Di che cosa sono fatte le maschere italiane: cuoio, cartapesta, legno, sughero
Le maschere italiane si fanno con quattro materiali, e ciascuno risponde a un mestiere diverso: il cuoio per il teatro, la cartapesta per il carnevale di città, il legno per i riti pastorali, il sughero in Sardegna. La scelta dipende da quanto devono durare e da quanto devono pesare.
Una maschera di cuoio richiede due o tre giorni di lavoro.
Il cuoio: la maschera del teatro
È la specializzazione per la Commedia dell'Arte, dove la maschera è una mezza maschera scura e grottesca che lascia libera la parte inferiore del viso, perché l'attore possa parlare.
Il procedimento parte da uno stampo: la matrice base è in legno, un modello in positivo su cui il cuoio prende forma.
1. Il cuoio si bagna e si applica sullo stampo, poi si strizza e si adatta a mano. 2. Si inchioda per fermarlo. 3. Si martella, ma mai con martelli metallici: segnano il cuoio e lo fanno diventare nero. Si usano martelli di corno e stecche di legno per tirarlo. 4. Si lavora finché non è quasi asciutto, poi si schioda e si ribatte.
La rifinitura è la parte lenta, e per completare una maschera servono dai due ai tre giorni. La colorazione è difficile e tende a scurire, ed è il motivo per cui le maschere di cuoio storiche sono quasi tutte brune o nere.
Il vantaggio è la durata: il cuoio è il materiale più resistente nel tempo. A Venezia Carlo Setti lavora le maschere in cuoio da oltre quarant'anni; Porto Arlecchino è specializzato nelle maschere in cuoio per la Commedia dell'Arte, e dal 1993 Teatro Agricolo ne realizza per teatro, televisione e cinema, partendo anch'esso dal calco in legno.
La cartapesta: la maschera del Carnevale
È il materiale del carnevale veneziano, e la ragione è doppia: le maschere in cartapesta sono leggere da indossare e in molte regioni italiane si preferiva la cartapesta per il costo contenuto.
La lavorazione parte da calchi in negativo: si prepara il gesso, che serve a creare la struttura, e la carta si lavora sullo stampo dopo il gesso liquido. È il metodo che usa a Venezia il mascherero Tommaso Toffolo.
Le maschere finite si dipingono a mano o si decorano con tessuti preziosi e con i materiali più diversi. Ca' Macana lavora la cartapesta interamente a mano dagli anni Ottanta, nella fase di rinascita del Carnevale veneziano, e le sue maschere sono state scelte da moda e cinema — fra le produzioni citate ci sono Casanova ed Eyes Wide Shut.
Il repertorio veneziano comprende le maschere della Commedia dell'Arte, le Colombine e la Bauta, e la cartapesta è abbastanza leggera da servire anche come decorazione per la casa.
Il legno: la maschera rituale
È il materiale dei carnevali arcaici, dove la maschera non va indossata per una sera ma per un rito che si ripete uguale da secoli. Il legno leggero compare fra i materiali tradizionali accanto a cuoio e cartapesta.
In Sardegna il legno d'elezione è il pero selvatico, intagliato a scalpello: a Ottana l'artigiano Franco Maritato realizza le maschere del carnevale locale, chiamate caratza.
Il legno vale anche fuori dal Carnevale: in Val Gardena Judith Sotriffer realizza le vecchie bambole di legno, una tradizione già consolidata nel Settecento.
Il sughero: la maschera sarda
Il quarto materiale è tipicamente isolano, e serve a fare maschere grandi e leggerissime.
- Su Bundu, al Carnevale di Orani: una maschera interamente di sughero, tinta di rosso porpora, sormontata da lunghe corna, con naso grosso e aguzzo e pizzo e baffi posticci. Le fattezze sono umane ma così esagerate da risultare grottesche, con grandi labbra e naso lungo.
- I Mamutzones di Samugheo, che nascondono il volto con un copricapo di sughero munito di corna.
I materiali moderni
Accanto ai quattro tradizionali, i laboratori usano oggi anche resina e lattice, soprattutto per gli oggetti di scena e le repliche; la cartapesta e il legno restano per le scenografie.
I mascareri di Venezia
Il mestiere che sta dietro tutto questo è uno dei più antichi artigianati veneziani. La sua storia però non è continua: la maschera veneziana ha attraversato secoli di divieti.
- 1339: vietato indossare maschere durante la notte.
- 1703: vietato entrare in maschera nelle sale da gioco.
- 1797: con la caduta della Serenissima il Carnevale viene abolito.
Il mestiere dei mascareri è stato riscoperto negli anni Settanta e Ottanta del Novecento, quando il Carnevale veneziano è tornato: è da lì che nascono i laboratori artigianali che oggi lavorano nel centro storico.
Domande frequenti
Di che cosa sono fatte le maschere italiane?
Di cuoio per il teatro della Commedia dell'Arte, di cartapesta per il carnevale veneziano, di legno per le maschere rituali e di sughero in alcune tradizioni sarde. Oggi si usano anche resina e lattice.
Perché le maschere di cuoio sono scure?
Perché la colorazione del cuoio è difficile e tende a scurire, e perché il cuoio va martellato solo con strumenti non metallici: i martelli di metallo lo segnano e lo anneriscono.
Quanto tempo serve per fare una maschera?
Una maschera in cuoio richiede dai due ai tre giorni di lavorazione, fra modellatura sullo stampo, battitura, asciugatura e rifinitura.
Quali maschere si fanno in sughero?
Su Bundu del Carnevale di Orani, interamente di sughero e tinta di rosso porpora con lunghe corna, e i Mamutzones di Samugheo, con il copricapo di sughero munito di corna.
Nello stesso periodo, poco lontano
Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.
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