Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Natale » Presepi

Natale · Presepi

Di che cosa è fatto un presepe: sughero, terracotta, cartapesta, stoffa

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il materiale di un presepe cambia con la geografia: in Sicilia si usa soprattutto la terracotta, in Puglia la cartapesta, in Sardegna il sughero, al Nord la carta o il gesso. A Napoli convivono tutti, in parti diverse della stessa statuina.

La scenografia e le figure, però, non sono mai fatte della stessa cosa.

MaterialeDove si usaChe parte fa
SugheroSardegna, e ovunque per la scenografia napoletanala base, le rocce, lo «scoglio»
TerracottaSicilia, Napoli, Salentole statuine intere, oppure testa, mani e piedi
CartapestaPuglia e Salento, Napoli dal Seicentoil corpo delle figure e parti della scenografia
StoffaNapoli e Salentogli abiti, cuciti su un'anima di fil di ferro
Legnomontagna, e la struttura portante ovunqueassi della base e figure intagliate

Il sughero

Il sughero fa il paesaggio. Nel presepe napoletano la base è in legno ricoperto di sughero, e la struttura ha un nome preciso: lo scoglio, fatto di sughero, legno e cartapesta.

Il sughero non si applica grezzo: si stucca con polvere di sughero, vinavil e carta, e nella scenografia si accompagna a gesso e stucco. Nel presepe cortese di Teramo, per esempio, convivono legno, corteccia di sughero, cartapesta, stucco e gesso.

In Sardegna il sughero non fa solo il paesaggio: ci si fanno i presepi interi.

La terracotta

È il materiale delle figure, e la regola napoletana dipende dalla misura:

Nel presepe napoletano popolare i pastori sono completamente in terracotta, alti una decina di centimetri, ottenuti con lo stampo e poi rifiniti e dipinti a mano. Nel presepe settecentesco il volto è in terracotta e gli occhi sono di vetro.

A Napoli la produzione si concentra lungo via San Gregorio Armeno. Prima del Seicento, in città, le statuine erano soprattutto in legno e terracotta.

La cartapesta

La cartapesta entra fra il Quattrocento e il Cinquecento perché è più leggera ed economica, e nel Seicento i napoletani cominciano a produrre statue in cartapesta su larga scala: un documento del 1645 attesta pastori in cartapesta rivestiti di stoffa.

Il vantaggio era la libertà: si aggiunge e si modifica con facilità. Entro il Settecento le figure in cartapesta riempivano chiese, edifici civici e case dell'Italia meridionale, animali e personaggi di lavoro compresi.

La scuola più nota è quella leccese, tradizione salentina che risale al Settecento e che fu inaugurata da Pietro Surgente, detto Mesciu Pietru de li Cristi. Il procedimento:

1. il corpo si modella con paglia e spago su un'anima di filo di ferro; 2. si aggiungono testa, mani e piedi in terracotta; 3. le vesti si fanno con fogli di carta pesante imbevuti di colla di farina; 4. l'ultima fase prima della colorazione si chiama focheggiatura.

La stoffa e il fil di ferro

L'ultimo materiale è quello che rende le figure vive. Le statuine napoletane più grandi hanno un'anima di fil di ferro rivestita di stoppa, che le rende mobili: si possono mettere in posa.

Sopra ci vanno abiti veri, cuciti con stoffe diverse a seconda del personaggio — e nei presepi di pregio con seta e pelle reali.

Quando il materiale è quello che c'è

Fuori dalle scuole storiche, il presepe si fa con quello che il posto offre:

Fra i presepi conservati c'è anche quello dei frati cappuccini di Cagliari, datato 1948.

Come si riconosce a colpo d'occhio

Tre prove rapide, in ordine di velocità:

Domande frequenti

Di che materiale sono le statuine del presepe?

Dipende dalla misura e dalla scuola: sotto i 15 centimetri sono di terracotta piena; fra i 18 e i 40 hanno testa, mani e piedi in terracotta e il corpo di fil di ferro e stoppa vestito di stoffa. In Salento il corpo è di cartapesta.

Che cos'è lo scoglio del presepe napoletano?

La struttura che fa da paesaggio: legno rivestito di sughero, stuccato con polvere di sughero, vinavil e carta, insieme a gesso e cartapesta.

Qual è il materiale tipico di ogni regione?

Terracotta in Sicilia, cartapesta in Puglia, sughero in Sardegna, carta o gesso al Nord. A Napoli si usano tutti insieme.

Che cos'è la focheggiatura?

L'ultima fase della lavorazione della cartapesta leccese, prima della colorazione.

Da leggere