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Le tradizioni di Natale in Abruzzo: riti, piatti e usanze del posto

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Natale in Abruzzo comincia il 23 dicembre con la Squilla di Lanciano e ruota attorno al ceppo, acceso nel camino la sera della Vigilia e tenuto vivo fino a Capodanno. La cena del 24 è di magro, il pranzo del 25 ha il brodo con il cardone.

Il ceppo cambia nome quasi in ogni paese.

La Squilla di Lanciano

A Lanciano il Natale si apre nell'antivigilia. Il 23 dicembre, dalle 18 alle 19, la campana della torre civica suona a distesa per un'ora — è la Squilla — e alle prime note si uniscono le campane delle altre chiese cittadine.

Mentre le campane suonano, dalla basilica della Madonna del Ponte parte una processione silenziosa fino alla chiesa dell'Iconicella, fuori dall'abitato: rifà il cammino di Giuseppe e Maria da Nazareth verso Betlemme. La tradizione risale all'arcivescovo Paolo Tasso, nel 1607.

Il rito serve a riunire le famiglie e a riconciliarsi prima di Natale: lungo la strada i lancianesi si scambiano gli auguri, e alle 19, rientrati, cominciano i festeggiamenti in casa con i regali.

Il ceppo, e i suoi nomi

La sera del 24 dicembre il capofamiglia mette nel camino un grosso tronco, o una radice di olivo, e lo accende. Nella tradizione il ceppo serve a riscaldare il Bambinello, e il fuoco va curato di continuo perché non si spenga fino alla notte di Capodanno.

Il nome cambia di paese in paese.

A Palena, accanto al ceppo, si bruciano altri dodici piccoli pezzi di legna in memoria di Cristo e dei dodici apostoli. A Sant'Eusanio del Sangro si crede che, se il ceppo dura fino all'Epifania, il capofamiglia vivrà a lungo.

Il fuoco chiude il suo giro a San Silvestro: la cenere viene sparsa nella terra, e i carboni, conservati come cosa sacra, si portano in campagna la mattina di Capodanno. Il ceppo torna al suo posto il 5 gennaio, quando si pulisce il camino e si riaccende una fiamma nuova: sopra il capofamiglia getta foglie d'ulivo nominando i membri della famiglia, cominciando dal più anziano.

Nella notte della Nascita le case si purificano: il più anziano asperge d'acqua tutte le stanze.

La cena della Vigilia

Il 24 dicembre è giornata di digiuno — molti anziani lo osservano fino alla cena — e la tavola della sera è di magro, senza carne. Il numero delle portate ha una regola: sette o nove, e in alcune zone fino a tredici. Le nove richiamano i nove mesi di gestazione della Vergine.

Nei ricettari compaiono lumache, baccalà, fagioli e pasta al brodo di asparagi; fedelini con sarde o alici, merluzzetti, cavolfiore e broccoli; zuppe di ceci e fagioli. Sulla costa si preparano fedelini con il tonno e il capitone arrostito sulla brace. Il baccalà è il piatto più diffuso della serata.

A mezzanotte si esce di casa con una candela accesa e si guarda la fiamma per capire la direzione dei venti. Poi si va alla messa di mezzanotte.

Il pranzo del 25 dicembre

Il pranzo principale è quello di Natale, e comincia con prosciutto locale, salumi, formaggi e conserve sott'olio.

Il piatto che fa Natale in Abruzzo è il brodo con il cardone: cipolle, carote, sedano, polpettine, formaggio, uova e cardi. Accanto arrivano la lasagna, presente quasi su tutte le tavole, la pasta al forno e la pasta alla chitarra con il ragù; come secondo, spesso l'agnello. Si dice che la tavola debba avere almeno nove portate.

I dolci

I dolci del Natale abruzzese sono i cagionetti — o caggionetti — le crispelle, i celli pieni, i taralli, gli sfuiatell, i susamielli, i torcinelli e il parrozzo. I torcinelli si preparavano in quantità perché durassero fino all'Epifania.

Crispelle e ciabbottelli sono fritti morbidi, serviti dolci o salati e anche ripieni di baccalà, e si mangiano la Vigilia o durante i giochi in famiglia, dalla tombola allo zompacavallo. I calzonetti fritti si riempiono di marmellata d'uva di Montepulciano.

Sui cibi di Natale d'Abruzzo esiste uno studio di Gennaro Finamore, pubblicato nel 1920, che fra i dolci cita già i cagionetti.

Presepi, zampogne e fuochi

Nelle settimane prima di Natale si allestiscono i presepi e si celebrano le novene dell'Avvento in chiesa, accompagnate dagli zampognari, che tramandano il repertorio di generazione in generazione. Il presepe vivente è considerato un tratto caratteristico del Natale abruzzese.

A Pacentro si ricorda mastro Giuseppe Avolio, creatore dei mammuccije, i personaggi dei presepi abruzzesi vestiti con i costumi tipici dei paesi d'origine. A Pianella il cedro del paese è indicato come l'albero di Natale più grande d'Abruzzo.

A Villavallelonga il 17 dicembre si accende un grande fuoco di piazza e si distribuiscono al popolo fave lessate condite con le uova: è la Favata, un rito di benevolenza.

Domande frequenti

Che cos'è la Squilla di Lanciano

La Squilla di Lanciano è il suono della campana della torre civica il 23 dicembre, dalle 18 alle 19, accompagnato da una processione dalla basilica della Madonna del Ponte alla chiesa dell'Iconicella.

Che cos'è il ceppo di Natale abruzzese

Il ceppo di Natale abruzzese è un grosso tronco acceso nel camino la sera del 24 dicembre. Deve ardere senza spegnersi fino a Capodanno, quando la cenere si sparge nella terra.

Cosa si mangia a Natale in Abruzzo

A Natale in Abruzzo si mangia il brodo con il cardone, la lasagna e l'agnello. La cena della Vigilia è di magro, con baccalà, e i dolci sono cagionetti, crispelle, celli pieni e parrozzo.

Quante portate ha il cenone abruzzese

Il cenone abruzzese della Vigilia prevede sette o nove portate, in alcune zone fino a tredici. Le nove portate richiamano i nove mesi di gestazione della Vergine.

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