Prima D'oc a Demonte 2027 - Le ghironde e le cornamuse che aprono la stagione delle danze
Ricorrenza a data fissa.
A Demonte, in Valle Stura, in provincia di Cuneo, c'è una festa che non celebra un santo né un raccolto: celebra l'inizio della stagione dei balli. Si chiama Prima D'oc, dura tre giorni, ed è «la festa occitana che apre l'anno delle danze e degli incontri tra Italia e Francia», nonché la più importante manifestazione di musica e cultura occitana della primavera.
Dal 2005 è anche l'avvio del festival Occit'amo, dedicato alla cultura e alla lingua occitane, che poi distribuisce i suoi eventi su tutto l'anno. Qui, per tre giorni, liutai, musicisti e pubblico si incontrano per le strade e per le piazze in un continuo scambio.
Le bande che nascono in due giorni
Il meccanismo della festa è la cosa che la distingue da un festival di musica popolare. Prima D'oc nasce dalla volontà di creare «gruppi di suonatori» che, dopo uno stage di affiatamento, danno vita a occasionali «bande»: formazioni che non esistevano prima e che dopo non esisteranno più.
Quelle bande mettono insieme gli strumenti della tradizione occitana — organetto, cornamusa, ghironda, flauto e galobet — integrati con altri strumenti come chitarra, fisarmonica, violino, arpa, tromba e percussioni. E chi le compone non è selezionato: suonano insieme suonatori esperti e principianti, insegnanti e allievi, ognuno con una diversa esperienza, tutti appassionati alle musiche della tradizione occitana.
I vari strumenti hanno prima uno spazio e una connotazione propri, e poi si uniscono — dopo due giorni di studi e approfondimenti — «in un insieme unico e irripetibile», suonando lungo le vie di Demonte.
Un catalogo di strumenti che nessuno conosce più
Gli strumenti si contano uno per uno. C'è la ghironda dei suonatori ambulanti «che segnarono un'epopea plurisecolare fatta di viaggio, avventura, racconti e incontri». Ci sono le cornamuse, «formidabile panoplia di otri che catturano il vento per farne gioia o lamento»: in Occitania se ne conta una decina di tipologie differenti, dalla minuscola boha delle Lande alla Bodega gigante della Montagna Nera.
Ci sono gli oboi pirenaici, guasconi, lengadociani, figli di quegli strumenti nobili che si ammirano negli affreschi del castello della Manta. Ci sono i flauti: il fifre, «marziale figlio della strada e delle battaglie», e il galobet, «raffinato accompagnamento delle feste provenzali». E ci sono i violini dei poveri — «fiddle non violin» — insieme a lhi semitons e lhi armònis, le «fisarmoniche dell'ultima allegria contadina».
Tutti da suonare per il ballo, che da queste parti è stato riscoperto e si è diffuso sempre di più: un momento di socializzazione e di cultura, non un intrattenimento.
Dai Pirenei alla Calabria
Prima D'oc è un raduno transfrontaliero, e la geografia dei partecipanti è il suo argomento. Arrivano dalla Provença, dalla Contea di Niça, dal Lengadòc, dall'Auvernha, dalla Gasconha, e poi dalle terre sorelle Aragona, Catalonha e Calabria, questa con le zampogne — a testimoniare, scrivono gli organizzatori, «che la musica popolare ci fa stare insieme da qualsiasi posto noi arriviamo».
L'occitano che tiene insieme quei luoghi è una lingua romanza, parlata nel sud della Francia, nella Val d'Aran in Spagna e in alcune valli alpine italiane, per larga parte in Piemonte: uno spazio culturale e linguistico che da oltre un millennio ha in quella lingua il suo punto d'incontro.
Il paese per tre giorni
Nelle vie di Demonte si tiene il mercato dell'artigianato e della liuteria, che propone strumenti musicali e non solo, mettendo in mostra il sapere manuale e tecnico della tradizione occitana. Intorno ci sono seminari, concerti, balli e animazioni di strada, appuntamenti conviviali e l'esposizione di liuteria.
Ci sono poi i momenti che si ricordano uno per uno: la Santa Messa al Palatenda, accompagnata dai canti occitani preparati durante lo stage del sabato; la passeggiata guidata che porta all'Anfiteatro della polveriera per un concerto di cornamuse; la proiezione gratuita del docufilm «La Grande Orchestra Occitana», il racconto corale di un'esperienza che unisce musicisti dai 7 ai 70 anni; gli spettacoli teatrali; e infine un Gran Ballo Finale. In paese si contano un centinaio di musicisti e un numero incalcolabile di ballerini.
Perché è nata
C'è una ragione dichiarata, e non è turistica. Prima D'oc, racconta chi l'ha ideata, «è nata dal desiderio di offrire un'occasione di risonanza delle molteplici esperienze didattiche che si consumano nel corso dell'anno e che coinvolgono moltissimi studenti, di ogni età, che scelgono di imparare a suonare uno strumento tradizionale». Serve, cioè, a dare un palco a chi ha studiato tutto l'inverno.
Era cominciata «come piccolo incontro dei miei allievi e pochi altri amici, in tempi pionieristici», ed è diventata negli anni «una celebrazione orgogliosa del contrabbando musicale occitano». Dietro c'è una storia più lunga: una nuova consapevolezza dell'identità occitana, sbocciata a partire dagli anni Sessanta nelle valli piemontesi, che ha cambiato il corso di un genere musicale che sembrava destinato alla mera esecuzione di brani tradizionali.
L'identità occitana, scrive chi la racconta, è strettamente connessa al suono di violini, ghironde e organetto, ai passi di balli che muovono moltitudini danzanti e a riti collettivi che nella festa trovano la declinazione più autentica dell'avvicendarsi delle stagioni. Prima D'oc è esattamente questo: il rito con cui si dichiara che è finito l'inverno.
Come arrivare alla festa
La festa a Demonte si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Borgo San Dalmazzo, a 17 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Cuneo Centro, e il tragitto è di 30 chilometri per 33 minuti di guida.
Altre feste in zona
Nella stessa provincia, altre feste antiche.
- Cantar Maggio a Magliano Alfieri — maggio
- Danza delle Spade a Bagnasco — maggio
- Artico Festival a Bra — giugno