Presepe Vivente Santa Maria Goretti a Vittoria 2026 - Personaggi e antichi mestieri arabi
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 02/09/2026.
<!-- lead --> Il presepe vivente della parrocchia Santa Maria Goretti si tiene negli ultimi giorni di dicembre a Vittoria, in provincia di Ragusa: fra i locali parrocchiali e i cortili di Via Pietro Gentile si ricostruisce la Palestina del tempo di Gesù, con le botteghe degli antichi mestieri arabi ed ebraici e i figuranti del quartiere.
Dove nasce, tra la piana e il vino
Vittoria sta nella parte più bassa e larga della provincia di Ragusa, dove gli Iblei si sciolgono verso il mare e la campagna si apre nella grande piana coltivata a vigneti e serre. È terra del Cerasuolo, il rosso che porta il nome della città, e di un tessuto di quartieri cresciuti attorno alle proprie parrocchie. Una di queste è Santa Maria Goretti, in Via Pietro Gentile, ai margini del centro.
È qui, negli spazi che stanno dietro la chiesa, che il Comitato della parrocchia allestisce ogni anno il presepe vivente. Non un palco montato per una serata, ma un intero percorso ricavato tra i locali parrocchiali e i cortili, dove si ricostruisce la Palestina del tempo di Gesù: case basse, recinti per gli animali da cortile, vicoli e slarghi che i figuranti abitano fino a tarda sera.
Le botteghe degli antichi mestieri
Il centro del racconto non è la natività da sola, ma il lavoro che le sta attorno. Lungo il tragitto si aprono le botteghe degli antichi mestieri arabi ed ebraici, quelli che tenevano in piedi un villaggio del Vicino Oriente prima che diventasse cartolina: il fabbro, chi impastava e cuoceva il pane, chi lavorava la lana e la fibra, chi vendeva e barattava all'angolo di una strada.
C'è una scelta precisa in questo. Ridurre Betlemme alla grotta e alla stella significa dimenticare che era, prima di tutto, un luogo dove si sopravviveva con le mani. Rimettere in scena i mestieri vuol dire ricordare che quella nascita avviene dentro un'economia povera e faticosa, fatta di gesti ripetuti mille volte. Chi attraversa il percorso non guarda un quadro fermo: sente l'odore del fuoco, vede la brace, si ferma davanti a chi batte il ferro davvero.
Chi lo fa: vicini di casa, non attori
Dietro i costumi non ci sono professionisti. A muovere le botteghe e a riempire le scene è la comunità parrocchiale: quasi un centinaio di figuranti, secondo le stime, e decine di volontari che nelle settimane prima si ritrovano ogni sera per cucire gli abiti di scena, montare le case, sistemare i recinti. È un lavoro invisibile che comincia molto prima del pubblico e finisce molto dopo l'ultimo visitatore.
Nelle serate dedicate alla Rappresentazione Sacra della Natività, un gruppo di parrocchiani racconta il Vangelo della nascita di Gesù. Un punto conta più degli altri: non sono attori di mestiere, ma persone del quartiere che prestano la voce e il corpo a un testo che conoscono da sempre. Cambia la resa, e cambia il senso: chi guarda riconosce nel pastore o nella filatrice il vicino di casa, il compagno di scuola, chi incontra al mercato. È il paese che si rappresenta da sé.
Vale la pena fermarsi su cosa costa. Preparare un costume, imparare i movimenti, restare fuori tre o quattro ore in una sera di fine dicembre, dopo il lavoro, ripetendo lo stesso gesto per ogni gruppo di visitatori che passa: è tempo sottratto al riposo e alle feste in famiglia, restituito volontariamente alla scena.
Il percorso fino alla grotta
Il tragitto si snoda tra le botteghe e le scene di vita quotidiana e sale, di quadro in quadro, verso il suo punto d'arrivo: la grotta della Natività, la piccola Betlemme con la mangiatoia del Bambinello. Attorno, la luce viene tutta dal basso, dalle fiaccole e dalle lampade accese, che allungano le ombre sui muri e tengono il buio ai margini.
Il calendario del presepe segue quello liturgico, e il gesto più atteso arriva alla fine. Il 6 gennaio, per l'Epifania, i Re Magi a cavallo entrano nel percorso seguendo la stella, fino a raggiungere la capanna. L'arrivo dei cavalieri chiude il ciclo delle serate e riporta la scena al suo culmine, con i doni deposti davanti alla mangiatoia.
La sagra e le sere di visita
Chi arriva in fondo al percorso non se ne va subito. Nei locali della parrocchia, al termine del giro, prende forma una sagra di prodotti tipici della tradizione locale, la parte in cui il presepe smette di essere solo spettacolo e torna a essere ritrovo di quartiere, con qualcosa da assaggiare al caldo prima di rientrare.
Per l'edizione 2025-2026 le sere si sono distribuite tra il 25, 26, 27 e 28 dicembre e l'1, il 4 e il 6 gennaio. La Rappresentazione Sacra della Natività è andata in scena nelle serate del 25 dicembre e dell'1 e 6 gennaio intorno alle ore 20, mentre negli altri giorni il percorso è rimasto percorribile in fascia serale, all'incirca dalle 19 alle 22. Chi voglia visitarlo negli anni a venire farà bene a verificare date e orari con la parrocchia, perché il calendario si adatta di volta in volta al periodo natalizio.
Quando l'ultima fiaccola si consuma e i cavalli dei Magi lasciano il cortile, il quartiere dietro Santa Maria Goretti smonta le botteghe e ripone i costumi fino all'inverno seguente, quando tornerà di nuovo, per qualche sera, a essere Betlemme.