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Gli auguri di Pasqua dal fronte: la posta militare nelle due guerre
Gli auguri di Pasqua dal fronte viaggiavano in franchigia, cioè senza francobollo. Erano cartoline brevissime, spesso di poche righe scritte in fretta, e servivano a due cose insieme: dire a casa che si era vivi e chiedere notizie della famiglia.
La posta era il solo contatto con il mondo normale.
Che cos'era la franchigia
I militari potevano spedire senza affrancatura. Il francobollo tornava necessario solo per i servizi accessori: chi voleva una raccomandata o la posta aerea pagava quel supplemento, non l'invio.
Le lettere e le cartoline passavano dagli uffici di posta militare, ognuno con un proprio numero, che seguivano le truppe e ne stampavano il bollo sulla corrispondenza.
Una cartolina del 1943
Un esempio permette di vedere come funzionava il sistema, timbro compreso.
La cartolina porta il bollo «POSTA MILITARE 10», ufficio che il 24 aprile 1943 si trovava a Susak, in via Giulio Cesare 32 — la porzione slava di Fiume, al di là dell'Eneo. Quell'ufficio dipendeva dal Comando Superiore delle Forze Armate Slovenia-Dalmazia, con il Comando della 2ª Armata come riferimento gerarchico.
Il contenuto è quello di sempre: un figlio manda gli auguri pasquali alla madre, chiede notizie del bambino, promette una telefonata per il giorno seguente e chiude con un saluto affettuoso, firmato Mario.
Da un campo di prigionia
Il primo aprile 1942 fu inoltrata una lettera dal campo di Zonderwater, in Sudafrica, con gli auguri di Buona Pasqua.
La firmava il caporale maggiore Alberto Roveda, matricola 143522, e la indirizzava ai genitori, Nino e Lina. Diceva di aver ricevuto l'ultima lettera il 6 dicembre 1941, di stare bene di salute, di trovarsi abbastanza bene nel posto in cui era e di non potersi lamentare, e chiedeva ai familiari di non preoccuparsi per lui. Chiudeva con i saluti di Cavallari e Bollati e con i bacioni a casa.
Sono le formule ricorrenti di questa corrispondenza: sto bene, non state in pensiero, mandate notizie.
Gli altri auguri dal fronte
Le stesse parole tornano in documenti di guerre e anni diversi.
- 1917 — dal fronte partono «saluti e auguri» firmati Checco; il 31 dicembre dello stesso anno una lettera contiene la sola formula «Auguri», con la firma «Vostro Checco».
- 1942, seconda Pasqua di guerra — un articolo destinato ai soldati unisce gli auguri ai lettori, l'invocazione alla Madonna di Pompei, Regina delle Vittorie, e il richiamo al Precetto Pasquale; l'ufficio che segue quelle truppe è la Posta Militare 67.
- 1943-45 — in un filmato d'archivio, presso un campo della Folgore e della X Mas, compare un cartello con la scritta «A tutti gli amici auguroni di Buona Pasqua», firmato «X Btg Mas 2° Leoni II Plotone 5° Squadra».
Come funzionava la macchina postale
Dietro quelle poche righe c'era un'organizzazione enorme, e i numeri della Grande Guerra lo mostrano bene.
Il servizio postale militare austro-ungarico fu riorganizzato nel 1913. La Feldpost, definita istituzione dell'esercito comune, trasportava posta ufficiale e privata fra fronte e retrovia: lettere, cartoline, stampati, giornali, campioni commerciali e pacchi. Gli uffici avevano numeri assegnati a caso, proprio per tenere segreti i movimenti delle truppe, e l'indirizzo del soldato comprendeva grado, nome, reparto e numero dell'ufficio di campo.
Sul fronte britannico gli auguri e i pacchi da casa erano considerati vitali, e una lettera impiegava due giorni ad arrivare. Nel 1917 il centro di smistamento di Regent's Park — un grande edificio in legno — gestiva due miliardi di lettere e 114 milioni di pacchi; i rifornimenti postali erano di 25 tonnellate al giorno, oltre 12 milioni di lettere e giornali alla settimana, due terzi diretti in Francia. La posta passava per Le Havre, Boulogne o Calais e la sezione postale dei Royal Engineers la distribuiva verso i campi di battaglia. A fine guerra il servizio contava oltre 7.000 addetti, provenienti dal General Post Office.
I volumi raddoppiavano in vista del Natale, e i pacchi toccarono il picco di un milione nell'aprile 1917. Anche lì la posta dal fronte era gratuita, mentre quella diretta ai militari costava un penny.
Sul lato tedesco, fra il 1914 e il 1918, furono consegnate gratuitamente circa 11 miliardi di lettere dal fronte e ne furono inviate 17,7 miliardi in senso opposto.
La censura
La corrispondenza veniva letta, e questo spiega perché quelle cartoline dicono poco.
La posta militare austro-ungarica fu sottoposta a censura fin dall'inizio della guerra: il controllo totale venne abbandonato nel corso del 1914, e dal 1915 si passò a un esame a campione. Sul fronte britannico i contenuti sensibili venivano censurati e i termini proibiti strappati o anneriti.
Domande frequenti
I soldati pagavano per spedire gli auguri?
No: la posta militare viaggiava in franchigia, senza francobollo. Si pagava solo per servizi accessori come la raccomandata o la posta aerea.
Che cosa si scriveva in quelle cartoline?
Poche righe: gli auguri, la conferma di stare bene, la richiesta di notizie di casa e l'invito a non preoccuparsi. La censura scoraggiava qualunque dettaglio sui luoghi e sui reparti.
Perché i numeri degli uffici postali militari erano casuali?
Per tenere segreti i movimenti delle truppe: dal numero dell'ufficio non si doveva risalire alla posizione del reparto.