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Bacco Artigiano a Rufina 2026 - I 1500 fiaschi a piramide e i bovi di razza Chianina

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
dal 24 al 27 settembre 2026
Dove Piazza Umberto I, Rufina

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 20/09/2026.

Bacco Artigiano si tiene a Rufina, in provincia di Firenze, nell'ultimo fine settimana di settembre, dal giovedì alla domenica. La festa occupa quattro piazze — Villa Poggio Reale, piazza Umberto I, piazza Primo Maggio e piazza del Municipio — con stand gastronomici, mercatino, mestieri e spettacoli, e il sabato pomeriggio parte da Rufina verso Firenze il Carro Matto: una piramide di 1500 fiaschi pieni di Chianti, impilati e intrecciati con paglia e legamenti naturali in modo da contenersi l'un l'altro, trainata da due bovi di razza Chianina. Ai tempi della Repubblica fiorentina, ogni 29 settembre, un carro proveniente da Rufina portava in piazza della Signoria circa duemila fiaschi di vino, caricati a cesta.

La nave dei fiaschi

A Rufina lo chiamano anche «Nave dei fiaschi», ed è una definizione tecnica: il carro ha la vera e propria fisionomia di una nave, con la prua e la poppa sporgenti oltre il profilo del barroccio. Era la costruzione tipica per portare il vino in fiaschi da Rufina agli altri luoghi.

Il carico è un lavoro di intreccio. I fiaschi — tipici contenitori in vetro di aspetto panciuto e rivestiti di paglia — si dispongono a piramide, quello che i documenti antichi chiamano «caricati a cesta», e si legano fra loro con paglia e legamenti naturali. È un sistema di trasporto ingegnoso, che permetteva al carro di portare grandi quantità di vino dal contado alla città senza rompere nulla per strada.

A costruirlo sono i maestri vignaioli della Val di Sieve, oggi riuniti nel Comitato per il Carro Matto di Rufina; c'è anche chi li chiama i volontari dell'associazione Carro Matto. Il carro, con la sua piramide, è ritratto nelle fotografie dei Fratelli Alinari.

Perché si chiama matto

Il nome ha due spiegazioni, e nessuna delle due ha mai scalzato l'altra. Forse perché per impilare e trasportare migliaia di fiaschi nelle accidentate stradine di campagna ci voleva una certa lucida follia; o forse perché, una volta giunto in piazza, ci si dava a folli feste.

La tradizione affonda nelle pieghe della Firenze trecentesca. Fin dai tempi più antichi il vino che scorreva nelle taverne fiorentine veniva in buona parte dal Chianti, e da tutta la zona carri ricolmi di fiaschi giungevano in città per riempire i bicchieri dei fiorentini: una consuetudine così radicata da diventare un appuntamento di buon auspicio.

Ai tempi della Repubblica fiorentina, ogni 29 settembre, un carro proveniente dalla Rufina portava in piazza Signoria circa duemila fiaschi di vino, per essere benedetto nella chiesa di San Carlo dei Lombardi, in via dei Calzaiuoli, e poi bevuto alla salute di tutti i fiorentini. Poi il vino arrivava a Palazzo della Signoria, dove il Gonfaloniere brindava insieme ai Priori alla salute del popolo fiorentino.

C'era anche un gesto in più, che il Bacco ricorda ancora: sull'Arengario di Palazzo Vecchio il Sindaco della comunità di Rufina offriva alla città di Firenze il vino del Chianti insieme alle chiavi della «Contea di Turicchi».

Il fiasco, il fiascaio e il Canto dei Fiascai

Il fiasco non è un dettaglio: è il motivo per cui tutto questo era possibile. Fin dal Quattordicesimo secolo il vino veniva conservato in bottiglie di vetro chiamate «fiasco» per la forma rotonda a metà pera e il collo allungato, e ciascuna conteneva esattamente tre quarti di litro.

Li faceva un artigiano specializzato. Il fiascaio, maestro artigiano responsabile della creazione dei fiaschi, realizzava sia le bottiglie di vetro sia l'intreccio di paglia: i fiaschi erano soffiati a bocca, e il rivestimento si faceva in erbe palustri come la sala o il rascello. Quel rivestimento aveva una doppia funzione: proteggere il vetro dagli urti e fare da isolante termico contro le alterazioni della bevanda durante il trasporto.

Se ne producevano tanti che a Firenze c'era una piazza dedicata: il «Canto dei Fiascai», fra via della Condotta e via dei Calzaiuoli, dove si trovavano le principali botteghe artigiane. Il metodo di trasporto risale al XIV secolo, quando il rosso toscano arrivava dal Chianti — in particolare da Poggibonsi e da Rufina — su lunghi barrocci trainati da cavalli.

E c'era un gesto finale, allo scarico: presso le taverne o le trattorie ciascun fiasco veniva dotato di un ciuffo di stoppa per rimuovere il sottile strato di olio appositamente applicato al vino durante l'imbottigliamento.

Da Rufina al sagrato del Duomo

Oggi la rievocazione si tiene nel pomeriggio dell'ultimo sabato di settembre, e il tragitto è accorciato giusto un po'. Il carro parte scortato da un corteo di dame e nobili, come in una sacra processione, e i buoi lo trainano fino al sagrato del Duomo di San Giovanni.

A Firenze lo aspetta il Corteo Storico della Repubblica Fiorentina, che parte dal Palagio di Parte Guelfa e si unisce al Carro Matto e al Corteo Storico del Vino e del Contado di Rufina nella piazza del Duomo. Sul sagrato il vino viene benedetto dal Vescovo; poi il corteo si sposta alla Chiesa di San Carlo dei Lombardi per l'offerta dell'ampolla, e infine il vino benedetto del Carro Matto viene offerto alla Signoria di Firenze sull'Arengario di Palazzo Vecchio, in rappresentanza della simbolica Signoria.

Ad aspettare in tripudio c'è, come ai vecchi tempi, il popolo fiorentino, che assiste alla benedizione e brinda al dono del contado. Si chiude con gli sbandieratori: in piazza della Signoria si esibiscono i Musici del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina e i Bandierai degli Uffizi. La regia della rievocazione è di Filippo Giovannelli.

A Firenze, del resto, il Bacco Artigiano lo chiamano proprio così: il Carro Matto. «Tutti rimangono meravigliati nel vedere questo magnifico carro, trainato dai buoi, con tanti fiaschi di vino impagliati da artigiani e volontari di Rufina che attraversa il centro storico della città», e va a consegnare simbolicamente i fiaschi alle autorità cittadine.

Quattro giorni su quattro piazze

A Rufina, intanto, si festeggia per quattro giorni, dal giovedì alla domenica dell'ultimo fine settimana di settembre. Il Bacco si svolge su quattro luoghi: Villa Poggio Reale, piazza Umberto I, piazza Primo Maggio e piazza del Municipio, con arte, cultura, mestieri, spettacoli, tradizioni, gastronomia e soprattutto vino.

Il programma tiene insieme cose diverse: due punti di mescita, in piazza Umberto I e a Villa Poggio Reale, con gli stand dei produttori; le degustazioni all'Enoteca di Villa Poggio Reale, dove si scoprono le etichette del Consorzio Chianti Rufina; lo stand gastronomico della Polisportiva Remo Masi e della Misericordia; il «Mercatino di Bacco» in piazza Umberto I, mostra scambio di antiquariato, mode e oggettistica varia, opere dell'ingegno; e poi tradizioni del mondo contadino, musica e concerti, spettacoli e attività per i bambini. Il centro storico si concentra sulle eccellenze enogastronomiche della Valdisieve, che si possono degustare e acquistare.

La manifestazione è organizzata dal Comune di Rufina con il Consorzio Chianti Rufina e le associazioni del territorio, e accoglie ogni anno migliaia di visitatori.

Cosimo III e il vino di Rufina

C'è un motivo se tutto questo succede qui. Rufina è da sempre una terra del vino, da quando Cosimo III de' Medici la nominò ufficialmente una delle quattro migliori zone toscane per la produzione di vini pregiati, e il Chianti Rufina è oggi un DOCG di grande prestigio.

La festa moderna, però, nasce altrove. La prima Festa dell'Uva fu istituita in tutta Italia nel 1930 per volontà del regime, col nome di «Festa Nazionale dell'Uva», e Rufina si distinse fin dai primi anni per impegno organizzativo e originalità di realizzazioni: già dalla prima edizione si realizzavano carri allegorici e carri coi fiaschi caricati a cesta, secondo la tradizione del luogo — quei carri che sarebbero poi diventati il Carro Matto, simbolo del Bacco Artigiano. Dal 1975 Rufina celebra così la sua lunga tradizione vinicola.

Come arrivare alla festa

Partecipare alla festa a Rufina è davvero semplice. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Rufina è a 700 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è il casello di Incisa - Reggello: da lì bastano 23 minuti di guida (23 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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