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Le tradizioni di Pasqua in Veneto: riti, piatti e usanze del posto
In Veneto la Settimana Santa si apre con uno scherzo: la vigilia delle Palme è la sera dei strozh, quando carriole, attrezzi e biciclette lasciati incustoditi spariscono da casa e ricompaiono in piazza. Il pomeriggio di Pasqua si gioca al rodolet.
In Lessinia, il giovedì, si sparano i trombin.
La sera dei strozh
Nel Quartier del Piave la vigilia della Domenica delle Palme si chiama sera dei strozh: quella notte gli oggetti lasciati fuori — carriole, attrezzi, biciclette — vengono spostati, portati lontano o radunati tutti in piazza.
A Santa Maria di Feletto l'usanza sopravvive, e capita che le cose finiscano appese agli alberi. In vari paesi della zona si mettevano anche i putinòt, fantocci lasciati davanti alle case o alle finestre, con allusioni ai pregi e ai difetti di chi ci abitava: le madri li toglievano all'alba, per evitare imbarazzi.
La festa delle frasche
Nell'Alta Marca Trevigiana si celebrava la festa delle frasche, che cominciava la Domenica delle Palme e culminava a Pasqua: un tempo di purificazione del corpo e dell'anima.
Una frasca di salice appesa allo stipite della porta invitava i passanti a entrare per un bicchiere: con pochi spiccioli si ottenevano le chiavi della cantina e si beveva a volontà. Dietro c'era la pratica di svuotare le botti prima del caldo, per festeggiare la fine del raccolto.
Il rodolet
Dal pomeriggio di Pasqua, e fino alla domenica in albis, cortili e strade si riempivano per il gioco delle uova.
Il rodolet, o rodoet, si giocava facendo rotolare le uova sode colorate su un piano di creta e sabbia, ciascuna riconoscibile dal proprietario. Nel Vittoriese e in Friuli lo stesso gioco si chiamava righea. In alcune località resta la corsa delle uova.
I trombin e le campane
In Lessinia, nel Veronese, il Giovedì Santo gli uomini in costume sparano i trombin.
In Polesine la settimana era quella in cui si legavano le campane: quando il sabato venivano slegate, ci si bagnava gli occhi e le membra. In alcuni paesi si tiene ancora la benedizione delle campane.
Venezia
A Venezia, il Giovedì Santo, le porte delle chiese restano aperte e dentro si accendono le candele, in attesa della domenica.
Il venerdì si tengono le Via Crucis in varie zone della città — la più suggestiva è quella di San Giorgio Maggiore — ed esce la Processione dei Misteri, che attraversa la città in costumi storici. La domenica si celebra la Messa in Basilica alla presenza del Patriarca. Ci si scambiano le uova decorate a mano, augurio di rinascita e fortuna.
I cesti benedetti
Il Sabato Santo le famiglie portano in chiesa i cesti di cibo da benedire: pane, uova, salumi e gli altri prodotti di casa.
Nel Quartier del Piave e nella Vallata quella benedizione valeva come protezione e abbondanza, e nelle chiese si leggeva la Passio Christi. Le uova sode, colorate o decorate, si mangiavano in famiglia o si donavano.
L'ulivo contro la grandine
I ramoscelli d'ulivo benedetti, ornati con un nastro rosso, si riportano a casa e si tengono esposti fino a Pasqua.
Quando si avvicina il temporale se ne mettono le foglie in uno scaldino, a carbonizzare lentamente: serve a tenere lontana la grandine.
Quel che si diceva
Il giorno di Pasqua era vietato entrare nell'orto: si diceva che chi ci metteva piede avrebbe avuto formiche e parassiti per tutto l'anno. Per lo stesso motivo la merenda si faceva tassativamente fuori casa.
Anticamente si sotterrava nei campi o nell'orto un uovo dipinto di rosso, di buon auspicio per la prosperità. E il proverbio diceva: «A Pasqua, trista xè la polastra che no la fa el vovo».
La tavola
Il menù di una volta erano le taiadele — tagliatelle all'uovo in brodo di carne —, il bo, il vin tondo e la fugassa. Poi il risotto ha preso il posto della pasta.
Si prepara con i bruscandoli, i germogli del luppolo selvatico, oppure con le ortiche, gli asparagi — di Bassano, Badoere, Cimadolmo — o i carciofi del litorale veneziano; gli stessi ortaggi vanno nella frittata, che è l'antipasto o il piatto del picnic del lunedì. L'insalata unisce uova, asparagi, gamberi ed erbe spontanee, e il secondo è l'agnello al rosmarino.
Sugli argini del Polesine si facevano le grigliate, e il piatto principe erano le frittate con tante uova, la cipolla e il salame.
La fugassa
La regina è la fugassa, il pane dolce alto e soffice, rotondo «come il sole»: farina forte, lievito madre, uova, burro e zucchero, aromatizzata con gli agrumi e la vaniglia, lasciata triplicare, rimpastata e cotta dolcemente dopo la seconda lievitazione. Si finisce con la granella di zucchero, la glassa di mandorle e i canditi.
Si aspettava per tutti i quaranta giorni di Quaresima, e chiudeva il digiuno. Si serviva anche alle nozze, e si offriva alla famiglia della fidanzata per chiederla in matrimonio.
A Verona il pranzo finisce con la Brasadela, la ciambella servita con un bicchierino di grappa; a Burano si preparano i bussolà. Resta poi la colomba, che ricorda quella tornata da Noè con il ramoscello d'ulivo.
Domande frequenti
Che cos'è la sera dei strozh
È la vigilia della Domenica delle Palme nel Quartier del Piave: carriole, attrezzi e biciclette lasciati incustoditi vengono spostati, portati lontano o radunati in piazza.
Che cos'è il rodolet
È il gioco pasquale veneto: le uova sode colorate si fanno rotolare su un piano di creta e sabbia. Nel Vittoriese si chiama righea.
Che cos'è la festa delle frasche
Era il tempo fra le Palme e la Pasqua nell'Alta Marca Trevigiana: la frasca di salice appesa alla porta invitava a entrare in cantina a bere, con pochi spiccioli.
Che cos'è la fugassa
È il pane dolce di Pasqua veneto, alto e soffice, con lievito madre, uova, burro, agrumi e vaniglia, coperto di granella di zucchero, glassa di mandorle e canditi.