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I falò della vigilia di Natale: perché si accendono

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La sera del 24 dicembre, in molti paesi italiani, si accende un falò. La spiegazione che si tramanda è che serva a scaldare la venuta del Signore nella notte fredda; quella degli studiosi è più antica, e riporta al solstizio d'inverno e al ritorno della luce.

I sinodi cristiani provarono a proibirli.

Due spiegazioni per lo stesso fuoco

La motivazione popolare è dichiarata nelle formule locali: il fuoco serve a scaldare la venuta del Signore nella fredda notte di Natale, e ad attendere la nascita del Bambino.

L'origine però viene ricondotta a riti pagani poi passati al cristianesimo, e in particolare ai riti del solstizio d'inverno, che miravano a propiziare il ritorno della luce solare. Il Natale stesso è collegato al ritorno della luce diurna dopo il solstizio.

C'è una prova indiretta di questa antichità: nel secolo VIII i sinodi cristiani tentarono di abolire i falò proprio in quanto riti pagani. In Europa i contadini li accendevano in vari giorni dell'anno — la vigilia d'Ognissanti, il Natale, la vigilia dell'Epifania.

Sullo sfondo c'è la data: nel 274 d.C. l'imperatore Aureliano introdusse a Roma il culto del Sol Invictus e proclamò il 25 dicembre festa del Dies Natalis Solis Invicti.

Quando si accendono

L'orario non è casuale: quasi ovunque il falò si accende con la messa, prima o dopo.

Il falò che predice l'annata

A Masserano il fuoco fa anche da presagio.

Il falò si accende con l'auspicio di portare «abbondanza, pace e serenità», e si guardano le faville: se volano verso est, l'anno che viene porterà abbondanza di pane e vino.

La legna raccolta porta a porta

A San Giovanni in Fiore, in Calabria, i falò della notte di Natale si chiamano Focere e si accendono nei vari rioni.

Il modo in cui si prepara la catasta racconta molto del rito: la legna si raccoglie diverse settimane prima, bussando porta a porta e ricevendo i ciocchi in offerta. In Calabria questi fuochi si chiamano anche Fòcari, Fuoco della Vigilia o Luminare, e fondono spiritualità cristiana e tradizioni agresti.

Le torce di Agnone

Ad Agnone, in Molise, il rito prende un'altra forma: l''ndocciata si svolge la vigilia di Natale al tramonto, con i partecipanti che portano grandi torce fatte a mano, poi bruciate insieme in un enorme falò. Dal 2011 è riconosciuta come Patrimonio d'Italia per la Tradizione dal Ministero del Turismo, ed è candidata a patrimonio immateriale dell'UNESCO insieme agli altri riti del fuoco molisani.

Gli stessi fuochi in Louisiana

La tradizione ha un ramo americano, e la sua storia mostra come questi riti si spostino nel calendario.

Lungo il Mississippi si accendono oltre cento falò, costruiti con legno, petardi e talvolta bambù. La tradizione è fatta risalire alla fine del XIX secolo: a St. James Parish agli anni Ottanta dell'Ottocento, e i documenti più antichi mostrano roghi nel 1865, ma in una parrocchia vicina e durante la festa di San Giovanni Battista. La festa migrò al Natale intorno al 1900.

I padri maristi erano arrivati al Jefferson College di Convent nel 1864, e i fratelli costruivano i fuochi sulla riva del fiume.

Le spiegazioni che si danno lì sono tre: i falò guidano Papa Noël, segnalano la strada ai fedeli diretti alla messa di mezzanotte, o aiutano a trovare gli accessi alle case sul fiume. Alcuni ritengono che la tradizione sia stata portata da coloni tedeschi e francesi.

Oggi il Festival of the Bonfires dura tutto dicembre, con un rogo acceso ogni notte e l'accensione simultanea delle torri rimaste alla vigilia di Natale.

Domande frequenti

Perché si accendono i falò la vigilia di Natale?

La spiegazione tradizionale è scaldare la venuta del Signore; l'origine viene però ricondotta ai riti pagani del solstizio d'inverno per propiziare il ritorno della luce.

A che ora si accendono?

Dipende dal paese, ma quasi sempre in rapporto alla messa: alle 18 a Gorfigliano e Minucciano, alle 22 a Camporgiano, dopo la messa delle 22.30 a Misinto.

Chi prepara la catasta?

In molti paesi la comunità: a San Giovanni in Fiore la legna si raccoglie porta a porta nelle settimane precedenti, a Misinto se ne occupano i diciottenni.

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