Home » Sagre ed Enogastronomia
Sagra della Crapiata a Matera 2027 - Il pugno di legumi che ogni famiglia portava al pentolone
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: cibilucani.it, letta il 21/09/2026.
La Sagra della Crapiata si tiene il 1º agosto a Matera, in Basilicata, nel borgo La Martella e in altri quartieri della città. La crapiata è una zuppa di legumi e cereali secchi che ogni famiglia del vicinato contribuiva a fare portando una manciata di quanto era rimasto del raccolto dell'anno precedente, da cuocere insieme in un unico grande calderone posizionato nei cortili comuni. Si celebrava così la fine del raccolto; oggi la festa è organizzata dall'associazione Borgo la Martella insieme a quella del Rione San Pardo, e si accompagna a concerti e musica popolare.
Una zuppa di tutti
«La crapiata era il risultato di tutti e non del singolo: tutte le donne materane portavano un pugno di ciò che era rimasto del raccolto precedente.»
«Ogni pugno offriva grano, ceci, fagioli, lenticchie, cicerchie, fave… offriva quello di cui si viveva per l'intero anno.» Ogni famiglia dava una manciata di quello che aveva — chi grano, chi fave, chi ceci — e tutto finiva in un unico grande calderone posizionato nei cortili comuni, i vicinati.
Era un momento di solidarietà, perché tutti contribuivano in base alle proprie possibilità, ed era il modo per permettere anche alle famiglie meno abbienti di banchettare.
Della ricetta originaria si sa che concedeva «solo un pizzico di sale ai "pugni" dei braccianti».
Perché i legumi devono essere secchi
C'è una regola fondamentale: «i legumi devono essere necessariamente secchi, perché residui dell'anno precedente».
La crapiata si fa il 1º agosto, quando finisce il raccolto, e si fa con quello che è avanzato dall'annata che si sta chiudendo: era un piatto «di risulta», fatto con quanto rimasto nelle scorte. Le donne dei Sassi pulivano i magazzini dalle rimanenze dell'anno precedente e raccoglievano le primizie appena trebbiate.
Svuotare i contenitori delle derrate era anche un modo per scongiurare un'eventuale compromissione del nuovo raccolto.
Sale, acqua e una pianta locale
Gli ingredienti sono fagioli, lenticchie, ceci, cicerchie, fave, piselli, farro e grano, con l'aggiunta di avena, orzo e miglio. La ricetta originale vuole soltanto sale, olio e qualche patatina novella — cioè solo ciò che si possedeva; aromi e ingredienti freschi come sedano, aglio, prezzemolo, cipolla e pomodorini sono stati aggiunti dopo.
La sera prima i legumi si mettono a bagno; il giorno dopo si cuociono in un capiente pentolone di rame, all'aperto nel cortile, a fuoco lentissimo, solo con acqua e sale — e questo benché i legumi abbiano tempi di cottura diversi. Si accompagna con pane casereccio o pane di Matera e con vino rosso primitivo, il Matera DOC Primitivo.
Nella ricetta originaria fra gli aromi si usa anche «La Martella», una pianta locale con foglie e odore che ricordano la menta, ma meno marcati. Esiste poi una variante detta «Crapiata di Pitagora», da cui sono escluse le fave, vietate dai precetti pitagorici.
Dal 25 febbraio 2022, con decreto ministeriale, la crapiata è entrata nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali lucani.
Quattro parole per un nome solo
L'origine del nome è incerta, e le ipotesi che si tramandano sono quattro.
La prima porta al greco krambe, che indica una pianta di legumi — colza, oppure il baccello dei piselli, delle fave, dei fagioli, dei ceci. La seconda al termine dialettale che indica la «crampa» o la «grata», cioè il treppiede di ferro — cràpia, voce calabrese — su cui si posava il calderone di rame. La terza al materano crapa, cioè capra, perché la domenica successiva alla festa si uccideva e si mangiava una capra. La quarta al latino crapula, ubriachezza, perché durante la festa si bevevano vini e liquori dolci; lo stesso crapula è però letto anche nell'accezione di banchetto e di festa comunitaria dopo il raccolto, e alcuni vi leggono un richiamo agli antichi riti dell'antica Grecia.
In dialetto materano il piatto si chiama crapiète.
Il primo agosto, e poi il quindici
La festa cade il 1º agosto, giorno in cui si ripete puntualmente ogni anno, dopo le celebrazioni per la Madonna della Bruna, patrona della città.
Quel giorno chiudeva la stagione: corrispondeva alla fine della stagione lavorativa, e nei Sassi si poteva fare baldoria — «uacezza», in gergo — fino a tardi, perché il mattino seguente non si andava a lavorare. Il 15 agosto i contadini tornavano nella piazza principale della città alla ricerca di un nuovo ingaggio o di un nuovo terreno da fittare.
Per molti studiosi la preparazione collettiva e la condivisione del pasto rappresentavano un rafforzamento dell'identità contadina, e consolidavano l'identità e la solidarietà all'interno di un micro sistema; Lidia De Rita, sociologa e antropologa che studiò i Sassi prima dello sfollamento, vi ritrovò «il segno concreto dell'unità dei materani». Il rito di condivisione «è stata una specie di celebrazione dal sapore pagano», legata alla fertilità della terra, «che ogni vicinato celebrava nello spazio antistante le grotte di famiglia a Matera».
Borgo La Martella, dove è tornata
Quando negli anni Settanta la fuga verso le città ha svuotato le campagne, la crapiata ha rischiato di perdersi. A rilanciarla fu Paladino Raffaele, il factotum di allora del Borgo, che si circondò di amici e contadini per ritrovare e tramandare l'antica «ricetta della comunità».
Oggi la festa si tiene nel borgo La Martella, frazione di Matera nata negli anni Cinquanta dopo lo sfollamento degli antichi rioni Sassi, a ridosso delle terre coltivate dai materani; e continua anche nei quartieri di San Pardo, Serra Venerdì, in piazza Vittorio Veneto e negli stessi Rioni Sassi. L'organizzano l'associazione Borgo la Martella, presieduta da Flores Montemurro, insieme a quella del Rione San Pardo, con il sostegno del Comune, che lavora perché coinvolga più organicamente tutta la città.
Gli stand si dispongono vicini l'uno all'altro a formare una specie di cerchio, con grossi pentoloni ed enormi cucchiai per girare il contenuto; si cuociono quintali di legumi per le migliaia di persone che arrivano. Attorno ci sono i gruppi musicali con i canti in dialetto materano e le danze in costume, e si balla fino all'alba.
«Ogni primo agosto anche i materani che non abitano più negli antichi Rioni Sassi tornano nel borgo La Martella per mangiare la Crapiata»: «il primo agosto è un appuntamento imperdibile non solo per noi che siamo qui, ma anche per tutti i martellesi andati via».
Come arrivare alla festa
Partecipare alla Sagra della Crapiata a Matera è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Matera Centrale a un passo dal centro, 300 metri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Matera, e da lì restano 2,4 chilometri e 3 minuti.
Eventi nei dintorni
Qui intorno, nello stesso periodo, si festeggia anche cosi'.
- Madonna della Bruna e Sant'Eustachio a Matera — luglio
- Palio della Bruna a Matera — luglio
- Presepe Vivente nei Sassi a Matera — dicembre