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Presepe Vivente a San Polo Matese 2026 - I 500 abitanti tutti figuranti al suono delle zampogne

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
dal 26 al 27 dicembre 2026
Dove borgo antico, San Polo Matese

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 30/08/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.

A San Polo Matese, borgo della provincia di Campobasso arroccato ai piedi della catena appenninica del Matese, il presepe vivente si fa il 26 e 27 dicembre ed è il più longevo del Molise. Ma il dato che lo distingue da tutti gli altri è un altro: partecipano tutti.

Poco meno di 500 abitanti, «tutti, ma proprio tutti, dai neonati ai più anziani, Sindaco e Amministrazione Comunale compresa», sono impegnati nelle scene. Gli amministratori impersonano a titolo gratuito i personaggi storici del tempo: la Natività, i profeti, Erode e la sua famiglia.

Un paese che recita se stesso

«A San Polo Matese recitano tutti, persino lo stesso paese», scrive una cronaca locale: il borgo abbarbicato sul costone matesino si offre come scenario naturale, vero e proprio presepe di case e armenti, cime aspre, alberi e pietre, grotte e paesaggi inimmaginabili. Il centro storico, che si presta naturalmente a essere un presepe a cielo aperto, diventa una sorta di Betlemme in miniatura, con ogni angolo addobbato come una piccola bottega dove si mostrano le vecchie professioni contadine e artigiane dell'epoca.

L'idea è nata nel 1982, per iniziativa dell'allora parroco Angelo Spina, oggi arcivescovo della diocesi di Ancona-Osimo: un giovane parroco che, ammaliato dalla ruralità intatta di un borgo ormai quasi del tutto spopolato «ma vitale delle anime resilienti», pensò a una Betlemme molisana, riprendendo l'esempio del presepe di Assisi. Tutto il paese si mise all'opera; le scene aumentarono di anno in anno, e «il paese divenne del presepe dipendente». Oggi la manifestazione è promossa dalla Parrocchia di San Pietro in Vincoli insieme alla Pro Loco «Empulum», e i figuranti arrivano anche dai paesi limitrofi, da Campobasso e da Isernia.

Gli attori sono un centinaio e mezzo, fra figuranti e collaboratori, ma il paese partecipa per intero, e il presepe viene seguito con particolare intensità emotiva anche dai tanti sanpolesi nel mondo.

Dieci scene fra i vicoli

Il percorso parte dalla chiesa di Sant'Antonio, e i visitatori si inoltrano nel borgo accompagnati dai figuranti; le rappresentazioni fra i vicoli sono dieci, e le guide illustrano i paesaggi e i quadri scenici, facendo da premessa alle scene che si ripetono al cospetto dei vari gruppi di visitatori.

Si incontrano il forno per la preparazione del pane azimo, il mercato, l'esattore delle imposte, le botteghe artigiane e le locande, che per l'occasione del censimento erano stracolme di gente; nella chiesa di San Pietro si mette in scena Erode e l'obbligo del censimento richiesto dall'imperatore. Vecchi locali vengono trasformati in botteghe e abitazioni dell'antica Palestina, e le scene si ambientano nelle antiche mura, negli ovili, nelle case e nelle grotte. Lo sfondo è l'antica chiesa parrocchiale di San Pietro in Vincoli, del XIII secolo, e la torre di origine longobarda detta «Torricella».

Due cose sono specifiche di questo presepe: la scena di un matrimonio e un effetto speciale con un'accensione «guidata» al momento in cui l'angelo appare per l'annuncio ai pastori. E ce n'è una terza che si vede da lontano: sulla montagna di fronte al paese si accende una stella cadente, che è uno dei simboli della tradizione e del paese.

L'itinerario culmina nella parte più alta del borgo, nei pressi della torretta medievale, dove c'è il presepe vero e proprio: la stalla, il Bambin Gesù con Maria, Giuseppe, gli animali e i Re Magi.

Gli zampognari del Matese

La colonna sonora non è un accompagnamento, è una carta d'identità. San Polo Matese è il paese storico molisano dei suonatori di zampogna, e allo stato attuale detiene il primato per il maggior numero di suonatori: circa 60 ancora in attività.

Durante il presepe suonano zampogne e ciaramelle, e gli zampognari matesini — ormai famosi in tutto il mondo — accompagnano figuranti e visitatori lungo tutto il percorso. «Il suono delle zampogne si ode ovunque e rimbalza come un'eco profonda e piena di significato»: lo strumento è fortemente intrecciato con l'identità del Matese e di San Polo in particolare.

Costumi che sono storie

C'è una frase, in una delle presentazioni della manifestazione, che dice meglio di ogni descrizione che cosa si vada a vedere: «I figuranti non indossano costumi, ma storie. Le mani che impastano il pane, che filano la lana, che accendono il fuoco, raccontano una sapienza senza tempo. Sono gesti lenti, necessari, veri».

La visita è completamente gratuita, salvo un'offerta volontaria che copre le spese di noleggio dei costumi e l'acquisto del materiale e degli ingredienti. Perché alla fine, a ogni visitatore, vengono offerti un tè caldo e le frittelle tipiche di San Polo.

Il presepe che resta tutto l'anno

Una nota a parte merita un'altra opera, che non è la festa ma le sta accanto. Nel cuore del centro storico, nel palazzo della famiglia Rogati — oggi di proprietà comunale — si può ammirare un presepe permanente realizzato nel 1961 dall'artista spagnolo Juan Marì Oliva, con figure di Antonio Mazzeo: rappresenta fedelmente, in scala, un paesaggio della Palestina, e fu realizzato in soli sedici giorni, nell'agosto di quell'anno, in una stanza dell'abitazione di chi lo commissionò.

È un presepe di figure, visibile tutto l'anno, e non va confuso con quello vivente che il 26 e 27 dicembre riempie i vicoli. Ma dice qualcosa sullo stesso paese: che a San Polo, il presepe, lo fanno da prima ancora che diventasse una festa.

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Presepe Vivente a San Polo Matese richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di San Polo Matese, a 4,2 chilometri dal centro, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Termoli ha davanti un percorso di 5,3 chilometri, sette minuti di guida.

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