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Brattarello a Bolzano - Italiano, tedesco, ladino
Brattarello è la maschera di Bolzano, e appare ogni anno al Carnevale della città. Ha il volto in cuoio con i tratti dell'aquila e del lupo, animali totem dell'Alto Adige, e «risorge nel XXI secolo per parlare un po' in italiano, un po' in tedesco, un po' in ladino con accento calabrese». L'ha progettata la famiglia di mascherai Sartori, raccogliendo per un anno intero testimonianze e questionari fra i cittadini di Bolzano.
Nata dai questionari di un anno
Non è nata nello studio di un artista. Il progetto ha «avviato un processo partecipato e aperto alla cittadinanza che ha portato alla progettazione condivisa e alla produzione di Brattarello: la maschera della città di Bolzano», e a costruirlo hanno lavorato «studiosi, ricercatori, antropologi, teatranti ed esperti nel campo della maschera e dei mascheramenti».
Il metodo di raccolta è descritto con precisione. Brattarello «è il frutto della rielaborazione da parte della storica famiglia di mascherai Sartori dei dati raccolti nei bar, nelle piazze osservando la gente, ascoltando i contenuti delle loro conversazioni e, soprattutto, prestando grande attenzione alle risposte dei questionari che la Cooperativa 19 ha fatto circolare per la città durante un anno intero».
Quel materiale non è andato perduto: i contenuti «nascono dalle testimonianze, dai ricordi, dalle leggende e dall'immaginario dei cittadini, grandi e piccini, che, attraverso diverse attività, sono stati raccolti, messi a sistema e consegnati al Museo Sartori».
A tenere insieme la cosa è stata una rete di enti: il Museo Sartori, diretto da Paola Piizzi, il Comune di Bolzano, la Provincia autonoma di Bolzano, il Teatro Stabile di Bolzano e la Cooperativa 19, «impresa culturale e casa di produzione bolzanina». A crearla materialmente è stata Sarah Sartori, direttrice artistica del Centro Maschere e Strutture Gestuali della Famiglia Sartori.
Aquila e lupo, lavorati nel cuoio
Il risultato di quell'anno di ascolto è un volto preciso. «Sul suo volto, lavorato nel cuoio, emergono visibili i tratti salienti dell'aquila e del lupo, animali totem dell'Alto Adige» — fisionomie antropomorfiche «associate all'arguzia, all'ironia e alla comicità, secondo lo scrupolo artistico e sensibilità dei Sartori, che l'hanno ideata».
Il carattere che le attribuiscono è doppio: pur essendo «ai suoi primi vagiti», Brattarello «ha una forte personalità, una grinta e uno sguardo intenso e diabolico, ma anche dolce e gentile se necessario».
Le versioni sono due, e la seconda ha una fonte d'ispirazione dichiarata: la maschera è realizzata «in due versioni, quella classica in cuoio e una più vivace, piena di colore, ispirata alla tavolozza di Van Gogh e agli straordinari tramonti del Rosengarten».
Uno zanni del XXI secolo
Brattarello non è un personaggio isolato: entra in una genealogia teatrale vecchia di secoli. È «a tutti gli effetti un nuovo personaggio della Commedia dell'Arte» e appartiene «all'antica famiglia degli Zanni da cui nel corso dei secoli sono nati personaggi come Arlecchino, il Capitano, Pantalone o il Dottore, oggi famosi in tutto il mondo».
Il nome glielo ha dato il poeta e drammaturgo Walter Valeri, e lo spiega lui stesso: «Come tutte le maschere Brattarello nasce dagli occhi della gente. Ha un forte legame con la storia e la cultura che lo circonda. Il nome mi è venuto in mente pensando ai venditori ambulanti di cibo che s'incontrano con gratitudine agli angoli delle strade di Bolzano nelle notti d'inverno.»
La presentazione al pubblico è avvenuta a teatro, con un testo scritto apposta: il monologo «Brattarello alla corte di Re Laurino», che «s'ispira al ricco patrimonio di fiabe e leggende popolari di Bolzano». È stato «recitato per la prima volta con successo sul palcoscenico del Teatro Studio da Salvatore Cutrì, primo ad indossare la nuova maschera».
Il Cerimoniere del Mondo alla Rovescia
Dal teatro, poi, Brattarello è passato in strada. Al Carnevale di Bolzano — la maschera, scrive il Teatro, era stata «creata l'anno passato nel corso di un progetto dedicato» — è «protagonista del festoso corteo cittadino», e con un ruolo preciso: «Cerimoniere della Festa sarà Brattarello, la Maschera bolzanina che aprirà ai suoi concittadini il varco sul Mondo alla Rovescia fatto di allegria, danze e risate.»
Il corteo ha un nome suo, «Parata!Mask», ed è descritto come «un rito urbano collettivo, un'itineranza grottesca di Maschere che usciranno dal Teatro della città per popolare le vie del centro».
Ad animarlo, in quell'edizione, erano Giulio Macrì, Laura Mirone, Veronica Risatti, Sara Giovinazzi e il Taiko Duo composto da Rita Superbi e Catia Castagna, con la partecipazione delle associazioni bolzanine: «un vero e proprio rito urbano collettivo che aprirà ai bolzanini il varco sul "Mondo alla Rovescia" del Carnevale».