Peppe Nappa a Sciacca - Il servo vestito di azzurro che non porta maschera
Peppe Nappa è la maschera simbolo del Carnevale di Sciacca, in provincia di Agrigento, e apre i festeggiamenti il giovedì grasso, quando il sindaco gli consegna simbolicamente le chiavi della città. È il servo beffardo e goloso della commedia dell'arte: sfila su un carro allegorico fuori concorso da cui vengono distribuiti salsicce alla brace, caramelle, vino e spremute d'arancia del luogo, e l'ultima sera il carro viene dato al rogo in piazza. Fu adottato da Sciacca negli anni '50 per volontà del senatore Giuseppe Molinari.
Un nome che è una toppa sui pantaloni
«Nnappa in siciliano significa toppa o rattoppo», e il personaggio «prende il nome dall'unione di due parole: Peppi, diminutivo siciliano di Giuseppe, e nappa, ovvero toppa, rattoppo dei calzoni», simbolo universale di povertà.
Tradotto alla lettera fa «Giuseppe toppa nei calzoni», che per i siciliani ha il significato di «uomo da nulla»: è un servo dai vestiti logori, e la toppa è quella «con cui rammendare gli abiti malandati». Lo si trova scritto in più modi: Peppe Nappa, Beppe Nappa, Peppi 'Nnappa.
Pigro, goloso, e capace di salti acrobatici
«Beffardo, pigro, ma capace di insospettabili salti e danze acrobatiche, goloso ed insaziabile, ricopre abitualmente nelle trame il ruolo del servitore.»
La cucina è il suo posto: «ama stare in cucina, o ronzarvi intorno, annusandone deliziato i profumi; il cibo ed il vino sono la sua passione». Per il resto, «non fa mistero della sua naturale inclinazione all'ozio e passa le sue giornate a scherzare, ballare, ridere, mangiare, bere e dormire» — un servo sciocco e golosone «che viene regolarmente picchiato per i guai combinati», ma anche furbo, «con un pensiero veloce e un'ironia che lo salva spesso dai guai». Entra in scena sbadigliando, «ma è capace di compiere agili movimenti e di danzare»: una sorta di «Pulcinella siciliano» che «soffri, campa e mancia», molto più agile e mattacchione della sua controparte napoletana.
Le origini sono sconosciute: «potrebbe essere di Messina, di Palermo o di Agrigento, ma non è dato sapersi». Certa è l'epoca: la maschera «si afferma in Sicilia nel XVI secolo con la nascita della commedia dell'arte», insieme ad Arlecchino, Pulcinella, Pantalone e Colombina, e deriva dalla tipizzazione di maschere del teatro comico romano.
Le prime tracce scritte sono due scenette del teatro comico: il «Lazzo del lavaggio dei vestiti» (Napoli, 1610) e il «Lazzo dello svenimento per sonno» (Parigi, 1688). Lo si ritrova poi nei primi anni del '900 in due racconti di Luigi Capuana e nella commedia «Cappiddazzu paga tuttu», scritta a due mani nel 1922 da Luigi Pirandello e Nino Martoglio.
Azzurro, largo e troppo lungo
Il costume è composto da «una casacca e dei calzoni celeste chiaro, entrambi molto ampi e troppo lunghi», con «un cappellino di feltro bianco o verde su una calotta bianca». Un'altra descrizione parla di «un abito largo e arioso di colore azzurro», con grandi bottoni, scarpe bianche con fibbie e una fascia al collo.
«Ha una manica più lunga dell'altra, che nasconde la mano.» Lo si vede anche con «una casacca e pantaloni verdi con un grande colletto bianco», ma «il vestito, in origine, era di colore azzurro». Sul viso «non ha una maschera, né barba né trucco»: è raso, con sopracciglia sottili e sguardo malandrino. È una delle poche figure carnevalesche che non porta alcuna maschera, perché «anche la sua faccia beffarda dice tutto» di lui.
A Sciacca diventa sindaco della città
«Peppe Nappa fu adottato da Sciacca come maschera del suo antichissimo carnevale negli anni '50, per volontà del senatore Giuseppe Molinari», e da allora è la maschera simbolo della città. Prima di lui la maschera simbolo del carnevale saccense era un personaggio chiamato Lu Nannu, comune a tutta la Sicilia.
«Viene rappresentata su un carro allegorico fuori concorso e apre annualmente la sfilata carnevalesca, diventando simbolicamente sindaco della città durante i giorni di festa.» Il carnevale comincia con lui, il giovedì grasso, «con la consegna simbolica delle chiavi della città» — che il sindaco gli affida «fino all'ultima sera di Carnevale». Quando la manifestazione si svolge nel circuito del centro storico, la partenza del corteo dei carri, con in testa il carro di Peppe Nappa, avviene da Piazza Friscia.
Il suo carro non passa a mani vuote: «nell'ultimo trentennio è particolarità del carro la distribuzione al popolo di salsicce alla brace, caramelle, vino e spremute d'arancia del luogo», cotte sulla brace direttamente sul carro.
Il carnevale che lo ospita
Il Carnevale di Sciacca è annoverato tra i Carnevali Storici dal Ministero per i Beni e Attività Culturali, e si definisce «il più antico di Sicilia e il più allegro d'Italia». Ne parlò già nel 1889 Giuseppe Pitrè, nella «Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane», ma le testimonianze risalgono al 1616, quando il viceré di Sicilia Pedro Téllez-Girón, III duca di Osuna, stabilì che l'ultimo giorno di festa tutti si dovevano vestire in maschera.
Le prime manifestazioni sono ricordate come una festa popolare in cui venivano consumate salsicce, cannoli e molto vino, con il popolo che si riversava per le strade travestito in vari modi; poi vennero i primi carri addobbati alla meglio, e negli anni venti del Novecento le piattaforme trascinate da buoi o cavalli, che portavano comitive in maschera seguite da piccole orchestrine improvvisate.
Le sfilate si effettuano nei giorni di sabato (primo tragitto), domenica, lunedì e martedì (secondo tragitto) della settimana antecedente l'inizio della Quaresima. La notte del venerdì è riservata agli ultimi montaggi: i carri vengono posti in ordine di sfilata lungo la strada del primo itinerario cittadino e assemblati sul posto.
Ogni carro è preparato da una singola associazione, che ne scrive anche il copione — testi satirici in dialetto che prendono di mira i modi di essere del popolo sciacchitano e i potenti di turno — e ne compone l'inno musicale e i balletti. Copioni e inni devono essere inediti, e il primo copione rinvenuto risale al 1883. La sera del martedì grasso una giuria classifica i carri secondo vari criteri (struttura, movimento, inno musicale, copione, allegoria) e decreta il vincitore.
Il rogo, e l'inno che si canta ballando
«Il destino del carro è il rogo, al centro della piazza, intorno al popolo che balla sulle note dell'inno "e Peppi Nappa"», che comincia con i versi «Nel clamor del Carnevale / svelta la tristezza scappa…». Il rogo avviene l'ultima sera, in piazza Angelo Scandaliato, accompagnato da giochi pirotecnici.
La maschera viene bruciata «perché lui rappresenta anche sacrificio e rinascita», e nasce «con l'intento di cacciare l'inverno e accogliere la primavera», usanza comune in passato per assicurare prosperità e fortuna all'agricoltura.
«Solo nel 1978 la figura di Peppe Nappa viene trascritta su un copione di teatro dialettale» da Alfredo Danese, commediografo catanese dedito alla ricerca del teatro popolare e della letteratura dialettale siciliana. Nel parlato, però, c'era da molto prima: in Sicilia i buontemponi «sono sempre associati con simpatia a un certo Peppe 'Nnappa».