
«Si suppone che il suo nome sia di origine nuragica: da "mere" (padrone) e "ule" (bue): padrone del bue» — e il mestiere che rappresenta è quello: il pastore, il contadino, «colui che deve addomesticare su Boe». In paese lo chiamano anche su Gobbeddu.
Una maschera senza corna, e senza campanacci
Su Merdule «a differenza de su Boe non indossa campanacci e la maschera non ha corna»: Boes e Merdules «di fatto si distinguono solo per la maschera», nei primi «dotata di corna che nel tempo hanno teso ad allungarsi a dismisura», «e per i campanacci», «moltiplicatisi nella quantità, nella varietà e nelle dimensioni». Sos Boes portano sulla spalla «un fitto grappolo di campanacci dette sas sonazzas o su erru», che pesa «circa 30 kg».
La sua carazza è «una maschera nera antropomorfa in legno di pero selvatico, dall'espressione impassibile», spesso «resa deforme da bocche storte, denti in evidenza o nasi lunghi e adunchi». La deformazione raffigura «la fatica del lavoro nei campi», e stravolge «il viso umano in una smorfia caricaturale, quasi maligna».
Sotto, indossa «bianche pelli di pecora, sas peddes» — a volte nere, cosa rara — o le mastruche, o «vecchi abiti della tradizione locale, e pochissimi vestono l'abito in vellutino»; sul capo porta su muccadore, un fazzoletto femminile nero, e ai piedi «sos gambales» di cuoio e «sos cusinzos o bottinos, le scarpe da campagna del pastore».
Il bastone, il laccio e la sacca del pane
In una mano tiene su matzuccu, il bastone, «che gli serve anche da sostegno nel suo incedere»; esiste anche «su voete, che è sempre un bastone ma con una treccia di cuoio legata all'estremità».
Nell'altra ha sa soca, «un laccio di cuoio non conciato», la fune con cui lega e trattiene il Boe. A volte se la porta a tracolla — «sas soccas armugoddu» — «pronto a prendere al laccio, issoccare, i Boes che gli passano vicino». Sulle spalle, infine, sa taschedda, «una sacca di cuoio» che contiene pane e companatico.
Zoppo, curvo, e che si lamenta
Su Merdule procede «nervoso e tirannico», con «andatura zoppicante, curvo sotto il peso della vita», e agita «pericolosamente su mazzuccu»; il passo è «claudicante, stanco e sgraziato».
E parla: «si lamenta della propria sorte» e avverte la gente di scansarsi, «appartadeboche po su voe» — allontanatevi perché stanno passando i buoi. Durante le sfilate «si possono sentire le sue grida e il suono del bastone sbattere al suolo».
Talvolta «il Merdùle è un uomo travestito da donna e rappresenta la difficoltà di una vedova nell'affrontare il lavoro dei campi».
Chi paga da bere
«I protagonisti della festa sono i Merdules, che girano per il paese alla ricerca di qualche malcapitato che paghi loro da bere», e la cosa segue una regola precisa nei giorni di carnevale.
Le maschere fanno «sa prima essia», la prima uscita dell'anno, la sera del 16 gennaio, vigilia di Sant'Antonio Abate: dopo la funzione religiosa che si chiude con la benedizione del falò, su Ogulone, in piazza San Nicola, davanti alla cattedrale del Dodicesimo secolo, sos Boes, sos Merdules e sa Filonzana «compiono tre giri attorno al fuoco». Poi «il carnevale impazza per tre giorni nelle vie del paese, dalla domenica di quinquagesima fino al martedì che precede il mercoledì delle Ceneri».
Nei primi due giorni sono i Merdules a «farsi invitare da chi non è mascherato»; il martedì «sono i Merdules, che a loro volta, invitano le persone non mascherate».
Il Merdule non guida soltanto sos Boes: «altre maschere raffigurano gli altri animali guidati dal Merdules, per esempio Sos Porcos (i maiali), Sos Molentes (gli asini), Sos Cherbos (i cervi) e Sos Caprolos (i caprioli)». Con loro esce sa Filonzana, la terza figura del carnevale ottanese, «un uomo travestito da vecchia piegata dall'età, vestita di nero», che fila la lana e minaccia «di tagliare il filo dinnanzi a chi non le offrisse da bere».
Il rischio di diventare bue
Nella lotta con il Boe — che è «l'eterna battaglia tra l'istinto animalesco e la ragione umana» — l'uomo, «aggiogando e adorando su Boe, corre il rischio "de si bovare", divenire cioè simile all'animale, perdendo i suoi connotati umani».
Il carnevale, mettendo in scena «ironicamente l'avvenuta trasfigurazione», serve proprio «a esorcizzare il rischio che quanto avviene a carnevale diventi realtà quotidiana per il pastore che lavora notte e giorno con le bestie». «Una fune li lega inesorabile, uomo e bestia uniti dal giogo della vita.»
Merdules in miniatura
Dal 1973, «su iniziativa di alcuni cittadini, si è costituito ad Ottana un gruppo con l'intento di valorizzare le tradizioni popolari carnevalesche», e da lì passa la trasmissione del canovaccio — l'aratura, la semina, il raccolto, «la cura, la domatura, la malattia, la morte degli animali».
«In tempi recenti sono comparsi i bambini, Boes e Merdules in miniatura, che imitano alla perfezione le movenze degli adulti dei quali ricalcano fedelmente anche l'abbigliamento».