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Maschere · Trentino-Alto Adige

Egetmann Hansl a Termeno - La proposta di nozze letta a ogni fontana dall'alto di una scala

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

L'Egetmann è la maschera del martedì grasso a Termeno, in provincia di Bolzano/Bozen, ed esce in corteo negli anni dispari. Il corteo si ferma a ogni fontana, dove un consigliere sale su una scala e legge dal protocollo la proposta di matrimonio di Egetmann Hansl, il pupazzo di paglia vestito da sposo che guida la sfilata su un calesse. La prima traccia della sfilata risale al 1591.

Un pupazzo di paglia in giacca nera

Figura centrale della sfilata è Egetmann Hansl, accompagnato dalla sposa. Non cammina: sfila in testa al corteo su un calesse, e l'abito è quello di uno sposo dell'Ottocento borghese — un pupazzo di paglia in giacca nera e papillon, cilindro e guanti bianchi. Il nome ha una spiegazione secca: l'Egetmann è l'uomo con l'erpice.

Il matrimonio è tutta la trama

La sfilata non è un corteo qualsiasi: è un annuncio. La sfilata rappresenta l'annuncio al paese delle loro felici nozze, e da lì discende tutto il resto del corteo.

La sposa non è una donna. Tradizionalmente solo gli uomini possono partecipare a tale sfilata, per cui la sposa è in realtà un uomo travestito; alle donne resta il ruolo di spettatrici, «una regola antica quanto il rito stesso». C'è anche una regola di tavola, dichiarata senza mezzi termini: alla sposa è severamente proibito bere vino, per dissetarsi le è consentito soltanto bere grappa, a fiumi. Accanto alla coppia c'è un servo.

I consiglieri, e i quattro oggetti che portano

Dietro il calesse cammina il potere. Fanno seguito i loro consiglieri, gli uomini del potere, tutti indossando eleganti giacche nere, cilindro in testa e guanti bianchi, portando ognuno di loro oggetti simbolici: il registro del protocollo, la scala, l'ombrello e due candelieri — e i candelieri sono un bastone con una pannocchia di granoturco al posto della candela.

Quegli oggetti servono a una scena precisa, che si ripete lungo tutto il percorso. Il corteo si ferma ad ogni fontana: qui viene appoggiata la scala su cui sale il consigliere con l'ombrello, vi sale in cima e lo apre; il nunzio sale a metà e legge dal protocollo l'offerta di matrimonio dell'Egetmann, mentre gli altri due consiglieri restano ai lati della scala coi loro candelieri.

Il registro non ha sempre contenuto una proposta di nozze. Questo una volta conteneva gli eventi molto scandalosi dell'anno passato — adulterio, figli illegittimi ecc. Oggi viene solamente letta la proposta di matrimonio tra le risate della folla.

Chi cammina intorno allo sposo

Il fantoccio apre un corteo affollato. La sfilata viene aperta da un trombettiere cui seguono contadini a cavallo, altri con le fruste (Ausschnöller) e alcuni stradini con l'importante compito di tener pulita e libera la strada da percorrere, poi la popolazione contadina con gli antichi attrezzi e il carro carico di sementi, rappresentate simbolicamente da segatura, fieno e polvere.

Attorno al calesse si muovono le altre maschere del paese, ognuna con una parte propria: il selvaggio, Wilder Mann, che il cacciatore uccide a fine parata per dire che l'inverno è finito; gli Schnappviecher o Wudelen, i coccodrilli senza orecchie con le grandi mandibole, seguiti dal macellaio; Burgl e Burgltreiber, con mani e guance scure di fuliggine; l'Orso Bianco e l'Orso Verde, che rappresentano l'inverno e la primavera. E poi lavandaie, bottai, pescatori del Lago di Caldaro, calzolai, e in chiusura il mulino delle vecchie, che macina le vecchie e le restituisce giovani e belle.

Dal 1591, e solo negli anni dispari

Il calendario è rigido: la sfilata si svolge nel giorno di martedì grasso negli anni dispari, e negli anni pari l'organizzazione è affidata ai bambini e ragazzi. La prima traccia testimonia l'esistenza della tradizione in diverse località della Bassa Atesina. Le tappe successive sono documentate: Zingerle la descrive nel 1871 per Termeno ed Egna, al 1876 risale la prima descrizione completa della sfilata e del protocollo nella versione moderna, e l'ordine di oggi si rifà all'edizione del 1965.

C'è anche un periodo in cui la sfilata è stata proibita. L'Egetmann, durante il Ventennio fascista, fu vietato, nel contesto della campagna di italianizzazione dell'Alto Adige e del divieto delle usanze sudtirolesi. Solo nel febbraio 1941, nel contesto delle Opzioni in Alto Adige, fu permessa una rappresentazione, ritenuta comunque l'ultima, per poterla far registrare da una troupe cinematografica dell'Ahnenerbe nazista.

Che cosa significhi, nessuno lo sa con certezza

Su questo punto non si può dire molto: non ci sono pervenute fonti storiche sicure che ci permettano di conoscere l'origine ed i significati della sfilata dell'Egetmann. La lettura più antica vede nei personaggi antichi riti sulla fecondità e sacrifici alla divinità in epoche precedenti al cristianesimo; la tendenza odierna è invece di leggerla come tipica esplosione del martedì grasso, prima della penitenza e della vigilia di quaresima.

Resta quello su cui le letture concordano: è la rappresentazione simbolica della lotta tra luce e buio, tra bene e male, della primavera e della fertilità. E resta il fatto che il corteo non si fa per chi guarda: la sfilata dell'Egetmann «non ha bisogno di spettatori: è nata per attori, per divertirsi, per immedesimarsi».

A chiudere il corteo arriva il «Putz», una battaglia d'acqua in cui nessuno viene risparmiato. A organizzare la sfilata è l'Associazione Egetmann, fondata il 27 gennaio 1969.

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