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Presepe Vivente a Panettieri 2026 - Trecento anime, 140 figuranti e 400 torce

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Presepe Vivente si tiene a Panettieri, borgo della Sila Piccola in provincia di Cosenza, in Calabria, per sei giorni fra dicembre e l'Epifania del 6 gennaio. Lungo il percorso oltre 35 postazioni mettono in scena la Betlemme di duemila anni fa, con artigiani al lavoro negli antichi mestieri e, fra le novità, una Sinagoga dove si racconta la Natività anche secondo la tradizione ebraica. Il paese conta appena trecento anime, e i figuranti sono 140: più di un abitante su tre.

È «una grande rappresentazione teatrale a cielo aperto con numeri impressionanti per il piccolo borgo della Sila Piccola cosentina di appena trecento anime, che lo colloca tra i principali allestimenti di tutto il sud Italia e, certamente, il più grande della Calabria».

Gli altri numeri vanno nella stessa direzione: oltre 35 postazioni allestite, più di 100 enormi balle di paglia per ricoprire interamente il percorso del centro storico, 10 cavalli e 5 buoi sempre in giro lungo il tragitto, una scenografia all'entrata di oltre 6 metri d'altezza e 18 di larghezza, e più di 400 torce «naturali» che illuminano tutto il percorso.

Tre mesi per costruire un paese dentro un paese

L'allestimento non è un fine settimana di lavoro. «L'allestimento del Presepe ci impegna per circa 50 giorni», dicono gli organizzatori — e il montaggio è solo l'ultima parte: «per tre mesi all'anno tutto è orientato verso la costruzione del Presepe, la viabilità cambia, le strade assumono un aspetto diverso, le piazze sono letteralmente rivestite».

A farlo è il paese. «Come ogni anno i figuranti sono gli stessi cittadini di Panettieri, che per sei giorni indossano nuovi panni ed altre vesti», e accanto a loro nel percorso ci sono le esibizioni di attori professionisti. Il presepe, del resto, «è ormai un nostro tratto identitario, è un impegno corale e faticoso che vede tutti i cittadini di Panettieri uniti».

La sceneggiatura è a cura del Parco Tommaso Campanella. Il risultato è un vero e proprio borgo nel borgo, che di recente è entrato «a far parte degli Eventi Culturali Storicizzati della Regione Calabria».

L'ingresso è una porta nel tempo

Il percorso comincia con una soglia dichiarata: «una porta, una via d'accesso, una sorta di diaframma temporale che consente di entrare in un ambiente retrodatato di 2000 anni». Da lì il viaggio si snoda «nei luoghi tra la Galilea e la Giudea, fino ad arrivare nella piccola Betlemme».

Le postazioni sono allineate lungo le stradine del centro storico: «i saggi d'Oriente, la casa di Erode, i Profeti che annunciano la venuta del Salvatore, la grotta della Natività, una Famiglia di Betlemme, la locanda, la sinagoga, il mercato, il mulino».

E poi ci sono gli artigiani all'opera negli antichi mestieri, che è la parte in cui il presepe smette di essere solo sacro e diventa memoria di questa terra: «il cestaio, le materassaie, le filatrici, la saponaia, la lavorazione del Pane, la lavorazione del latte, la lavorazione della pasta, le ricamatrici, le tessitrici, il liutaio, il fabbro, il maniscalco, l'arrotino, i pastori, il calzolaio, i taglialegna, il falegname». Fra le decine di ambienti riprodotti, dicono, «è possibile ammirare spazi, lavori, tecniche e tradizioni della storia popolare ed economica calabrese».

I personaggi che si incontrano per strada

A indicare la strada c'è il narratore del tempo, che «con suadenti parole, pronunziate tutte rigorosamente in rima baciata, invita il nutrito gruppo di curiosi viaggiatori ad entrare in questa affascinante macchina del tempo». Prima di lui, a dare l'abbrivio al percorso, c'è una contadina che «con fare gentile si confonde quasi con la natura circostante».

Poi cominciano le figure che nessun presepe di cartapesta può avere. Il pastore Benino, «pastore dormiente secondo la tradizione», riposa lungo un ruscello e, «non si sa se ebbro o in preda al delirio, farfuglia frasi che inneggiano al piacere del bere e del vino». Lo sciamano della cabala ebraica, con «le sue strane ricette per la cura di malattie e risoluzione di vari problemi». Ed Erode il Grande, che «celebra narcisisticamente la propria potenza e medita, aiutato da un buon calice, la strage di tutti i nati sotto i due anni».

I Magi lo attraversano senza cadergli fra le mani: raggiungono il Bambino seguendo la Stella Cometa, «portando doni preziosi e sfuggendo agli inganni del perfido Re». In fondo al cammino c'è la fredda capanna, «dove Maria dà alla luce il piccolo Gesù e Giuseppe tenta di dare loro conforto, calore e protezione amorevole». In alcune edizioni compaiono anche la figura di San Francesco d'Assisi e quella della «custode delle cicogne».

La Sinagoga, e il racconto ebraico della Natività

C'è una cosa che distingue Panettieri da qualunque altro presepe vivente: «la novità assoluta di questo Presepe è la presenza della Sinagoga». Dentro, «c'è anche il racconto della Sacra Famiglia non solo secondo l'aspetto cristiano, ma anche quello ebraico».

Il luogo contiene «molti oggetti caratteristici come i Menorah e la Torah, il testo sacro che si legge da destra verso sinistra», e a spiegarlo ai visitatori è Barbara Aiello, primo rabbino donna in Italia, che a Panettieri ha accettato di far parte della rappresentazione. Le sue parole dicono l'intenzione meglio di qualsiasi presentazione: «Gesù era un ebreo e viveva osservando quelle leggi e pregando i templi come questo che abbiamo ricostruito qui a Panettieri».

Il pane, che è cibo e segno

Il presepe cambia tema di anno in anno, e il tema non è un'etichetta: è il filo intorno al quale si costruisce tutto l'allestimento. Uno di questi è stato «Il Pane dal Cielo», cioè il Figlio di Dio — «un pane simbolo degli ultimi, della fraternità universale e, dunque, della solidarietà. Pane nutrimento, non solo del corpo, ma anche dello spirito». In un paese del pane è anche «un simbolo del riscatto dalla fame atavica e di un'alimentazione che riporta a valori ancestrali di un popolo che cerca di mantenere la sua identità storica e antropologica». La sua peculiarità è «essere al tempo stesso cibo e segno».

Un altro anno il filo è stato «Siamo Pellegrini di Speranza», «perché portiamo con noi le paure del prossimo, nel desiderio di condividerle e farle nostre», con tre punti sottolineati in tutto l'allestimento scenografico: «l'impegno verso gli ultimi, ascolto del grido dei poveri; la cura e custodia del creato, tutela dell'ambiente e la fraternità universale, cioè la solidarietà».

Sei giorni, e la processione finale

La rappresentazione dura sei giorni e attira migliaia di visitatori, «affascinati dai dettagli curati con maniacale precisione, dall'atmosfera resa accogliente e calda, dalle scene che inducono emozioni e stupore».

L'ultima giornata è il 6 gennaio, l'Epifania: «la fila per raggiungere l'ingresso del presepe era lunghissima». Il viaggio si chiude con una processione verso la chiesa di San Carlo Borromeo, «dove si sono intrecciati sacro e profano in un mix perfetto ed estremamente coinvolgente».

A Panettieri il Presepe Vivente «non è mai stato un semplice evento natalizio: è stato un modo di raccontarsi, di riconoscersi, di restare comunità».

Come arrivare alla festa

Arrivare a Panettieri per il Presepe Vivente chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Serrastretta-Carlopoli, a 6,7 chilometri da Panettieri, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Marcellinara ha davanti un percorso di 28 chilometri, trentadue minuti di guida.

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