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Presepe di Pane a Olmedo con oltre centosessanta personaggi 2026

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Presepe di Pane si visita a Olmedo, in provincia di Sassari, dal giorno di Natale all'Epifania. È allestito nella chiesa romanica di Nostra Signora di Talia, principale monumento del paese, e le panificatrici modellano con la pasta di pane ogni statuina: oltre alla capanna della Natività ci sono il pastore con le pecore, il pescatore che pesca nel ruscello con l'acqua corrente, la massaia che cuoce il pane, e poi le case tipiche della zona e i nuraghi del territorio. I personaggi sono oltre centosessanta, e ogni anno se ne aggiungono di nuovi.

La croce e le donne che custodiscono il pane

A Olmedo il pane riveste un ruolo fondamentale, e lo testimoniano le iniziative che da anni lo celebrano: la Mostra del Pane e il Presepe di Pane. È l'alimento che da lungo tempo ha rappresentato la base principale dell'alimentazione di ogni famiglia sarda, e nell'isola la panificazione ha sempre assunto un alto valore simbolico, accompagnando la ritualità con cui si scandisce l'immutabile ciclo della vita: ci sono i pani per il battesimo, quelli per le nozze e quello in ricordo dei defunti.

La stessa sacralità sta dentro ogni fase della lavorazione. Una croce viene incisa sulla pasta inacidita che funge da lievito naturale, e le panificatrici, prima di impastare la farina, si fanno il segno della croce. Sono le donne le interpreti imprescindibili di questo lavoro, depositarie e custodi di saperi antichi tramandati per generazioni, e quei saperi sono segni distintivi di appartenenza alla comunità.

Sa madrighe e le ore della lievitazione

La panificazione artigianale secondo il sistema tradizionale prevede tecniche di lavorazione articolate e complesse, e comincia molto prima del forno. Il primo passo è la preparazione del lievito naturale, «sa madrighe», ricavato dalla pasta inacidita conservata dalla panificazione precedente — «su fremmentasu» — con l'aggiunta di una piccola quantità di acqua tiepida e di farina. A questa si unisce altra farina, solitamente semola di grano duro, nella quantità desiderata, fino a ottenere un impasto morbido e consistente: è il «cumassare». L'impasto viene poi diviso in diverse parti per lavorarlo più agevolmente, ed è il «cariare»; l'abilità delle donne deve far sì che le varie parti risultino omogenee, e sono loro a regolare la durata della lavorazione, che dipende dal tipo di pane che si vuole produrre. Infine l'impasto si predispone per la lievitazione, il «pesare». Dopo alcune ore si può cuocere nel tradizionale forno a legna.

Chi lo fa da una vita racconta i tempi con precisione. Già la sera prima si comincia a preparare la pasta madre, sciogliendo in poca acqua tiepida il fermento, cioè un pezzo di pasta dell'impasto precedente; nell'acqua in cui si è sciolto il fermento si impasta la farina, si fa una croce, si spolvera sopra una manciata di farina, si copre con una coperta e si lascia lievitare per dieci-dodici ore. Poi si setaccia la farina — semola, semolato o farina di grano duro, rigorosamente coltivato e macinato in Sardegna — si aggiunge un po' d'acqua e la pasta madre, e si lavora il pane. Quando è stato lavorato bene si aggiunge il sale, che non deve mai essere messo a contatto con il lievito perché rallenterebbe la lievitazione.

Da lì in avanti le strade si dividono, e le divide l'acqua. Per su pane oltadu in telu si continua a lavorare aggiungendo l'acqua a mano a mano, fino al settantacinque per cento rispetto alla farina iniziale, così che l'impasto si ammorbidisca bene; si lascia lievitare in massa per circa un'ora e mezza, si fanno le forme e si fa lievitare ancora due o tre ore. La pasta dura di su pane russu ha invece circa il cinquanta per cento di acqua: le forme si fanno appena finito di lavorare l'impasto e si lasciano lievitare quattro o cinque ore, poi la pasta si apre con le forbici e si inforna a un calore di centottanta-duecento gradi. Su pane oltadu in telu si prende dal telo dove è stato messo a lievitare, si infarina leggermente e si inforna a duecentoquaranta-duecentocinquanta gradi.

Le forme che il pane prende a Olmedo

Le tipologie sono numerose, dalle forme uniche e originali, e si distinguono in pani a pasta morbida e pani a pasta dura. Fra i primi c'è «sa covazza», una soffice focaccia; «su pane oltadu in telu», di forma allungata, fatto lievitare su appositi teli che ricoprono i pani, che per la sua consistenza poteva essere conservato oltre una settimana; «su pane coccu», di uso quotidiano, ottenuto dopo una lunga lievitazione e riconoscibile dalla particolare foggia a ciambella; «su ferru 'e caddu», prodotto con semola di grano duro, dalla forma ellittica, con precise incisioni ad arco in superficie — una spianata più spessa.

Poi c'è «su pane russu», con crosta e mollica compatta, che si presenta in diverse fogge: «sa lotura», a corona, e «sa trizza», che ricorda la treccia dei capelli, spesso decorati sforbiciandone la sommità come il caratteristico «tittas de monzas». Il pane fine si realizza in due varianti: il «piccadu», finemente decorato con timbri lignei e rotelle, che veniva prodotto in occasione di grandi eventi, e il tradizionale, circolare, piatto, morbido e senza mollica, riconducibile alla cosiddetta spianata.

Alle ricorrenze è legato «su cotzulu de s'ou», realizzato in varie fogge — treccia, cestino, corona, forme ovali, a cuore, fantasia varia — e contenente al centro un uovo sodo, regalato in occasione della Pasqua. Una particolarità è «sa covazza berda», più simile a un dolce che a un pane: farina impastata con grasso di maiale, la «berda», con l'aggiunta di uva passa e un velo di zucchero in superficie.

Pane fioridu, le imprentas e la lucidatura

In occasione di cerimonie di particolare rilevanza — matrimoni, battesimi, fidanzamenti, festività liturgiche — il pane assumeva un ruolo di primo piano. Nella preparazione del pane nuziale venivano coinvolti i parenti e le amiche della sposa, e con loro alcune donne dalla comprovata abilità nel modellare e decorare la pasta. Quel pane finemente ricamato e ornato prese il nome dai motivi floreali che spesso ne caratterizzavano l'aspetto: «pane fioridu», pane fiorito. Abbelliva le tavole imbandite dei banchetti, e qualche volta veniva donato come bomboniera in ricordo dell'evento.

Oggi quel pane torna dalle mani esperte delle panificatrici olmedesi, che recuperano e rinnovano le antiche tradizioni e le offrono all'ammirazione del pubblico. I pani sono arricchiti da minute sculture di pasta, tutte legate all'iconografia tradizionale, applicate in superficie. I fiori restano i soggetti privilegiati: mazzi e rami fioriti fanno di questo pane un bene da custodire più che un cibo da mangiare. Esempio tipico sono le «loture», i pani a pasta dura dalla forma a corona che, finemente lavorati, si tramutano in preziose ghirlande.

La riscoperta di quest'arte ne ha portato anche una rielaborazione: i lavori di oggi sono vere e proprie opere, in cui la pasta, anche se non commestibile, resta la materia prima. Lavorata con l'aggiunta di additivi per garantirne la consistenza e di antiparassitari per preservarla nel tempo, dà forme estremamente originali e creative, non di rado di colori variopinti per renderle più verosimili.

Servono strumenti precisi. Le rotelle si usano prevalentemente per ritagliare e rifinire i bordi; «sas imprentas» sono i timbri con cui si imprime la superficie del pane con figure di fiori, animali, frutti. Non manca l'utilizzo creativo e fantasioso di attrezzi presi in prestito dalla cucina, coltelli e forbici, o di piccoli oggetti di casa: il ditale, il rocchetto, l'uncinetto. Alla fine arriva la lucidatura, ottenuta con la rapida immersione del pane in acqua bollente, che dà lucentezza a questi piccoli lavori.

La chiesa romanica e le statuine bianche

Il presepe è allestito ogni anno nella chiesa romanica di Nostra Signora di Talia, principale monumento del paese, che risale agli anni 1100-1125. Dal giorno di Natale all'Epifania la chiesa si popola di visitatori: il presepe resta esposto dal 25 dicembre al 6 gennaio, e in alcune edizioni le statuine bianche sono rimaste in mostra fino all'8 gennaio.

La particolarità è che tutto è fatto di pane: con il pane si modella il paesaggio e si costruiscono tutti i personaggi della sacra rappresentazione. I personaggi sono oltre centosessanta, e ogni anno se ne aggiungono di nuovi: ogni elemento è lavorato nei minimi particolari dalle artigiane locali, e richiede tempo e pazienza.

Accanto alla capanna della Natività si vedono scene di vita quotidiana dell'epoca e del posto: il pastore con le pecore, il pescatore che pesca nel ruscello con tanto di acqua corrente, la massaia che cuoce il pane o stende i panni, il contadino che lavora il formaggio. I personaggi indossano costumi tradizionali sardi e svolgono i mestieri tradizionali locali. Minuziosamente curate sono le costruzioni, dalle casette in legno ai tipici nuraghi sardi, e fra le scene compaiono la produzione del formaggio, la pesca e le faccende domestiche. Casomai fosse sorto il dubbio: il presepe di pane non si può mangiare.

Mariella, Maria Talia e il corso del Comune

Dietro le statuine ci sono due nomi. Mariella Pinna e Maria Talia Tidore sono le anime del presepe di pane da quasi vent'anni, e fino a qualche tempo fa gestivano in paese il Panificio Madrigosas. «L'arte della panificazione mi è stata trasmessa da mia madre e da mia nonna», racconta chi la pratica: facevano pane comune da mangiare quotidianamente e, su ordinazione, i pani decorati caratteristici di Olmedo.

La tradizione si rinnova ogni anno, salvo la breve pausa della pandemia, e l'amministrazione comunale cerca di tenerla viva con uno specifico corso: la prima volta vi hanno partecipato venticinque donne e un ragazzo. Parte delle statue era andata perduta, e insieme alle allieve e agli allievi è stata ricostruita.

Il lavoro si divide. Le statuette sono modellate dalle panificatrici del paese e da chi ha preso parte al corso diretto dalle due panificatrici più esperte, promosso dal Comune di Olmedo con l'assessorato alle Tradizioni guidato da Nando Sabiu, che ogni anno mette a disposizione i fondi necessari; sono invece gli uomini della Pro Loco olmedese a occuparsi del recupero dei materiali naturali — muschio, pietre, legni, piante e altro che possa servire alla composizione. Il Presepe di Pane è organizzato dalla Pro Loco Olmedo in collaborazione con il Comune, assessorato alla Cultura e Tradizioni, e con la Camera di Commercio di Sassari, all'interno del bando Salude&Trigu.

Il Presepe di Pane di Olmedo è stato mappato come presepe artistico dal Ministero della Cultura e dall'associazione Città dei Presepi, e questo gioiello che coinvolge l'intera comunità ha da tempo oltrepassato i confini della Sardegna, guadagnando fama nazionale e internazionale. Dopo l'apertura ufficiale e la benedizione da parte del parroco Don Paolo Secchi, alla quale prendono parte autorità civili e militari, la chiesa parrocchiale ospita un solenne Concerto di Natale con il Coro Polifonico Incantos di Olmedo e la Corale Vivaldi Sassari.

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Presepe di Pane a Olmedo è facilissimo. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Olmedo a un passo dal centro, 200 metri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Olmedo, e da lì restano 1,2 chilometri e 2 minuti.

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