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Le tradizioni di Pasqua in Emilia-Romagna: riti, piatti e usanze del posto

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

In Emilia-Romagna il sabato prima di Pasqua si fanno benedire le uova sode, che si mangiano a colazione la domenica mattina insieme alla pagnotta pasquale, al salame nostrano e alla ciambella romagnola. Il guscio, per tradizione, non si butta: si brucia.

Il Giovedì Santo, in Romagna, si legavano le campane della chiesa e anche gli alberi da frutto.

L'uovo benedetto

L'uovo benedetto è una tradizione di casa, lungo tutta la Via Emilia, da Piacenza a Rimini: sta per la vita che si rinnova, e l'uso di pitturarlo di rosso viene ricondotto ai primi cristiani.

Le uova si decorano con colori naturali ricavati in cucina: le cipolle rosse danno il rosso, lo zafferano l'arancione, il caffè o il cumino macinato il marrone. Un tempo se ne faceva benedire una certa quantità per tutta la settimana, insieme a un secchio d'acqua con cui lavarsi gli occhi il Sabato Santo.

I giochi dell'uovo

Con le uova sode si gioca: si battono l'una contro l'altra e vince chi non rompe la propria. Il gioco cambia nome di provincia in provincia — Ponta a l'Ov nel Piacentino, a Fiorenzuola d'Arda e Lugagnano Val d'Arda; Scoccino nel Reggiano; Coccetto sull'Appennino modenese, dove Fanano richiama centinaia di partecipanti ogni anno.

A Tredozio, fra Pasqua e Pasquetta, il gioco è diventato la Sagra e Palio dell'Uovo, che si ripete dal 1964. Si sfidano i quattro rioni — Borgo, Casone, Nuovo e Piazza — e la gara più famosa è la battaglia delle uova crude, che ne consuma circa seicento; c'è anche il tiro alla fune, con le squadre sulle rive opposte del fiume Tramazzo.

La legatura delle campane e degli alberi

In Romagna il Giovedì Santo si «legavano» le campane della chiesa, di solito alle dieci del mattino, per il silenzio della Passione. Nelle pianure ravennati, lo stesso giorno, si legavano anche gli alberi da frutto.

Il Sabato Santo le campane venivano sciolte, e insieme a loro i contadini liberavano i rami. Nelle vigne si percuotevano i tronchi delle viti recitando le formule contro la grandine.

Durante la Settimana Santa il parroco portava la benedizione nelle case, accompagnato da un ragazzo che teneva due capienti sporte sulla bicicletta: dentro finivano farina, uova, vino e a volte il salame. Alle Palme si benedicono le palme intrecciate e i ramoscelli d'ulivo, che si conservano in casa fino all'anno dopo.

Le processioni

A Montefiore Conca, nel Riminese, il Venerdì Santo si tiene una delle processioni più affollate della regione, e non è una Via Crucis: è la deposizione del Cristo morto.

Il corteo parte dall'alto del monte Auro, che nel rito fa le veci del Golgota, e scende verso il paese illuminato solo da fiaccole e fuochi, con un centinaio di figuranti in costume. Si porta una statua antichissima del Cristo morto, che ogni Venerdì Santo mattina viene lavata con il latte. Ogni personaggio corrisponde a una famiglia, e i ruoli si tramandano di generazione in generazione.

A Pennabilli la Processione dei Giudei parte alle nove di sera dalla Chiesa della Misericordia, e alle dieci, al Castello di Billi, si rievoca la passione e morte di Gesù. A Portico di Romagna la Processione del Cristo Morto attraversa il borgo medievale illuminato dalle torce, dalla Chiesa di Santa Maria in Girone a quella della Madonna del Sangue. A Frassinoro, nel Modenese, sono gli abitanti a comporre i quadri viventi della Passione.

A Reggio Emilia, il giovedì prima di Pasqua, si celebra il rito dell'ascensione, e nella cripta restano accesi i lanternini originali a olio: da lì viene il detto che di un bevitore incallito dice che «se la caverebbe anche a bere i lanternini di san Girolamo».

La tavola

Il fiore della festa è il narciso giallo, segno della fine dell'inverno: le case si decorano con i narcisi o con i nastri gialli.

Il Venerdì Santo è giorno di magro, senza carne, e si mangia il pesce azzurro dell'Adriatico — i paganelli sono i migliori fra marzo e giugno. La domenica arrivano lasagne e agnello, la tardura romagnola, antica minestra in brodo, e il coniglio, che un tempo si trovava più facilmente dell'agnello. Il lunedì si va a fare la passeggiata.

I dolci

Domande frequenti

Perché il guscio dell'uovo benedetto non si butta

Perché la tradizione romagnola vuole che si bruci: l'uovo benedetto il Sabato Santo sta per la vita che si rinnova, e il suo guscio non finisce nella spazzatura.

Che cos'è il Palio dell'Uovo di Tredozio

È la sfida fra i quattro rioni che si tiene a Pasqua e Pasquetta dal 1964: la battaglia delle uova crude ne consuma circa seicento, e c'è il tiro alla fune sulle rive del Tramazzo.

Perché il Giovedì Santo si legavano gli alberi

Nelle pianure ravennati si legavano gli alberi da frutto insieme alle campane, e si scioglievano tutti il Sabato Santo: le campane tornavano a suonare e i rami venivano liberati.

Che cos'è la ciambella romagnola

È il dolce pasquale della Romagna — zambela in dialetto —: un filone allungato senza buco, cosparso di zucchero, che si inzuppa nel vino.

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