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Chi è Babbo Natale: da san Nicola di Myra al Polo Nord
Babbo Natale è un vescovo del IV secolo vissuto in quella che oggi è la Turchia. Il resto — la slitta, le renne, il Polo Nord, gli elfi — è stato aggiunto fra Ottocento e Novecento, e il Polo Nord ha una data: dicembre 1866, per mano di un disegnatore.
Prima di allora non aveva una casa.
San Nicola di Myra
Era un vescovo del IV secolo, nato a Patara e poi vescovo di Myra, nell'antica Licia, città che oggi si chiama Demre e si trova nel sud della Turchia. Nacque in una famiglia ricca ed è ricordato per i doni.
Morì il 6 dicembre, e alla sua morte le ossa rimasero a Myra. Il culto nacque dopo, e le prime biografie con i miracoli furono messe per iscritto dal V secolo; furono i marinai a diffonderne la storia nel mondo.
La leggenda che spiega tutto il resto è quella dei tre sacchi d'oro lanciati nella casa di una famiglia povera: è la storia da cui discende l'usanza dei doni nelle calze.
La festa del 6 dicembre
Per secoli la ricorrenza importante non è stata il Natale ma il 6 dicembre, giorno della sua festa, popolare nei paesi germanici e più famosa del 25 dicembre.
Nel XII secolo san Nicola era già associato ai doni di quel giorno: i bambini lasciavano qualcosa nelle scarpe. In Francia, soprattutto in Alsazia e Lorena, le scarpe si lasciavano fuori e al mattino vi si trovavano dolci e regali; in Polonia compare la figura di Gwiazdor, l'«uomo stella».
Le tradizioni di dicembre legate a san Nicola si mescolarono con i Saturnali e con altre feste invernali. Alcuni cristiani scambiano doni ancora oggi il 6 dicembre, altri a Capodanno o all'Epifania.
Come è diventato Santa Claus
Il passaggio è linguistico prima che iconografico.
Nei Paesi Bassi san Nicola divenne Sinterklaas, e la tradizione olandese prevedeva doni alle famiglie durante il periodo natalizio. Da Sinterklaas, attraverso l'inglese, nacque Santa Claus.
La tradizione arrivò in Nord America nel XVII secolo, portata dai migranti olandesi e tedeschi.
Il poema del 1822
L'immagine moderna si fissa con un testo: «A Visit from St. Nicholas», pubblicato nel 1822.
È lì che compaiono la slitta trainata da otto renne, l'abito rosso bordato di pelliccia e le calze appese al camino. Negli anni Venti dell'Ottocento Babbo Natale era già associato alle renne.
L'ingresso dal camino è invece un tratto tradizionale condiviso da molte culture europee.
Il Polo Nord ha un inventore
Prima del 1866 Santa non aveva una casa precisa.
Fu Thomas Nast, disegnatore, a collocarlo al Polo Nord nel dicembre 1866: accanto alla figura scrisse «Santaclaussville, N.P.», dove N.P. stava per North Pole e indicava officina e residenza. Può essere stato il primo a documentare per iscritto dove abitasse. Nast lo aveva già disegnato su Harper's Magazine nel 1863, e nei suoi disegni compare anche il grande libro dei bambini buoni e cattivi.
C'è un dettaglio che rende la scelta curiosa: il vero Polo Nord non ha terra, solo ghiaccio oceanico artico in movimento, e resta al buio per parte dell'anno. San Nicola, dal canto suo, era vissuto e morto molto lontano dal Circolo Polare Artico.
Attorno a quella residenza si è poi popolato l'immaginario moderno: Mrs. Claus, gli elfi della bottega e le renne.
Un indirizzo vero
Il Polo Nord immaginario ha finito per avere indirizzi postali reali.
Canada Post assegna a Santa Claus il codice postale H0H 0H0, che richiama la risata «ho ho ho»; l'USPS raccomanda un indirizzo preciso per la bottega; la Royal Mail ne usa uno dedicato alle lettere; e anche in Francia esiste un indirizzo immaginario al Polo Nord.
Domande frequenti
Chi era Babbo Natale davvero?
San Nicola di Myra, vescovo del IV secolo vissuto nell'attuale Turchia, ricordato per i doni e morto il 6 dicembre.
Perché abita al Polo Nord?
Perché ce lo mise il disegnatore Thomas Nast nel dicembre 1866, scrivendo accanto alla figura «Santaclaussville, N.P.». Prima non aveva una residenza precisa.
Da dove vengono le calze appese al camino?
Dalla leggenda dei tre sacchi d'oro che san Nicola avrebbe lanciato nella casa di una famiglia povera; l'immagine moderna si fissa con il poema del 1822.