Presepe Vivente a Caltanissetta 2026 - Betlemme agli Angeli nel Quartiere Arabo
Il Presepe Vivente «Betlemme agli Angeli» si tiene a Caltanissetta, in Sicilia, dalla notte del 24 dicembre al 6 gennaio. Si svolge nelle antiche abitazioni del Quartiere Arabo, dove i dammusi diventano botteghe di mestieri di duemila anni fa. Il presepe si tiene dal 2009 nel quartiere di San Domenico, detto «gli Angeli», e coinvolge da un centinaio a oltre centocinquanta persone a seconda degli anni.
Un presepe dentro le case, non dentro una scenografia
Il presepe vivente di Caltanissetta ha un nome proprio: si chiama «Betlemme agli Angeli». Non si allestisce in una piazza né dentro una struttura costruita apposta: si svolge nelle antiche abitazioni del quartiere, recuperate per l'occasione dall'associazione di volontari che si occupa del presepe.
L'area presepiale è il più antico quartiere della città, il Quartiere Arabo, dove fra siti naturali, antiche case rustiche o costruzioni appositamente preparate sono distribuite le scene che rappresentano gli antichi mestieri. I tipici dammusi, un tempo dimora di pastori e contadini e usati anche come ricovero per animali, vengono trasformati per accogliere le botteghe di un'antica Betlemme, fra la strada lastricata e scoscesa e i cortili nei pressi della Chiesa di San Domenico.
Sono i residenti stessi a rendere i locali simili alle locande di duemila anni fa, e cominciano presto: dalla metà di novembre si adoperano per riallestire e addobbare i locali.
La notte del 24 dicembre, sul dorso di un asinello
Il presepe non apre semplicemente: comincia con un viaggio. Dopo la mezzanotte del 24 dicembre chi interpreta la Madonna, San Giuseppe e il bambino Gesù si trasferisce sul dorso di un asinello dal quartiere alla Cattedrale, dove li attende il vescovo, che poi li riaccompagna in processione dentro il quartiere, nella casa scelta per ricreare il luogo di nascita di Gesù, e benedice il presepe.
La salita alla Cattedrale coinvolge tutti: al termine della celebrazione eucaristica notturna, preceduti dal presbitero e dagli animatori già vestiti con gli abiti che indosseranno durante tutte le serate di apertura, i presenti si spostano in processione fino alla Cattedrale Santa Maria La Nova, e da lì il corteo scende fino al Quartiere, dove sono state allestite le diverse postazioni.
Il cuore del villaggio rimane la grotta-stalla nella quale si rievoca la nascita di Gesù bambino.
I mestieri, con i nomi che avevano qui
Nei giorni successivi al Natale, tra le strette vie del quartiere e dentro le case, rivivono le raffigurazioni degli antichi mestieri già presenti in Palestina ai tempi di Gesù. I nomi sono quelli del dialetto: a cicerara, la venditrice di ceci; u ricuttaro, il casaro di ricotta e formaggi; a lavannara, la lavandaia. Accanto a loro lavorano falegnami, fabbri, scalpellini, sarte, fornai; c'è la bottega del fruttivendolo che vende i prodotti della terra e quella del caseario con le sue forme di formaggio, e si preparano la cuccia e le focacce.
La scelta di far lavorare gli strumenti veri ha una conseguenza dichiarata: ha permesso il recupero di una cultura antropologica che nel tempo è andata gradualmente perduta, restituendo agli antichi strumenti dell'agricoltura e dell'artigianato locali la loro originale funzione. Ci sono anche le degustazioni delle specialità alimentari tradizionali di Caltanissetta, e le postazioni gastronomiche offrono assaggi di pietanze tipiche.
In sostanza, è l'intero quartiere a trasformarsi nell'abbigliamento e nelle attività, e chi indossa i costumi abita lì.
Perché si chiamano animatori e non figuranti
C'è una parola che a Betlemme agli Angeli è stata cambiata apposta, e vale la pena spiegarne il motivo. La prima scelta è stata quella di indicare i volontari del presepe come «animatori» e non più «figuranti» o «personaggi».
Dietro c'è una posizione precisa della parrocchia, ripetuta negli anni: «Betlemme agli Angeli non vuole essere l'occasione di una passeggiata turistica per degustare prodotti tipici del territorio», ma «un'opportunità da cogliere per incontrarsi con il Signore che nasce nell'umiltà e nella semplicità di una casa tra le case». Da qui anche l'altro nome affettuoso con cui vengono chiamati i residenti che animano il presepe: gli «animatori della buona notizia».
L'Epifania e i Re Magi a cavallo
L'ultima giornata è quella del 6 gennaio. I Re Magi arrivano a cavallo e nel tardo pomeriggio raggiungono la piazzetta della chiesa di San Domenico, per poi muoversi verso il villaggio di Betlemme agli Angeli.
Il presepe esce dalle sue botteghe per andargli incontro: il corteo prosegue fino a piazza Garibaldi e poi rientra nel Quartiere Arabo dall'ingresso di via Medaglie d'Oro, e nel pomeriggio si rievoca l'adorazione dei Magi con la processione per le vie del centro cittadino, Sacra Famiglia compresa. Fra le scene c'è anche la rievocazione dell'entrata della sacra famiglia a Betlemme alla ricerca di una locanda dove alloggiare.
I sette Pastori itineranti
Da questo presepe è nata una cosa che il presepe se la porta fuori dai propri confini. Un gruppo di cittadini nisseni, per il periodo natalizio, ha assunto le vesti di «Pastori itineranti»: persone comuni che hanno scelto di indossare antiche tuniche contadine, visitare un presepe vivente e raggiungere la stalla dove si trova la Sacra Famiglia.
Non è un'associazione: è una delegazione del Presepe Vivente di Caltanissetta, che ha deciso di non costituirsi in forma associativa e di restare «gente comune animata dallo Spirito del Natale». Indossate tuniche di iuta e raccolto un sacco con doni e letterine, i sette Pastori itineranti il 6 gennaio sono andati a visitare la capanna del Presepe Vivente di Santa Caterina, portando letterine, doni e canti tipici.
La ragione la spiegano loro: «Al Presepe non sono arrivati soltanto i Re Magi con le loro sontuose vesti e preziosi doni ma anche gente comune vestita con indumenti modesti». Per questo scelgono di restare sconosciuti agli altri visitatori, ultimi tra gli ultimi.
Come è cresciuto
Nato come un'organizzazione spontanea dei residenti del quartiere di San Domenico, il presepe si è trasformato in un appuntamento fisso per la città. Oggi è organizzato dalla Parrocchia di San Domenico insieme all'associazione Betlemme agli Angeli, con il patrocinio del Comune di Caltanissetta, della Diocesi e della Pro Loco, ed è il frutto del lavoro di decine di volontari.
L'assetto attuale ha una data: l'attuale configurazione risale al 2009, anno in cui la qualità e il realismo delle immagini sono stati assicurati con un'accorta regia dei costumi, dei personaggi e dei percorsi. Il presepe si distende su cinque giornate, dalla notte della vigilia fino all'arrivo dei Re Magi nella stalla con il bambinello.
Il modello dichiarato è il più antico di tutti: il primo presepe vivente della storia, quello che San Francesco volle organizzare a Greccio per mostrare prima di tutto a sé stesso e poi ai suoi fratelli «l'umiltà di Dio che scende in terra». A quel gesto Caltanissetta ha voluto dedicare un segno francescano rievocativo dentro il proprio presepe.
Come arrivare alla festa
Partecipare al Presepe Vivente a Caltanissetta è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Caltanissetta Centrale a un passo dal centro, 1,7 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Caltanissetta, e da lì restano 3,4 chilometri e 5 minuti.
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