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Natale · Tradizioni

Natale - personaggi

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Natale è la festa cristiana della nascita di Gesù a Betlemme, fissata al 25 dicembre e attestata a Roma per la prima volta nel 336, sulla stessa data del Dies Natalis Solis Invicti che l'imperatore Aureliano aveva ufficializzato nel 274 e a ridosso dei Saturnali, celebrati dal 17 al 23 dicembre in onore di Saturno. I personaggi che la popolano vengono da filoni diversi: i portatori di doni, che discendono da San Nicola di Myra, vescovo del IV secolo noto per la generosità verso i bambini e festeggiato il 6 dicembre; le figure della Natività, che i vangeli secondo Luca e Matteo raccolgono attorno alla mangiatoia; e quelle entrate con il presepe, la cui prima rappresentazione viene fatta risalire a San Francesco d'Assisi a Greccio nel 1223. Chi porta i doni, e in quale notte, cambia da un paese all'altro.

Babbo Natale era un vescovo di Myra, poi è passato per un'agenzia pubblicitaria

Il personaggio più riconoscibile del Natale ha un antenato storico preciso. Il personaggio trova le sue radici nella figura storica di San Nicola di Myra, un vescovo vissuto nel IV secolo in quella che è l'attuale Turchia, tradizionalmente noto per la sua generosità verso i poveri e i bambini.

Il passaggio dal santo al personaggio avviene per via olandese e americana: nei Paesi Bassi San Nicola era venerato come Sinterklaas e celebrato il 6 dicembre, giorno associato alla data della sua morte, e quando gli emigranti olandesi si stabilirono negli Stati Uniti portarono con sé l'usanza; nel Nuovo Mondo il nome Sinterklaas si trasformò gradualmente in Santa Claus, mescolandosi con tradizioni di altre culture. La figura moderna prende forma nell'Ottocento, in particolare dopo il 1823, anno in cui venne pubblicato il poema «A Visit from St. Nicholas»; da lì in molti ripresero la figura, fra cui Charles Dickens, che con «Canto di Natale» rese lo Spirito del Natale — sempre vestito di verde — una celebrità. Quarant'anni dopo l'uscita del libro l'illustratore Thomas Nast contribuì a creare l'immagine oggi iconica, disegnandolo come un uomo robusto con una giacca rossa bordata di pelliccia bianca.

L'aspetto definitivo di Babbo Natale si affermò solo nel XX secolo, grazie alle campagne pubblicitarie della Coca-Cola, che negli anni Trenta commissionò al disegnatore Haddon Sundblom una serie di illustrazioni che raffiguravano Babbo Natale con il sorriso caloroso e l'aria bonaria che conosciamo oggi. Il resto è folclore anglo-statunitense: arriva durante la notte di Natale su una slitta trainata da una o più renne, scende per il camino, lascia i doni e mangia il cibo che gli hanno lasciato; il resto dell'anno lo passa fabbricando giocattoli e ricevendo lettere sul comportamento dei bambini, in alcune versioni con gli elfi che lavorano in un laboratorio di giocattoli, e in alcuni casi è anche sposato. In Gran Bretagna era chiamato «Papà Natale», in Francia Père Noël.

Il 6 dicembre resta il giorno del santo, e ha una scorta di diavoli

Prima che i doni si spostassero al 25, li portava il santo. Ancora oggi in molti paesi il 6 dicembre, giorno di San Nicola di Myra, è il giorno dedicato ai doni: in buona parte della Germania i bambini mettono le loro scarpette sui davanzali sperando che gliele riempia di caramelle e piccoli doni, e in Italia la tradizione è viva in tutto il Trentino-Alto Adige, oltre che in Friuli, nel bellunese e nella Sinistra Piave, sotto il nome di San Nicolò. In Alto Adige il 6 dicembre viene festeggiato in tutta la provincia e da tutti i gruppi linguistici, e il Nikolaus porta piccoli doni e dolci — cioccolata, mandarini e frutta secca, bonbon, Pfeffer- o Lebkuchen — spesso nel caratteristico sacchettino rosso.

Nei Paesi Bassi il calendario è ancora più dettagliato, e la festa del santo pesa più del Natale stesso. I bambini danno il benvenuto al Sint che arriva ad Alkmaar dalla sua residenza estiva a Madrid il 13 novembre, con un battello carico di regali, e ne aspettano l'onomastico del 6 dicembre; quando ricorre pakjesavond, cioè la sera del 5 dicembre, il santo con il pastorale e la mitra rossa, attributi tipici dei Vescovi, arriva sui tetti sul suo cavallo bianco insieme ai suoi aiutanti di colore, un po' dispettosi, chiamati zwarte Pieter (Peter Neri), per portare i regali ai bambini che lo stanno aspettando. I dolcetti tipici di quella notte sono i Kruidnoten, e la sera di San Nicola rimane un evento più importante del Natale, anche se negli ultimi anni i Paesi Bassi hanno cominciato a celebrare allo stesso modo entrambe le date.

Solitamente San Nicolò è accompagnato da un personaggio chiamato Knecht Ruprecht — soprattutto nel nord — o Krampus nel sud, in Austria, Svizzera e Alto Adige, una sorta di diavolo che si sostituisce a Babbo Natale allo scopo di rapire i bambini.

Santa Lucia arriva il 13 dicembre, e in Alto Adige c'è il Christkind

In una fascia precisa d'Italia i doni non li porta né Babbo Natale né San Nicola. I bambini delle province di Trento, Udine, Verona, Piacenza, Lodi, Cremona, Mantova, Bergamo, Brescia e della bassa modenese trovano i doni portati anche da Santa Lucia da Siracusa durante la notte del 13 dicembre, che inoltre viene festeggiata solennemente con funzioni religiose e folkloristiche proprio a Siracusa, città natale della santa; poi, nella notte di Natale, per tradizione arriva anche Babbo Natale. La stessa santa apre il mese anche molto più a nord: in Svezia tutto dicembre è pieno di preparativi, e il 13 dicembre c'è la processione di Santa Lucia.

L'altra figura che consegna i doni in Italia è un bambino. Oltre a ciò in Alto Adige la sera del 24 dicembre arriva il Christkind — in italiano chiamato Gesù bambino, anche se in realtà s'intendono due feste differenti — e nella maggior parte delle famiglie altoatesine vige il binomio Gesù Bambino/Babbo Natale, con quest'ultimo più diffuso fra i bambini di madrelingua italiana. La sera della vigilia, l'Heiligabend, è il momento in cui ci si scambia i doni, dopo un Avvento scandito dalla corona con una candela per domenica e dal calendario che parte dal 1º e arriva al 24.

La calza della Befana e i doni dei Re Magi

Lo stesso oggetto, in due Paesi, appartiene a due personaggi diversi. Negli Stati Uniti appendono sopra il caminetto una calza, che in Italia è invece lasciata per la Befana, affinché il donatore la riempia di giochi e dolciumi; in altre culture i bambini mettono fuori le loro scarpette, e fanno lo stesso la sera prima del 6 dicembre per la festa di San Nicola. In alcune regioni italiane i doni vengono acquistati per il giorno dell'Epifania e portati dalla Befana, in altre da Gesù Bambino la vigilia o a Natale, oltre che da Santa Lucia.

Dove i doni arrivano il 6 gennaio, però, spesso non è la Befana a portarli. In Spagna e in paesi con tradizioni simili i doni sono portati dai Re Magi, sacerdoti e indovini di religioni pagane, durante la festa dell'Epifania. In Alto Adige la festa non si conclude con il Natale ma si attende l'arrivo dei «Re Magi» — Heilige Drei Könige — con i bambini travestiti da magi che vanno di casa in casa ad annunciare la nascita di Cristo chiedendo una piccola offerta, e in cambio ricevono spesso dei dolci. C'è anche una tradizione oggi quasi scomparsa: fino a un passato recente i doni venivano portati da membri non appartenenti alla famiglia il giorno di Santo Stefano, il 26 dicembre.

Un portatore di doni per ogni Paese: Tomte, Julenissen, Joulupukki

Cambiando confine cambia il personaggio, ma il mestiere è lo stesso. In Germania i doni vengono portati dal Weihnachtsmann — che in tedesco significa proprio Babbo Natale e assomiglia a San Nicola — o dal Christkind, letteralmente Gesù Bambino, un folletto la cui somiglianza con il Bambin Gesù è oggetto di controversia. In Francia il Père Noël si è sviluppato in modo analogo alla tradizione anglosassone.

Nel Nord Europa i nomi vengono dal folclore domestico. In Svezia i bambini aspettano l'arrivo del Tomte, in origine il piccolo folletto che proteggeva le famiglie e i casolari, e che ora equivale a Babbo Natale; in Norvegia le celebrazioni cominciano il 24 dicembre con la visita di Julenissen, che porta i doni ai bambini che gli credono, e dopo un tranquillo 25 arriva il Boxing Day, in cui i bambini vanno di porta in porta e ricevono piccole monete dai vicini. Joulupukki, o Capra di Natale, è il Babbo Natale dei finlandesi: anche lui viaggia su una slitta trainata da una renna consegnando i doni ai bambini buoni.

Nella Repubblica Ceca il Natale si celebra soprattutto la sera del 24, quando arriva Ježíšek, il «piccolo Gesù», e sopravvive l'usanza di digiunare tutta la vigilia per essere in grado di vedere il «maiale d'oro». In Spagna, e in particolare in Catalogna, alle figurine del presepe vengono affiancate due statuine assai caratteristiche: quella del Tio, un piccolo tronco d'albero che se viene scosso rilascia dei dolcetti, e quella del caganer, considerato uno dei più divertenti portafortuna.

Nel presepe: chi c'è nei Vangeli e chi è arrivato dopo

I personaggi della Natività vengono da due soli testi. Il racconto è pervenuto attraverso i vangeli secondo Luca e Matteo, che narrano l'annuncio dell'angelo Gabriele, la deposizione nella mangiatoia, l'adorazione dei pastori, la visita dei magi. La vicenda ha protagonisti molto umani: Maria, la vergine scelta da Dio; il suo fidanzato, un falegname di nome Giuseppe che, venuto a conoscenza dello stato di gravidanza, decise di rompere il fidanzamento finché un angelo gli apparve in sogno e gli disse di non aver paura; il viaggio a Betlemme per un censimento obbligatorio; la locanda senza posti e il gestore che si impietosì e li fece dormire in una stalla, dove Maria diede alla luce il figlio e lo pose in una mangiatoia, tra i canti degli angeli e sotto il bagliore di una stella.

Molto di quello che oggi si mette nel presepe, però, non sta nei Vangeli. Alcuni aspetti devozionali — la grotta, il bue e l'asino, i nomi dei Magi — risalgono invece a tradizioni successive e a racconti presenti in vangeli apocrifi. Ai Magi si deve anche uno dei colori della festa: l'oro è il primo colore associato al Natale, come uno dei tre doni dei Magi, a simboleggiare la regalità.

Il primo presepe fu italiano, vivente e «animalista» ante litteram, perché il suo ideatore fu San Francesco d'Assisi, che nel 1223 a Greccio chiese a un amico di porre in una grotta semplicemente una mangiatoia, un bue e un asinello, affinché il popolo comprendesse de visu il luogo dove nacque Gesù. Dal Rinascimento gli artisti italiani cominciarono a realizzare presepi scolpiti in legno e terracotta, e dal Settecento, sotto il regno dei Borbone, Napoli divenne il centro di eccellenza della tradizione: il presepe napoletano raggiunse notevoli vette artistiche, con rappresentazioni che mescolavano elementi sacri e profani, facendo comparire accanto ai personaggi della Sacra Famiglia scene di vita quotidiana, contadini, artigiani e persino nobili.

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