Principe Reboano a Verona - Le mani lavate nell'Adige dopo il rito del vino rosso
Il Principe Reboano è la maschera del rione Filippini, a Verona, in Veneto, e il suo giorno è il sabato della settimana del Carnevale, il Sabato Filippinato, fra febbraio e marzo. Il figurante che lo impersona sbarca dall'Adige alla Dogana e lì si bagna le mani nel vino rosso, a simboleggiare il sangue versato durante le Crociate, per poi lavarsele con l'acqua del fiume raccolta durante la traversata: solo dopo quel gesto è Principe della Concordia. Lo elegge ogni anno il Comitato Rionale dei Filippini, con un voto popolare in piazza la mattina e un «Processo ai Candidati» al Teatro Filippini la sera; è la terza maschera per importanza storica del Carnevale Veronese.
Reboano dalle Carceri, il cavaliere che si era rovinato
Il rione popolare dei Filippini volle innestarsi nel Carnevale veronese con una propria manifestazione, e per farlo scelse di scendere molto indietro nel tempo: si prese a titolare Reboano dalle Carceri. Siamo a cavallo dei secoli XI e XII, in un periodo in cui la lotta delle fazioni è più che mai aspra e cruenta, e nella famiglia dalle Carceri emerge un uomo che il Dalla Corte descrive come «onorato cittadino e cavaliere del quale era fatto gran conto, ancorchè nelle sedizioni passate, come quello che era splendido e generoso, avesse consumato quasi tutto il suo, ed in povertà si fosse redutto».
Per tentare di risollevare le sorti della famiglia si aggregò alla IV Crociata e partecipò alla conquista di Negroponte, l'isola di Eubea: con gli amici Gilberto e Pegoraro de Pegorari occupò l'isola e ne divenne «terziere», cioè signore della terza parte, con il consenso di Venezia. Era il «Principe della Concordia del quartier Maggiore di Verona», «Signore della Marca Gioiosa», «Domino di Euripo», «Primo terziere di Negroponte» e «Sire dell'Adige».
La tradizione del rione colloca l'impresa nel Quattrocento: Reboano tornò vittorioso da missioni per la Serenissima, conquistatore di nuove isole sotto la Repubblica di Venezia del 1400. «La Repubblica onorò e riconobbe al principe queste vittorie.»
Il Processo ai Candidati, la sera al Teatro Filippini
Il Principe non si nomina: si elegge, e ogni anno il Comitato Rionale dei Filippini rinnova la tradizione. Le elezioni si fanno in due fasi. La mattina è pubblica, in piazza, e tutta la popolazione veronese può esprimere la propria preferenza votando uno dei candidati. L'altra è alla sera, al Teatro Filippini, dove alla presenza della «Quarantia» del Rione, cioè dei maggiorenti del quartiere, eletti dalla popolazione filippinata, si svolge il «Processo ai Candidati».
Tre avvocati di gran nome, con eclatanti accuse, arringhe di ogni genere ed accorate difese, istruiscono il «Processo ai Candidati». A conclusione delle arringhe la Quarantia pronuncia il verdetto ed insedia il nuovo Principe Reboano. Quella del Reboano è la terza maschera per importanza storica del Carnevale Veronese. Di recente la sfida si è aperta tra 3 candidati per diventare il 75esimo principe Reboano: tre pretendenti che si sono sottoposti al giudizio del quartiere e della corte.
La discesa del fiume e il rito dell'acqua
Il giorno della maschera è il Sabato Filippinato, il sabato della settimana del Carnevale, giorno in cui si tiene anche la regata storica: in quell'occasione viene rinnovato il rito dell'arrivo del Principe a Verona con lo sbarco sull'Adige, dove ad attenderlo vi sono tutte le maschere veronesi. Le maschere si imbarcano su dei gommoni e navigano il fiume da Castelvecchio fino alla Dogana, in ricordo della partenza, e del ritorno, del Reboano per le Crociate. Il Principe deve essere un coraggioso, perché non è facile discendere in canoa l'Adige d'inverno. Di recente il principe ha navigato ornato di nuove vesti, con un abito blu intarsiato di elementi dorati, sulla moderna «Marangona» ecologica, cioè un gommone, attorniato dai fedeli terzieri, mentre lo stendardo con impresso il suo nome giungeva nel primo pomeriggio alla Dogana, cuore del quartiere Filippini.
Nella ricostruzione originale il ritorno era ben più sontuoso: una nave, la «Marangona», con magnifico seguito, enormi ricchezze e il proposito rinnovato di beneficenza, generosità e concordia; e dopo il trionfo veneziano quello veronese, al Ponte delle Navi, attraccando alla Dogana.
Secondo la tradizione Reboano tornò con le mani sporche di sangue e il desiderio di lavarle, per abbandonare ogni moto di guerra e dedicarsi alla pace: stanco della violenza e della guerra, «dopo un periglioso navigar», tornò a Verona dedicandosi a fare da paciere nei conflitti tra i rioni cittadini. Per questo il primo gesto del figurante che lo ricorda, una volta arrivato alla Dogana, è quello di purificarsi nelle acque dell'Adige. La maschera in carica deve bagnarsi le mani nel vino rosso, a simboleggiare il sangue versato durante le Crociate, per poi lavarsi con l'acqua del fiume raccolta durante la traversata; recita un giuramento in cui si impegna ad amministrare con benevolenza il suo regno sui filippinati, e solo allora può fregiarsi del titolo di Re dell'Adige. In una delle ultime celebrazioni il principe, Gianbattista Moscheni, ha invitato i veronesi a restare con le mani «monde» dal sangue della guerra, confidando che «l'Adige porti via con sé ogni impurità».
Allo sbarco segue il corteo. Le maschere percorrono il quartiere accompagnate dalla banda di Mozzecane e dalle majorettes di San Michele, acclamate da un gruppetto di temerari residenti, fino all'ex Macello, dove si tiene l'investitura ufficiale; la sfilata poi risale dal rione Filippini fino a piazza Bra.
Quadrotti bianchi e rossi, e uno strofinaccio alla cinta
I vestiti sono quelli del 1100/ 1200, ai tempi dei crociati, rivisti negli anni, in epoca di pace, in chiave più moderna. Originariamente il costume aveva caratteristiche precise: pantaloni sotto al ginocchio e corpetto a quadrotti a colori bianco e rosso, cappello a tre punte con la piuma come usava in quei tempi, e alla cinta uno strofinaccio detto «borass», a simboleggiare lo status di servo.
La maschera della riva destra, fra le altre di Verona
El Principe Reboano de la concordia è la maschera del quartiere storico della città, lungo la riva destra dell'Adige, e a Verona ogni maschera rappresenta un quartiere ben preciso: il Barone Senzatetto viene da Veronetta, il Re Sole è il quartiere Borgo Milano, il Re della Stanga è del quartiere Croce Bianca, la Donzella arriva dal quartiere Borgo Nuovo, il rione di Santo Stefano è rappresentato dal Duca della Pignata e dal Dio dell'Oro, incoronato in piazza Erbe. Il protagonista indiscusso resta il Papà del Gnoco, re del Bacanàl del Gnoco.
Il carnevale di Verona sfila con i carri allegorici l'ultimo venerdì prima della Quaresima, il Venardì Gnocolàr, mentre il giorno del Reboano è il sabato della settimana del Carnevale, quello della regata e dello sbarco.
Una maschera nata in archivio
La maschera del quartiere fu ideata dopo lunghe ricerche storiche. Nelle esposizioni dedicate al Principe Reboano si vedono foto antiche, i vestiti del Principe Reboano e della sua corte, e documenti e articoli di giornale dal 1951 ai giorni nostri.