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La letterina di Natale: da dove viene e perché si metteva sotto il piatto
La letterina di Natale italiana non si spediva e non chiedeva regali: si nascondeva sotto il piatto del papà la sera della vigilia, e conteneva auguri e promesse di buon comportamento. La più antica di cui si abbia notizia è del 1731, e viene da Amburgo.
Il rito prevedeva anche una mancia.
Che cos'era
Una lettera d'auguri e buoni propositi, indirizzata al papà e alla famiglia — non a Babbo Natale — e diffusa in Italia dall'Ottocento fino alla metà del Novecento.
Le richieste di doni non c'entravano: nella letterina prevalevano messaggi augurali, promesse di buon comportamento per l'anno successivo e formule d'affetto. Era una corrispondenza festosa che non veniva spedita.
Il destinatario più comune erano i genitori; meno spesso i nonni, uno zio o la madrina.
Com'era fatta
Si comprava nel periodo dell'Avvento, spesso con i piccoli risparmi dei bambini.
Era un foglio doppio di carta decorata, in versione più ricca una carta tipo pergamena impreziosita da brillantini, ornata d'oro e sormontata dall'immagine del Presepe.
Le letterine degli anni Quaranta avevano doratura a rilievo tutt'intorno, una paginetta bianca e merlettata, e al centro poteva esserci una figurina colorata con un meccanismo mobile. Le immagini ricorrenti erano il presepe, la colomba o i tre Magi. In Irpinia si aggiungevano disegni a tema e porporina argentata o dorata.
Il testo era manoscritto, con lettere ampie e curate: cominciava con un messaggio ai genitori su Gesù Bambino, poi venivano le promesse e le formule d'affetto.
Chi le scriveva
Non sempre da soli: le lettere erano spesso preparate dai bambini con l'aiuto della scuola elementare, e in molti casi era la maestra a farle scrivere in classe.
Come funzionava il rito
La sequenza era sempre la stessa, e cambiava solo nei dettagli.
- La madre nascondeva la letterina sotto il piatto del papà dopo aver imbandito la tavola, oppure erano i bambini a metterla furtivamente al suo posto.
- La scoperta avveniva durante il pranzo o la cena, di solito dopo il primo piatto, quando il padre spostava il piatto — e in alcune famiglie faceva aspettare apposta.
- La letterina veniva letta ad alta voce a tutti i presenti.
- Seguiva la recita di una poesia di Natale da parte dei più piccoli.
- Arrivava infine la mancia: una regalia in monete, che in alcune zone si chiamava 'mbèrta, e che in certe famiglie ogni commensale dava ai bambini.
- Alla fine, abbracci, baci e auguri.
Solo dopo tutto questo arrivavano i giocattoli sotto l'albero.
Le varianti locali
Il rito era comune in tutta Italia, con piccole differenze.
- Irpinia — la letterina nascosta sotto il piatto del capofamiglia alla vigilia, con auguri affettuosi per la famiglia.
- Puglia — accompagnata da una poesia di Natale; a Lucera i bambini ricevevano qualche soldino dai parenti.
- Napoli — la letterina sotto il piatto del padre, la poesia recitata subito dopo e le monetine da tutti i commensali.
- Romagna — letterina, poesia, buffetto e piccola mancia; cent'anni fa, lì, il regalo lo portava Gesù Bambino.
- Genova — la lettura completava la coreografia natalizia, insieme alla poesia dei più piccini e all'albero.
Da quando, e fino a quando
L'usanza era diffusa in molte parti d'Europa ed è documentabile già nella prima metà del Settecento.
La più antica letterina conosciuta è stata scritta ad Amburgo nel 1731 ed è conservata in un museo della città.
In Italia il rito ha retto fino alla metà del Novecento, poi si è indebolito progressivamente nella seconda metà del secolo.
Domande frequenti
A chi era indirizzata la letterina di Natale?
Al papà e alla famiglia, non a Babbo Natale: conteneva auguri e promesse di buon comportamento, non richieste di regali.
Perché si metteva sotto il piatto?
Era il modo di farla trovare a sorpresa durante il pranzo o la cena della vigilia: il padre spostava il piatto e la leggeva ad alta voce a tutti.
Qual è la letterina più antica?
Una scritta ad Amburgo nel 1731, conservata in un museo della città: l'usanza era europea e già documentata nel Settecento.