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Rosario Fiorito ad Alagna Valsesia 2026 - Le sette soste dagli alpeggi alla chiesa di Sant'Antonio

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
4 ottobre 2026
Dove chiesa di Sant'Antonio, Alagna Valsesia

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.

Ad Alagna Valsesia, in provincia di Vercelli, la festa dei Walser non si fa in piazza: si fa camminando in discesa, dai 1850 metri di un alpeggio fino ai 1385 della chiesa di Sant'Antonio. «Rosario fiorito» è il nome che i Walser danno a questa processione, che si snoda sui sentieri di montagna — e si tiene la prima domenica del mese di ottobre.

Non è una data scelta a caso. È il momento in cui i pastori lasciano gli alpeggi e riconducono le mandrie più a valle: prima che l'inverno giunga impietoso, si ringrazia e si prega la Vergine Maria per la protezione accordata ai pastori, per la buona stagione trascorsa, per il raccolto — e infine per i defunti, specie per coloro che in montagna hanno perso la vita.

Due ore di cammino, sette soste

La processione parte dalla cappelletta in roccia sotto la parete del Flua, lungo il sentiero del Barba Ferrero. Uomini, donne e bambini, vestiti coi loro abiti tradizionali, accendono le candele nelle lanterne e cominciano a pregare in latino e nell'antica lingua di origine alemannica: il «Titsch», talvolta scritto anche «Tizschu».

Dopo alcuni minuti di raccoglimento il corteo, solenne e umile, adornato di pochi addobbi tra i quali lo stendardo della «Confraternita della Madonna del Rosario fiorito», comincia il pellegrinaggio verso valle, attraverso prati e boschi di larice.

Le soste sono sette, agli alpeggi di Schafejaz, Blatte, Bitz, Pile e Stigu. A ognuna vengono intonati inni e canzoni, recitate preghiere e offerti fiori di montagna alla Madonna: a ogni mistero si pratica il rito di lanciare petali e fiori. Sono due ore di cammino, e alla settima sosta — la chiesa di Sant'Antonio, sul sentiero per Alagna — il rito si conclude con la Santa Messa e il Te Deum.

Il ghiacciaio, le anime e la colomba

Il rito è tramandato dal lontano 1683, e porta con sé una leggenda che spiega perché si guarda in alto, verso il ghiaccio.

Si narra che alla mezzanotte del 2 novembre, la notte dedicata ai defunti, le anime dei morti escano dai loro cimiteri per salire in lunga processione verso i ghiacciai, con il dito mignolo acceso come una candela. Dai ghiacciai gli spiriti puri ascendono al cielo, mentre le anime dei peccatori si immergono nel ghiaccio, armate di uno spillo, cercando di tornare in superficie. Quando il ghiacciaio è completamente trafitto, una colomba bianca si solleva da un crepaccio: simbolo del perdono e della liberazione delle anime.

Da qui viene anche l'usanza che i bambini ricordano meglio di tutte: la parte finale è sempre stata quella più apprezzata da loro, perché si faceva merenda tutti insieme e venivano gettati gli avanzi nei crepacci per nutrire le anime che lì vivevano.

L'anno in cui diventa il raduno di tutti i Walser

Quella che nasce come processione di un paese, ogni tre anni assume un tono più solenne: il gruppo di fedeli si rinfoltisce con la partecipazione di tutte le comunità walser del sud del Monte Rosa, e la processione si colora delle tinte degli antichi costumi.

Negli anni ordinari agli abitanti di Alagna si aggiungono le comunità Walser di Rima, Rimella, Carcoforo, Macugnaga e Gressoney; nell'anno del raduno arrivano anche le rappresentanze di Bosco Gurin, Formazza, Campello Monti, Ornavasso e Issime. Ad aprire il corteo, come trecento anni fa, è l'originario stendardo della Confraternita del Rosario fiorito.

È lo stesso appuntamento che il gruppo folkloristico di Alagna ha sempre onorato: dall'anno della sua fondazione partecipa al «Walsertreffen», la manifestazione triennale che vede riuniti in una grande festa tutti i Walser d'Europa.

Costumi del Duecento e partiture ritrovate

La minoranza di Alagna proviene dalla valle di Goms, nell'alto Vallese Svizzero, e dell'antica comunità tedesca mantiene ancora caratteristiche riscontrabili oggi nel patrimonio architettonico, linguistico e culturale del paese.

Si vede addosso alla gente. I costumi sono di diverse epoche, a partire dal Settecento, e alcuni tessuti — i «landtuach» — risalgono al XIII secolo: sono considerati tra i più antichi dell'arco alpino.

Il gruppo folkloristico che li indossa è composto da 35 persone, tra adulti e bambini, dai 9 ai 70 anni, ed è accompagnato da fisarmonica, chitarra, sassofono, bassotuba, tamburello, «ribebba» e «raspa». La maggior parte dei canti è nell'originale lingua tedesca parlata dagli Alagnesi fin dal loro insediamento in Valsesia, e i balli sono espressione di vita quotidiana. Del repertorio antico sono state recuperate 14 partiture musicali ballabili da un vecchio manoscritto datato 1893, di Giovanni Ronco di Alagna; altre portano la dicitura «Dopolavoro di Alagna».

Chi l'ha inventata

L'origine della processione ha due nomi e una ricorrenza. Furono Petrus de Paulis, rettore della parrocchia di Alagna, e l'abate Giacomo Vasina, cappellano del vicino vallone di Otro, a decidere di celebrare con una processione il venticinquesimo anniversario della Confraternita della Madonna del Rosario.

Quella tradizione si è interrotta e poi è tornata a rivivere, per iniziativa del paese, un quarto di secolo fa. Oggi cammina di nuovo ogni ottobre, sugli stessi sentieri.

Come arrivare alla festa

La festa ad Alagna Valsesia si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Varallo Sesia, a 37 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Gravellona Toce, e il tragitto è di 70 chilometri per circa un'ora di guida.

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