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Che cos'è il fuoco nuovo di Pasqua: dalla Veglia al focolare di casa

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La Veglia pasquale comincia al buio, fuori dalla chiesa, con l'accensione e la benedizione di un fuoco. Da quella fiamma il celebrante accende il cero pasquale, e dal cero si riaccendono una a una tutte le luci dell'edificio, spente poco prima.

Il fuoco nuovo significa Cristo risorto.

Come si svolge il rito

La celebrazione è notturna per prescrizione: deve cominciare dopo l'inizio della notte e terminare prima dell'alba della domenica.

Il rito parte con i fedeli radunati appena fuori della chiesa, dove viene preparato un fuoco vivace. Dentro, tutte le luci sono state spente: il fuoco nuovo è l'unica fonte di illuminazione.

Il celebrante benedice la fiamma — la preghiera del Messale Romano benedice esplicitamente «questo fuoco nuovo» — e vi accende il cero pasquale. Dal cero si accendono le candele dei ministri e poi tutte le luci della chiesa. Il fuoco entra in processione, e subito dopo il diacono canta l'Exultet.

La benedizione del fuoco, va precisato, è facoltativa, e il rito prevede la possibilità di benedire un fuoco o, meglio, un lume già acceso.

Che cosa significa

Tutta la scena è costruita su un solo contrasto: luce e tenebre.

L'accensione al buio esprime il passaggio dalle tenebre alla luce, cioè la vittoria della luce sulla morte. Il fuoco nuovo sta per Cristo risorto, e la sua scintilla è simbolo di vita nuova.

Da dove viene

Le origini non sono stabilite con certezza: più filoni si sono intrecciati.

La benedizione del fuoco e del cero deriva dal Lucernarium primitivo, l'accensione serale delle lampade, che a sua volta viene da un rituale ebraico.

La cerimonia del fuoco nuovo vero e proprio potrebbe però avere origine celtica. Documenti del VII secolo lo menzionano nelle leggende di san Patrizio, e in Occidente gli irlandesi accendevano grandi fuochi pasquali già nel VI secolo. In Gallia il rito fu probabilmente aggiunto nell'VIII secolo, per influenza dei monaci irlandesi, e nella liturgia romana entrò entro il XII secolo.

Nella Chiesa d'Oriente il fuoco nuovo ha un posto di rilievo a Gerusalemme.

Come si accendeva

Il fuoco doveva essere nuovo, cioè non ripreso da una fiamma già in uso: per questo si accendeva con mezzi che lo generavano dal nulla.

I due metodi documentati sono la pietra focaia battuta con l'acciaio e la lente d'ingrandimento, o lente ardente, che concentra la luce del sole.

Il fuoco portato a casa

Il rito non si esauriva in chiesa: la fiamma benedetta veniva distribuita alle case.

Un tempo il fuoco benedetto veniva portato anche in Cattedrale, e il fuoco novello era distribuito alle singole famiglie per riaccendere il focolare domestico; un carro ne recava la fiamma nelle abitazioni.

In molte zone della Germania si accendeva anche un falò in uno spazio aperto, e i fedeli portavano a casa bastoni di quercia, noce e faggio bruciati in quel fuoco. A casa quei legni carbonizzati venivano bruciati in un fuoco nuovo, e in alcune famiglie la fiamma pasquale si conservava per l'anno intero.

Le funzioni attribuite a quel fuoco erano protettive: difendeva da incendio, fulmini e grandine. Alcuni legni si mettevano nei campi e nei giardini per proteggerli dalla grandine, e in certi contesti il fuoco pasquale si lega a credenze contro streghe e parassiti.

Domande frequenti

Che cos'è il fuoco nuovo di Pasqua?

Il fuoco acceso e benedetto fuori della chiesa all'inizio della Veglia pasquale: da lì si accende il cero pasquale e poi tutte le luci della chiesa, spente in precedenza.

Perché si chiama «nuovo»?

Perché non viene da una fiamma già accesa: si ottiene con la pietra focaia o con una lente ardente, e sta per la vita nuova di Cristo risorto.

Che cosa si faceva con quel fuoco nelle case?

Si portava a casa per riaccendere il focolare, o si conservavano legni bruciati in quel falò come protezione da incendi, fulmini e grandine, anche nei campi.

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