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Le tradizioni di Natale in Emilia-Romagna: riti, piatti e usanze del posto
In Emilia-Romagna albero e presepe si allestiscono l'8 dicembre. La cena della Vigilia è di magro, con l'anguilla in molti modi; il pranzo del 25 dicembre comincia con cappelletti o tortellini nel brodo di cappone e prosegue con il bollito misto.
Il ceppo, acceso dal capofamiglia, doveva ardere dodici notti.
Il ceppo di Natale
Il ceppo è un'usanza contadina a cui si attribuisce potere propiziatorio e di buon augurio. Nella notte della Vigilia il capofamiglia lo metteva nel camino e lo lasciava ardere per le dodici notti successive, fino all'Epifania. In Emilia era diffuso anche il trôn d'Nadél, il grande ceppo bruciato nella stalla o nel cortile; il tronchetto di Natale che si porta in tavola si lega alla stessa usanza.
A Cesena la sera della Vigilia la famiglia si riuniva davanti al camino, dove ardeva il ceppo: la cenere era ritenuta benedetta e dalle scintille si traevano auspici. Si mangiavano castagne arrostite o ciambella, si beveva vino e si recitava un'orazione durante la veglia. In Romagna la matrona di casa apparecchiava una tavola con tre sedie vuote.
Il rito è diventato in gran parte pubblico: il ceppo si accende in piazza la sera della Vigilia, in una manifestazione delle associazioni locali.
La Vigilia di magro
Per il 24 dicembre era di rigore il menu senza carne, e il piatto della serata era l'anguilla, preparata in molti modi, anche marinata. Ogni valle ha però il suo primo.
- Soarza, nel Piacentino: i Gnoc ad la vigilia, gnocchetti di pasta con funghi secchi e pomodoro;
- Bobbio: le lumache, con le lasagne ai funghi;
- Val Taro: le Perpadelle di vigilia con il sugo di funghi e i Verzolini della Vigilia, involtini di verza con pane e parmigiano;
- Piacenza: i tortelli con la coda.
A Ferrara il pampepato era l'unico dolce concesso nei giorni di vigilia. La sera quasi tutti vanno alla messa di mezzanotte.
Il pranzo del 25: la pasta ripiena
Il cuore del pranzo è la pasta fresca ripiena nel brodo di cappone o di gallina vecchia. Il nome e il ripieno cambiano di città in città.
- Bologna: il tortellino petroniano, con il ripieno a crudo;
- Modena: il tortellino con il ripieno precotto, dove il prosciutto crudo prevale spesso sulla mortadella;
- Parma: gli antichi anolini;
- Romagna: i cappelletti, che si preparano come rito di famiglia qualche settimana prima delle feste;
- Reggio Emilia: i tortelli verdi, con spinaci, bietole, formaggio e ricotta.
Ci sono anche i passatelli, asciutti con sugo di melanzane e capesante o di farina di castagne. Fra le specialità reggiane: la bomba di riso, prodotto agroalimentare tradizionale della montagna, le chizze — probabilmente da una ricetta della comunità ebraica —, i Casagai delle famiglie contadine e la panèda, zuppa di pane.
Il bollito misto
Il secondo è il bollito misto: cappone, gallina, manzo e cotechino di Modena, con fagioli bianchi, puré e salsa verde; in Romagna con mostarde, salse e fritto bianco.
Il cotechino e lo zampone, modenesi e IGP, sono le due star della tavola; fra i secondi anche il coniglio reggiano e l'anatra in casseruola. Si apre con i salumi — Parma, Felino, Bologna, Zibello, coppa piacentina, culatello — serviti con lo gnocco fritto, e c'è il formaggio di fossa con la Saba.
Dopo il pranzo si gioca a tombola, sette e mezzo, briscola e scopone; la tombola serve anche a riciclare i regali doppi. Fino agli anni Cinquanta, nei paesi dell'Appennino bolognese e modenese, piccoli gruppi cantavano la novena andando di casa in casa.
I dolci
Ogni città ha il suo dolce di Natale.
- Bologna: il Certosino e il Panone di Natale;
- Ferrara: il pampepato, con cioccolato, miele, frutta secca, canditi, cannella e pepe, che avrebbe origine in uno dei conventi della pianura;
- Reggio Emilia: il biscione, di uova, zucchero, mandorle e canditi, a forma di serpente, insieme ai tortellini dolci fritti o al forno ripieni di pesto natalizio;
- Brescello e Busseto: la Spongata, di antichissima origine.
Ci sono poi i Tortelli di Natale con marmellata o crema, e il panettone. A Cesena panforti, panettoni e mandarini erano roba delle famiglie ricche.
I presepi viventi
A Reggio Emilia il presepe vivente è uno spettacolo itinerante: parte dal sagrato della Basilica della Ghiara, attraversa Corso Garibaldi, Via Emilia Santo Stefano e Via Emilia San Pietro e arriva in Piazza Prampolini.
A Fanano, alle pendici del Monte Cimone, il presepe vivente si organizza ogni due anni dal 2010: oltre 250 figuranti mettono in scena gli antichi mestieri lungo le vie del borgo la domenica prima di Natale, e la processione della natività comincia alle 22. A Rivalta, nella notte della Vigilia, 120 figuranti mettono in scena la Natività e chiudono con la messa; a Carpineti, in località Bebbio, il presepe vivente si tiene fra Natale e fine anno.
A Classe il corteo parte dal centro alle 23.45 della Vigilia e arriva nella Basilica di Sant'Apollinare per la messa; il 5 gennaio arrivano i Re Magi con i doni.
Domande frequenti
Cosa si mangia a Natale in Emilia-Romagna
A Natale in Emilia-Romagna si mangiano cappelletti o tortellini nel brodo di cappone e bollito misto con cotechino, salsa verde e mostarde. La Vigilia è di magro, con l'anguilla.
Qual è la differenza fra il tortellino di Bologna e quello di Modena
Il tortellino di Bologna ha il ripieno a crudo; quello di Modena ha il ripieno precotto, con il prosciutto crudo spesso prevalente sulla mortadella.
Qual è il dolce di Natale dell'Emilia-Romagna
Ogni città ha il suo: il Certosino e il Panone a Bologna, il pampepato a Ferrara, il biscione a Reggio Emilia, la Spongata a Brescello e Busseto.
Che cos'è il ceppo di Natale
Il ceppo di Natale è il tronco che il capofamiglia accendeva nel camino la notte della Vigilia e lasciava ardere dodici notti, fino all'Epifania. La cenere era ritenuta benedetta.