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Natale · Presepi

Come si organizza un presepe vivente: figuranti, botteghe, mestieri

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Per organizzare un presepe vivente servono tre cose: un numero di figuranti fra i cinquanta e i duecentocinquanta, una serie di postazioni fisse lungo un percorso — da quindici a cinquanta — e i mestieri di una volta rifatti con attrezzi veri. Il resto lo dà il paese.

Nessuna di queste tre cose si compra.

Quanti figuranti

Il numero dipende dalla dimensione del borgo, e la forbice è ampia:

I figuranti sono gli abitanti: a Ruota il presepe è realizzato dagli abitanti stessi e coinvolge l'intero paese; a Pietravairano sono almeno un centinaio di residenti; a Calatafimi-Segesta partecipano i cittadini che indossano gli abiti di un tempo.

Quante postazioni

La seconda misura è il percorso, diviso in tappe. Quindici postazioni a Camaiore, ventitré a Segno, quaranta a Calatafimi-Segesta, e a Modena si arriva a una cinquantina di quadri.

Le tappe si distribuiscono nei luoghi che il borgo ha già: a Cerreto di Spoleto il percorso attraversa tutto il centro storico, toccando piazza Pontano, l'ex chiesa di San Nicola e il museo «Il Ciarlatano», dove viene allestita la natività.

I mestieri

È la parte che dà il nome alla manifestazione, e l'elenco di ciò che si vede è lungo: fabbro, falegname, calzolaio, sarta, norcino, arrotino, maniscalco, casaro, bottaio, scalpellino, vasaio, liutaio, ceramista, impagliatore di sedie, canestraio, pescatore, fornaio, oste, fruttivendolo, ricamatrice, lavandaia, scrivano.

Accanto ai mestieri ci sono le lavorazioni: panificazione, lavorazione del ferro, filatura della lana e tessitura a Custonaci, insieme alla produzione di formaggi; a Ruota i laboratori ricostruiti sono quelli della tessitura di castagno, salice e vimini, con la produzione di corbelli, ceste e canestri, e vi si rifanno frantoio, metato e mulino.

A Fanano compaiono anche uomini con i tabarri e donne con i fazzoletti, e agricoltori battitori di grano.

Il punto è che i mestieri non si mimano: si usano strumenti e attrezzi d'epoca, e gli artigiani lavorano davvero i materiali che hanno a disposizione.

Dove si mette la scena

Il presepe vivente non costruisce una scenografia: occupa quello che c'è.

I dettagli che cambiano la serata

Tre accorgimenti ricorrono nei presepi meglio riusciti:

Ogni quanto si fa

Non tutti i presepi viventi sono annuali. A Fanano si organizza ogni due anni dal 2010; a Pietravairano la manifestazione è nata nel 2003; a Calatafimi-Segesta va in scena nel quartiere Ficareddi.

Le date si concentrano fra il 26 dicembre e il 6 gennaio, con orari serali — a Cerreto di Spoleto, per esempio, dalle 17 alle 19.30.

Curiosità in pillole

A Calatafimi-Segesta, dentro la Grotta, la Sacra Famiglia con il bue e l'asinello è accompagnata da bambini, pastori e angeli: le uniche figure del presepe che non hanno un mestiere da mostrare.

Domande frequenti

Quanti figuranti servono per un presepe vivente?

Da una cinquantina nei borghi piccoli a circa duecentocinquanta nei paesi che coinvolgono tutta la popolazione, come Modena e Fanano.

Quali mestieri si rappresentano?

Fabbro, falegname, calzolaio, sarta, norcino, arrotino, maniscalco, casaro, bottaio, scalpellino, vasaio, liutaio, ceramista, impagliatore, canestraio, pescatore, fornaio, oste, ricamatrice, lavandaia e scrivano, con strumenti e attrezzi d'epoca.

Dove si allestisce?

Nei luoghi che il paese ha già: centri storici, cantine e palazzi antichi, grotte naturali, uliveti. Le botteghe si ricavano nelle abitazioni, non si costruiscono da zero.

Quando si tiene?

Di solito fra il 26 dicembre e il 6 gennaio, in orario serale. Alcuni paesi lo organizzano ogni due anni invece che ogni anno.

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