Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Sagre ed Enogastronomia

Sagre ed Enogastronomia

Aglianico del Vulture a Venosa 2027 - Sotto le Perseidi

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
ottobre/novembre
Dove Venosa, Venosa

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: ilturista.info, letta il 19/09/2026.

Riflessi di Stelle si tiene a Venosa, in provincia di Potenza, nelle notti di San Lorenzo, attorno al 10 agosto. Fra i filari della Cantina di Venosa si alternano banchi d'assaggio dell'Aglianico del Vulture, masterclass AIS sui vini vulcanici, concerti e punti d'osservazione al telescopio puntati sulle Perseidi. Fra i vini in degustazione ci sono anche gli underwater wines, come il Carato Venusio cantinato 50 metri sotto il mare di Portofino.

Riflessi di Stelle, alla Cantina di Venosa

L'organizzatrice è la cooperativa vinicola del paese: «Riflessi di Stelle è l'evento enoturistico estivo della Cantina di Venosa che, nelle notti di San Lorenzo, unisce vino, musica dal vivo e osservazione delle stelle». Si svolge tra i filari del Vulture, in due serate di degustazioni, lezioni di assaggio, osservazioni al telescopio e concerti.

L'intreccio è dichiarato: «l'evento intreccia tre passioni: il grande Aglianico del Vulture, la musica dal vivo e l'osservazione astronomica». Il presidente della Cantina lo mette così: «Riflessi di Stelle è molto più di un evento — è l'espressione del profondo legame tra il nostro territorio, le sue eccellenze enologiche e culturali, e la capacità di attrarre persone». L'intento dichiarato è offrire «alla cittadinanza, ai cittadini della Basilicata e ai numerosi appassionati che giungono ogni anno da tutta Italia, una serata di festa e di cultura del territorio».

Il banco d'assaggio fra i filari

Il centro della serata è uno solo: «cuore della serata è il banco d'assaggio con le etichette della Cantina di Venosa — dai bianchi e rosati "Verbo" al "D'Avalos", dal "Terre di Orazio" Aglianico del Vulture allo spumante».

Accanto ai banchi ci sono le masterclass AIS sui vini vulcanici, con degustazioni comparative: non solo assaggio, ma confronto guidato fra vini nati sullo stesso suolo.

Strazzata, baccalà e panzerotti

Da bere si accompagna da mangiare, e l'elenco è tutto locale. «Alle degustazioni sarà possibile abbinare cibo di strada lucano e pugliese: la "strazzata", un pane con mortadella di suino nero Cancellara e pistacchio lucano, baccalà e peperone crusco di Senise, panzerotti d'autore e dolci tipici da 2 a 5 €.»

A prepararli sono gli esercizi del paese: gli stand lavorano «in collaborazione con ristoranti e pasticcerie di Venosa» — fra questi il ristorante Gaudete, il ristorante Al Baliaggio e l'Antica Pasticceria Ducale.

Telescopi e concerti

Il resto della notte si divide fra il cielo e il palco. Ci sono i punti d'osservazione astronomica al telescopio, piazzati per guardare le Perseidi, e ci sono i grandi concerti dal vivo che chiudono la serata: la Cantina «aprirà le sue porte per una grande serata di festa all'insegna della cultura del vino, della musica e della convivialità».

I vini cantinati sott'acqua

C'è poi una curiosità che in una serata di degustazioni non ci si aspetta: una masterclass dedicata agli «underwater wines d'Italia», cioè ai vini affinati sotto il mare. La degustazione è curata dal Merano Wine Festival e guidata da Helmuth Köcher, patron della manifestazione, e da Andrea Radic, coordinatore della commissione che assegna i «Wine Hunter Awards».

Il confronto ha per protagonista un vino di casa: «il "Carato Venusio" Aglianico del Vulture di Cantina di Venosa, cantinato a 50 metri di profondità nei fondali marini di Portofino», messo a paragone con altri Underwater italiani.

L'Aglianico, dai Greci a Orazio

Il vino attorno a cui gira tutto ha una storia lunga. La tradizione fa risalire il vitigno ai coloni greci, che lo avrebbero portato nell'Italia meridionale «durante il VII o VI secolo a.C.», e il suo nome a «"ellenico", sottolineando la sua eredità greca»; la forma attuale si sarebbe fissata «durante il dominio aragonese nel XV secolo, riflettendo l'influenza della fonetica spagnola».

Le tracce antiche non mancano: «i ritrovamenti archeologici, tra cui torchi di epoca romana nei pressi di Rionero in Vulture e una moneta di bronzo raffigurante Dioniso — il dio del vino — coniata nella vicina Venosa, attestano la sua eredità antica». E c'è un testimone d'eccezione, che di Venosa era originario: il vino della zona era «decantato già nel I sec. a.C. dal poeta latino Quinto Orazio Flacco», a cui la tradizione attribuisce «cantine ricche di ottimi vini». Una leggenda aggiunge che «dopo la vittoria di Annibale sui Romani nel 212 a.C., i suoi soldati furono inviati nella regione del Vulture per riprendersi con i suoi rinomati vini».

Nel Medioevo il vino trovò estimatori potenti: «sovrani come Federico II e Carlo d'Angiò promossero attivamente la viticoltura nella regione», e il secondo «ordinò grandi quantità del vino rosso locale per la sua corte». Nel Quattrocento i vigneti fiorirono sulle pendici del Vulture, «con molte cantine che utilizzavano antiche cave scavate nella roccia per l'invecchiamento» — un uso che dura ancora.

Il vulcano spento e il «Barolo del Sud»

Il carattere del vino viene dal suolo. «Il Monte Vulture è un vulcano spento che, dalle precedenti eruzioni, ha creato terreno fertile di origine vulcanica e arenaria per le viti» — un vulcano estinto «che non erutta da 130.000 anni». «La ricchezza di minerali nel terreno, combinata con altitudini che vanno da 200 a 800 metri sul livello del mare, crea condizioni ideali», con un microclima che «fonde il calore mediterraneo con la freschezza continentale».

Il risultato è una maturazione lenta, che «talvolta si protrae fino a novembre», e un vino «secco, caldo e minerale, con tannini equilibrati che si ammorbidiscono e diventano vellutati man mano che il vino matura», di colore rubino intenso «che si intensifica con l'invecchiamento fino a raggiungere tonalità aranciate». Per struttura e capacità di invecchiamento viene definito «il "Barolo del Sud"».

Il disciplinare è severo: resa massima del 70% dell'uva in vino, e «un anno per l'Aglianico DOC standard; tre anni per il tipo "Superiore", che deve anche raggiungere un contenuto alcolico minimo del 13%; cinque anni per il "Superiore Riserva"».

Il riconoscimento è arrivato per gradi, con una lunga eclissi in mezzo: un premio all'Esposizione Internazionale di Milano del 1906, poi «periodi di relativa oscurità», e nella prima metà del Novecento la produzione che partiva quasi tutta per il Piemonte, «con il trasporto di botti di 4-5 quintali sui calessi per raggiungere la stazione ferroviaria». Verso il 1990 «enologi italiani e internazionali qualificano l'Aglianico del Vulture tra i migliori cento vini al mondo», e «la rinascita culmina nel 2010 con il riconoscimento della DOCG per la designazione "Superiore"». Nel 2012 le Poste Italiane gli hanno dedicato un francobollo.

Non è l'unica occasione dell'anno per assaggiarlo: c'è anche «Aglianica», che si svolge in autunno — «ogni anno ad ottobre in un comune tra Rionero, Barile, Melfi e Venosa» — con laboratori sensoriali, lezioni con enologi e dimostrazioni di cucina nel Castello. Ma la notte delle stelle è un'altra cosa: si beve fra le vigne, con il naso all'insù.

Come arrivare alla festa

Farsi avvolgere dalle atmosfere di Riflessi di Stelle, a Venosa, è alla portata di tutti. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Venosa-Maschito è a 2,8 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Venosa est: da lì bastano 13 minuti di guida (6,4 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

Altre feste in provincia di Potenza

Nella stessa zona, altre feste con una loro storia.

Da leggere