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Pasqua · Tradizioni

Le tradizioni di Pasqua in Friuli-Venezia Giulia: riti, piatti e usanze del posto

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

A Cividale del Friuli, a Pasqua e Pasquetta, i bambini fanno correre le uova colorate lungo un catino di sabbia: è il Truc, attestato almeno dal Settecento. In Carnia, la notte fra Pasqua e il Lunedì dell'Angelo, si lanciano le rotelle di legno infuocate.

A Trieste e a Gorizia l'augurio è «Bona Pasqua, bone pinze».

Il Truc di Cividale

Il Truc è il gioco pasquale di Cividale del Friuli, attestato almeno dal XVIII secolo da un manoscritto del museo cittadino.

Si gioca su un catino di sabbia ovale e digradante, lungo il quale i bambini fanno correre le uova colorate: le uova devono toccarsi fra loro, e per farlo c'è un regolamento preciso. Si pratica soltanto a Pasqua, Pasquetta e nell'Ottava.

Il Tîr des cidulis

In alcune località della Carnia, nella notte fra Pasqua e Pasquetta, si pratica il Tîr des cidulis, il lancio delle cidole: rotelle di legno di faggio o di abete che si infuocano e si lanciano nel buio. Il rito si fa risalire a un antico rito celtico.

A Forni Avoltri il lancio delle cidulos si rinnova ancora oggi.

La scampagnata di Venzone

A Venzone si tiene una scampagnata di Pasqua che in regione non ha eguali, e cade il giorno di Pasqua, non a Pasquetta.

Ci si ritrova al Piano di Santa Caterina, vicino a una chiesetta del Quattrocento, con i giochi per i bambini, i chioschi e la musica popolare.

La Settimana Santa di una volta

La Domenica delle Palme si portavano alla benedizione ceri colorati, nastri di seta e mazzetti di rosmarino, e durante il Passio i bambini intrecciavano ghirlande e croci con i rami d'ulivo.

L'ulivo benedetto si sistemava poi in cucina, nella stalla, nel granaio e nel frutteto: doveva tenere lontani temporali, fulmini e grandine. La settimana cominciava con le grandi pulizie di casa, fatte «per accogliere il Salvatore risorto».

In chiesa il Santissimo si collocava nel sepolcro di Cristo, decorato con i fiori di primavera e con i lumini, che restavano accesi fino alla sera del sabato. I fedeli ne visitavano almeno tre in tre chiese diverse. Il giovedì pomeriggio si portavano le offerte ai sepolcri, detti giardini di Adone.

Dal giovedì fino ai riti del sabato sera le campane tacevano: al loro posto si sentivano le raganelle, le scaràssulis e i batecui, e i ragazzi lucidavano i catenacci del focolare trascinandoli per il paese. A Gemona e altrove si metteva in scena la processione «per andare in cerca di Gesù Cristo».

Il digiuno e il fuoco del sabato

Da giovedì a sabato era tempo di digiuno, e si osservava il precetto della confessione pasquale.

Nelle campagne si mangiavano minestre di fagioli o baccalà; a Udine i più abbienti avevano la minestra di lenticchie, le lasagne o gli spaghetti con olio, cipolla e sardelle salate. Fra i cibi di magro c'erano la zuppa di rane e l'anguilla. Il Venerdì Santo il pasto era frugale — minestra di verdura, panada e pesce — e la sera si recitava il rosario intero almeno cinque volte.

Il Sabato Santo era il giorno del fuoco: dal sagrato della chiesa lo si portava nelle case, e lì si bruciavano in un piccolo falò le cose sacre da eliminare. Si benedivano i cibi rituali, perché il primo boccone dopo il digiuno doveva essere benedetto, e nelle Valli del Natisone il sacerdote rinnovava anche il segno sulle porte.

La merenda e la gara delle uova

La mattina di Pasqua, prima della Messa solenne, si fa la merenda: il primo banchetto dopo i quaranta giorni di Quaresima.

È il magri cuet, il prosciutto cotto nel pane, di origine austroungarica, oppure il prosciutto crudo; si mangia con le uova sode, il salame e la pinza. A Trieste il prosciutto va con il rafano, che lì si chiama kren. Sul Carso, nel Collio, a Gorizia e nel Friuli asburgico non manca la gelatina di maiale con la foglia d'alloro, chiamata Zilidine.

Davanti al sagrato i giovani facevano la gara delle uova: si battevano le uova sode l'uno contro l'altro finché il guscio non si frantumava, sulla tavola apparecchiata con la tovaglia di Fiandra.

Il pranzo

Il pranzo vuole agnello o capretto; in alternativa c'è l'arrosto con la lattuga da taglio sant'Apollonia, che per tradizione si semina il 9 febbraio.

In Carnia si preparano i cjarsons, che erano tanto legati alla festa da chiamarla Pasca di cjalçons: sono attestati fin dal 1377, in uno scritto del camerlengo di Gemona. C'è poi il pistun — a Gorizia fulis, in sloveno velikonočne fulje —, polpettine allungate di pane raffermo cotte nell'acqua del prosciutto. Si beve Ramandolo o Picolit.

La pinza e i dolci

La pinza è il dolce pasquale più diffuso della regione: un pandolce soffice con un uovo e il caratteristico taglio a Y. La tradizione la lega alla spugna da cui bevve Gesù sulla croce.

Con lo stesso impasto si fanno frati, titole, ticica e menihi. Restano la putiza, con la frutta secca e candita, la gubana e il pistùm.

Domande frequenti

Che cos'è il Truc di Cividale

È il gioco pasquale in cui le uova colorate corrono lungo un catino di sabbia digradante. Si pratica solo a Pasqua, Pasquetta e nell'Ottava.

Che cos'è il Tîr des cidulis

È il lancio delle rotelle di legno di faggio o abete infuocate, che in Carnia si fa nella notte fra Pasqua e Pasquetta. Sopravvive a Forni Avoltri.

Che cos'è la merenda pasquale friulana

È il pasto della mattina di Pasqua, prima della Messa: prosciutto crudo o cotto nel pane, uova sode, salame e pinza.

Che cos'è la pinza

È il pandolce di Pasqua del Friuli Venezia Giulia, riconoscibile dal taglio a Y. A Trieste e a Gorizia l'augurio pasquale è «Bona Pasqua, bone pinze».

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