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Il ceppo di Natale: perché si bruciava nella notte santa

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il ceppo di Natale era un tronco che il capofamiglia metteva a bruciare la vigilia e che doveva ardere per giorni, in molte case fino all'Epifania. La sua cenere non si buttava: benediceva l'orto, si spargeva sui campi e proteggeva la casa dai fulmini.

Il primo documento che lo descrive è del 1184.

Che cosa si faceva

Il rito ha una sequenza fissa, documentata in gran parte d'Europa.

1. La scelta del tronco. Si prendeva il ceppo più grosso possibile, perché doveva durare: di quercia o di albero da frutto, a volte decorato con fogliame e nastri. 2. L'accensione. Spettava al capofamiglia, la vigilia di Natale, nel camino di casa. 3. La benedizione. Prima di essere bruciato il ceppo veniva spruzzato con acqua benedetta; in altre tradizioni vi si versava sopra vino, olio d'oliva o sale, come offerta. 4. Il brindisi. Il rito prevedeva una cerimonia di buon augurio, di solito un brindisi, e un membro della famiglia poteva recitare una preghiera per la fertilità. 5. La durata. Il ceppo doveva ardere per tutta la Notte Santa, e nella maggior parte delle tradizioni per le dodici notti successive, fino all'Epifania. In Friuli bastava la notte di Natale; altrove si arrivava almeno a Capodanno.

Un dettaglio divinatorio: più alte erano le scintille, migliore si annunciava l'anno.

Che cosa si faceva con la cenere

Qui il rito diventa agricolo. La mattina successiva la cenere del ceppo era considerata sacra, e aveva usi precisi:

Spesso i resti venivano conservati per accendere il ceppo dell'anno successivo: una catena che legava un Natale all'altro.

Le date

Le versioni italiane

In Toscana il Natale si chiamava «festa del ceppo», e il tronco veniva messo ritualmente a bruciare nel camino per la notte santa. Le motivazioni locali sono bellissime e diverse fra loro:

In Romagna, prima della Messa di Mezzanotte, si lasciava la tavola apparecchiata con i resti del cenone e tre sedie vuote davanti al camino: si pensava che la Sacra Famiglia sarebbe arrivata in una casa vuota per riscaldarsi e ristorarsi.

Da dove viene

L'usanza è considerata quasi certamente di origine precristiana, ed è un retaggio dei festival del solstizio d'inverno: per la notte più lunga dell'anno si sceglieva il tronco più grande che il camino potesse contenere.

Quello che si può datare, però, comincia molto dopo: la prova più antica resta il documento tedesco del 1184, e da lì in avanti la tradizione si segue senza interruzioni per settecento anni.

Che cosa ne è rimasto

Il ceppo non si brucia quasi più, ma si mangia. La bûche de Noël prende nome e forma dal ceppo di legno: la versione dolce fu inventata nella seconda metà del XIX secolo e si diffuse in Francia e nei Paesi francofoni dopo la Seconda guerra mondiale, proprio mentre la tradizione del fuoco si spegneva.

Oggi il ceppo viene ancora acceso da cristiani e da pagani moderni, attorno al Natale o a Yule.

Domande frequenti

Perché si bruciava il ceppo di Natale?

Perché doveva ardere per tutta la notte santa e spesso per le dodici notti fino all'Epifania: era un rito di buon augurio per l'anno nuovo, con brindisi, benedizione e preghiera per la fertilità.

Che cosa si faceva con la cenere?

Era considerata sacra: benediceva l'orto tracciandovi una croce, si spargeva sui campi per la prosperità, proteggeva dai fulmini e in Toscana teneva lontane le streghe. I resti servivano ad accendere il ceppo dell'anno dopo.

Da quando esiste questa usanza?

Il primo documento noto è del 1184, dalla Germania. In Italia il ceppo è attestato almeno dal XII secolo, e in Inghilterra le prime testimonianze sono solo del Seicento.

Che rapporto c'è con la bûche de Noël?

Il dolce prende nome e forma dal tronco: è stato inventato nella seconda metà dell'Ottocento e si è diffuso dopo la Seconda guerra mondiale, quando l'usanza di bruciare il ceppo stava scomparendo.

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