Madonna del Rosario a Pompei 2027 - L'Ora del Mondo, la Supplica recitata a mezzogiorno ovunque si sia
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 20/09/2026. La fonte indica queste date come ancora da confermare.
La Supplica alla Madonna del Rosario si recita a Pompei, in provincia di Napoli, l'8 maggio e la prima domenica di ottobre — che «può cadere dal primo al sette del mese». A mezzogiorno i devoti recitano insieme l'Ora del Mondo: la preghiera viene «recitata dai devoti della Madonna del Rosario in contemporanea ovunque essi siano», e a Pompei «la piazza, il santuario e le strade vicine si fermano attorno alla preghiera recitata ad alta voce». È trasmessa da radio e televisione in tutto il mondo, e in quei giorni «decine di migliaia di fedeli si recano nella città di Pompei».
Perché l'8 maggio, e non un altro giorno
Le due date hanno ciascuna la sua ragione: l'8 maggio ricorda l'inizio della costruzione del Santuario ed è accompagnato dall'indulgenza plenaria, la prima domenica di ottobre cade in concomitanza con la festa liturgica. C'è poi una terza data, il 13 novembre, in occasione della discesa del quadro. La scelta dell'8 maggio non è casuale, e riguarda un altro santo. «Bartolo Longo istituì l'8 maggio come data per la solenne Supplica alla Madonna di Pompei perché coincide con la festa dell'apparizione di San Michele Arcangelo sul Monte Gargano, in Puglia, terra natale dello stesso Longo»: considerava l'Arcangelo protettore della Valle di Pompei, e proprio l'8 maggio 1876 volle che fosse posta la prima pietra del Santuario. Nella zona, del resto, c'era già un precedente: un'apparizione di San Michele sul Monte Gauro, oggi Monte Faito, vicino a Pompei, al vescovo San Catello nel VII secolo.
All'origine di tutto c'è una frase. Bartolo Longo — un avvocato acceso anticlericale, nato in Puglia il 10 febbraio 1841, che a Napoli aveva preso parte perfino a sette sataniche — vagando per i campi di Pompei nel 1872 sentì una voce: «Se propaghi il Rosario, sarai salvo!», «e subito dopo udì l'eco di una campana lontana». Sul portale del santuario la stessa intuizione è incisa così: «Se cerchi salvezza, propaga il Rosario».
Un quadro trasportato su un carro di letame
L'immagine attorno a cui è nato tutto arrivò a Pompei nel modo meno solenne possibile. Gliela diede suor Maria Concetta De Litala, del convento del Rosariello a Porta Medina di Napoli, che l'aveva avuta in custodia da padre Alberto Radente; ma «la tela era in pessime condizioni, danneggiata dalle tarme e con intere parti di colore mancante, tanto che Bartolo Longo non voleva accettarla». Di fronte alle insistenze della suora non poté rifiutare.
Il quadro arrivò a Pompei il 13 novembre 1875, affidato al carrettiere Angelo Tortora che, dopo averlo avvolto in un lenzuolo, l'appoggiò su di un carro di letame — il concime che allora si portava nei campi. Il restauro fu immediato, a opera di Guglielmo Galella, e il dipinto fu posto alla venerazione dei fedeli il 13 febbraio 1876. In seguito Longo lo affidò al pittore napoletano Federico Maldarelli per un secondo restauro, con una richiesta precisa: trasformare l'originaria santa Rosa in santa Caterina da Siena. L'errore, «ponendo l'immagine a rischio di interdetto», ne impediva l'esposizione.
Il giorno stesso della prima esposizione, il 13 febbraio 1876, si parlò del primo miracolo: la guarigione di una giovane napoletana «malata di epilessia inguaribile». Da quel momento i pellegrini aumentarono a tal punto da rendere necessaria una chiesa più grande — oggi si stima che più di 4 milioni di persone all'anno si rechino in pellegrinaggio a Pompei.
Il santuario costruito con un soldo al mese
La basilica è nata dalle tasche dei fedeli: «il Santuario è stato eretto con le offerte spontanee dei fedeli di ogni parte del mondo», e «la sua costruzione ebbe inizio l'8 maggio 1876, con la raccolta dell'offerta di un soldo al mese», per concludersi nel 1887. Attorno al cantiere crebbe una città nuova: Longo vi fece costruire case per gli operai, una stazione ferroviaria, un piccolo ospedale e un osservatorio meteorologico, e il 29 marzo 1928 la Valle di Pompei si staccò da Torre Annunziata per diventare un comune autonomo.
La facciata è più tarda: cominciata il 15 maggio 1893 e inaugurata il 5 maggio 1901, fu «eretta come monumento alla Pace Universale per volontà di San Bartolo Longo», a doppio ordine e con portico a tre arcate, su modello delle basiliche romane, in travertino del monte Tifata — la stessa pietra usata da Luigi Vanvitelli per la Reggia di Caserta. Fra i due ordini corre un fregio di granito con la scritta in bronzo «VIRGINI SS. ROSARII DICATUM», e in cima sta la statua della Vergine del Rosario, alta 3,25 metri, opera di Gaetano Chiaromonte, ricavata da un solo blocco di marmo di Carrara di 180 quintali, sotto la quale si leggono due sole parole: «PAX» e «MCMI».
Le tre porte di bronzo sono invece di ieri: realizzate dal sacerdote Battista Marello, pittore e scultore, sono state inaugurate tra il 2021 e il 2024. La Porta Sacra della Chiesa Pellegrina, benedetta il 5 maggio 2021, è alta 5 metri e larga 2,5, per un peso di 15 quintali; la Porta di Bartolo Longo, inaugurata il 26 ottobre 2023, si compone di otto pannelli a rilievo realizzati a fusione a cera persa con le scene della vita del fondatore; la Porta della Vergine, benedetta il 31 maggio 2024, racconta in otto formelle la presenza della Madonna nel Vangelo «attraverso il linguaggio delle mani».
Nel 1901 Leone XIII elevò il santuario a basilica pontificia e gli attribuì una definizione che è rimasta: «parrocchia del mondo». L'importanza della devozione ha portato anche a una scelta amministrativa rara: la Santa Sede ha creato la Prelatura territoriale di Pompei, una delle sole due esistenti in Italia — l'altra è Loreto.
Quindici lampade a olio a forma di rosa
Il quadro raffigura la Madonna in trono con Gesù in braccio e, ai suoi piedi, san Domenico e santa Caterina da Siena: «Maria reca nella mano sinistra la corona del Rosario che porge a santa Caterina, mentre Gesù, poggiato sulla sua gamba destra, la porge a san Domenico». È racchiuso in una cornice di bronzo dorato incastonata su un fondo di onice, con i tondi dei venti misteri del Rosario: i gaudiosi, i gloriosi e i dolorosi furono dipinti dal romano Vincenzo Paliotti, mentre i luminosi — aggiunti da Giovanni Paolo II con la lettera apostolica «Rosarium Virginis Mariae» del 16 ottobre 2002 — sono opera di Salvatore Seme, pittore di Torre del Greco. «Giorno e notte, oltre alle candele, vi ardono davanti 15 lampade a olio, a forma di rosa.» L'ultimo restauro, al Laboratorio Dipinti dei Musei Vaticani, è del 2012.
I gioielli, invece, sono arrivati uno alla volta dai fedeli, «a cominciare dalla contessa Farnararo de Fusco, che per prima donò degli orecchini preziosi»: più di mille brillanti componevano i diademi posti sul capo della Madonna e del Bambino, e il quadro fu incoronato da Paolo VI nella Basilica di San Pietro il 23 aprile 1965; e si ricorda anche un diadema d'oro «ornato da più di 700 pietre preziose». Quanto alla contessa, Marianna Farnararo vedova De Fusco fu tutt'altro che una comparsa: proprietaria di terreni e abitazioni nel territorio di Pompei — Longo ne era l'amministratore, e fu così che conobbe la valle —, fece cospicue donazioni per la chiesa, divenne sua sposa e «condivise con lui una vita al servizio dei più bisognosi».
Il canto di saluto, e la lastra d'acciaio
C'è un gesto che chiude ogni giornata di festa e che quasi nessuno racconta: «da lunga tradizione, al termine della giornata, l'Immagine della Madonna viene coperta da una pesante lastra di acciaio, mentre i fedeli Le rivolgono un canto di saluto».
Il calendario devozionale, del resto, non si esaurisce nei due giorni della Supplica. Ci sono i Quindici Sabati, «devozione tipica di Pompei ispirata alla meditazione e recita del Rosario»; il «Buongiorno a Maria», recitato nei mesi di maggio e ottobre; la Via Pacis, preghiera per la Pace Universale; e il 31 maggio la processione dal Santuario a Piazza dell'Immacolata. Soprattutto c'è il 13 novembre, considerato la data di nascita della nuova Pompei, con la discesa e la venerazione del quadro: «fin dalle prime luci dell'alba, decine di migliaia di devoti raggiungono Pompei per baciare il Quadro della Madonna che, per l'intera giornata, viene collocato sul presbiterio», e i fedeli vi accedono attraverso il percorso penitenziale allestito sul sagrato e nei giardini adiacenti la Basilica.
Trentasei ore a piedi, per una promessa del 1945
Buona parte dei pellegrini arriva camminando. L'ultimo sabato di maggio partono i pellegrinaggi a piedi da Sorrento e Castellammare di Stabia, da Napoli e da altre città campane, con partenze spesso notturne «scandite dall'entusiasmo e dalla recita del Rosario».
Uno di questi ha una data d'inizio e un motivo. «Sette uomini di Pignataro Maggiore, chiamati a combattere, promisero alla Madonna che se fossero tornati sani e salvi, ogni anno avrebbero percorso a piedi la strada fino a Pompei per ringraziarla»: la promessa è stata mantenuta ininterrottamente dal 1945, «tramandandosi attraverso quattro generazioni di fedeli», e il cammino richiede circa 36 ore. Dal luglio 2022 il Ministero della Cultura lo ha inserito nell'elenco dei beni di interesse demo-etno-antropologico; una veglia mariana notturna precede la Supplica dell'8 maggio, culmine spirituale dell'intero pellegrinaggio.
Il testo, e i ventimila della prima volta
La Supplica fu composta nel 1883 e si chiamava all'inizio «Atto d'amore alla Vergine», prima di diventare «Supplica alla potente Regina del SS.mo Rosario di Pompei». È «una petizione rivolta al sovrano per ottenere una concessione», e comincia con l'invocazione che tutti riconoscono: «O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi». Chiude con l'apostrofe al Rosario: «O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d'inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più».
La prima recita collettiva fu il 14 ottobre 1883, quando «ben ventimila pellegrini si riunirono a Pompei per recitarla insieme nella piazza antistante il grande Tempio che era ancora in costruzione». Poi arrivò anche in Vaticano: l'8 maggio 1915 la preghiera fu recitata nella cappella paolina dal papa e dai dignitari della Santa Sede, e da allora la tradizione è continuata ogni anno. Il testo, negli anni successivi al Concilio Vaticano II, ha subito diversi ritocchi.
Il fondatore, Bartolo Longo, è stato prima beato e poi santo. Quel che non cambia è il resto: la Basilica è stata visitata quattro volte da un papa — Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco —, e durante la visita di Giovanni Paolo II venne recitata la Supplica.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Pompei per la festa della Madonna del Rosario non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Pompei è a 900 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è il casello di Pompei centro - Scafati: da lì basta un minuto di guida (1,3 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Altre feste in provincia di Napoli
A maggio, nei paesi vicini, ci sono anche queste feste.
- San Conone di Iconico ad Acerra — maggio
- San Costanzo a Capri — maggio
- Santa Restituta a Lacco Ameno — maggio