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Festa della Castagna e del Marrone DOP a Caprese Michelangelo 2026 - Il marrone d'oro e le notti nei seccatoi
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: visitarezzo.com, letta il 19/09/2026.
La Festa della Castagna e del Marrone DOP si tiene a Caprese Michelangelo, in provincia di Arezzo, nel penultimo e nell'ultimo fine settimana di ottobre, per quattro giorni, nel centro storico e soprattutto dentro il Castello, dove si trova la casa natale di Michelangelo. Alla festa si trovano solo i frutti di Caprese, e la parte gastronomica è riservata esclusivamente all'opera dei capresani.
La gara del chilo di marroni
Fra le gare c'è la tradizionale competizione del «chilo di marroni più grandi», il marrone d'oro. Il disciplinare della DOP fissa la pezzatura del Marrone di Caprese fra i 70 e gli 85 frutti per chilogrammo.
Si trovano solamente le primizie del posto, i frutti più freschi e più belli, che i capresani cominciano a raccogliere dall'inizio di ottobre. Li mettono a disposizione direttamente, oppure tramite forme associative come la storica Cooperativa Agricola Valle Singerna, che riunisce molti piccoli proprietari.
Un fuoco acceso per un mese
Nei boschi si notano antiche costruzioni in pietra, murate con terra, che risalgono addirittura al Medioevo. Sono i seccatoi: casette di sasso crudo con tetti in lastre di pietra.
Dentro si seccavano le castagne più piccole, e il procedimento richiedeva presenza continua. Il fuoco doveva essere tenuto costantemente acceso, in modo che facesse molto fumo ma senza fiamme, e sopra, a circa due metri di altezza, i frutti stavano distesi su graticci. Il disciplinare della DOP parla di circa quaranta giorni.
Almeno due volte al giorno, all'alba e al tramonto, una persona della famiglia doveva salire fino al seccatoio; qualcuno vi trascorreva direttamente la notte, magari andando, nonostante il buio della foresta, a fare due chiacchiere nel seccatoio del vicino.
Il lavoro aveva una ragione pratica precisa: le castagne secche pesano circa un terzo di quelle fresche, e diventavano quindi trasportabili fino ai mulini ad acqua che sorgevano lungo la Singerna e i suoi affluenti — se ne conterebbero oltre dieci — dove si macinavano per farne farina.
Il pane di Caprese
Da quella farina veniva la polenta dolce, la principale fonte di amidi e carboidrati delle famiglie capresane.
La si accompagnava con quello che c'era: un pezzetto di maiale, specialmente le parti più grasse, o un'aringa sotto sale, o un po' di ricotta. Oppure con la «padellata di maiale» — spuntature, costolette, pancetta e parti meno pregiate — o ancora arrostita alla brace con il pecorino. Sono piatti dal gusto agrodolce ed esotico.
La castagna qui si chiama il pane di Caprese, e l'albero è l'albero del pane: in un territorio fatto di monti e sassi, dove coltivare cereali e granoturco con profitto era difficile, il frutto ha per secoli letteralmente salvato dalla fame un piccolo paese di alta collina.
Quanto quel rapporto sia entrato nella lingua lo dicono le parole che il dialetto capresano ha coniato per le fasi della castagnatura: gonghio, bricia, balocia, arcerca, grifato, cruccola.
Una legge del 1386 sui castagneti
La documentazione comincia molto prima della festa. Il castagno era già una risorsa per gli etruschi e poi per i romani che abitavano la zona, che hanno lasciato reperti archeologici e toponimi locali; se ne hanno notizie fra il IX e il X secolo, durante il dominio degli Arimanni, e la coltura fu poi consolidata e incoraggiata dai monaci benedettini nel tardo Medioevo. Dell'XI e XII secolo restano rogiti notarili di compravendite, regalie e trasmissioni ereditarie che avevano per oggetto proprio i castagneti.
Nel 1386 i castagneti sono citati negli Statuti di Caprese, e ai primi del Quattrocento l'84% della popolazione era impegnato nella coltura.
La rubrica VIII, quella del castagno, dice: «in settembre convochi il Podestà i Consiglieri per stabilire il modo ed il tempo del raccorre le castagne e i Consiglieri facciano campari e custodi che le badino, e denunzino chiunque o personalmente o con bestie danneggino i castagneti, e parimente chi facesse la raccolta prima del tempo o diversa da quello ordinato».
Il riconoscimento moderno è arrivato molto più tardi, dopo un iter burocratico durato anni: un comitato di compaesani ha portato davanti alle commissioni europee i dati dell'importanza storica e delle peculiarità organolettiche dei marroni, e la DOP «Marrone di Caprese Michelangelo» è stata riconosciuta nel 2009.
Cucina riservata ai capresani
La festa è nata negli anni Settanta dall'idea di alcuni signori capresani, che vollero far conoscere a un grande pubblico la bontà e la ricercatezza dei piatti a base di castagne della Valtiberina. Si tiene nel penultimo e nell'ultimo fine settimana di ottobre, per quattro giorni.
Alla parte gastronomica ci lavorano le associazioni di volontariato e le ONLUS del paese — la Confraternita di Misericordia, la Polisportiva, i Donatori di Sangue, l'Istituto Alberghiero — insieme alle attività private del comune. Escono monte bianco, baldino, caldarroste, polenta di castagne e di mais, ciacce fritte, sughi di carne e cinghiale.
Sulle bancarelle, accanto ai marroni e ai loro derivati — castagne secche e farina —, arriva il resto del territorio: miele, formaggi, salumi, patate, funghi, tartufi, zafferano, vino di Caprese e una birra artigianale pluripremiata in Italia e all'estero. Nel comune ci sono oltre centoventi coltivatori che seguono l'intera filiera, dalla tenuta del bosco fino a farina, marmellate, liquori e perfino cosmetici.
Il resto del programma tiene insieme musica, spettacoli di strada e in costume, balli tradizionali del gruppo folk di Caprese, mostre d'arte e di fotografia, artigiani e antichi mestieri, convegni, sfilate storiche, spettacoli teatrali e di fuoco, laboratori per bambini.
Ballotte
La ricetta delle ballotte è questa: si prepara una pentola d'acqua salata aromatizzata con una manciata di finocchio selvatico e mezza foglia d'alloro, si immergono le castagne con la buccia e si fanno bollire stando attenti a non stracuocerle. Si scolano e si mangiano calde o fredde.
Il paese conta 1400 abitanti, ospita la Casa Museo di Michelangelo Buonarroti ed è attraversato dai cammini di Francesco. E si narra che proprio Michelangelo, soprattutto da bambino, si cibasse regolarmente di questo frutto. Il marrone è motivo d'orgoglio della collettività quasi al pari dell'aver dato i natali a quell'artista.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Festa della Castagna e del Marrone DOP a Caprese Michelangelo richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Anghiari, a 16 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Pieve Santo Stefano Nord, e il tragitto è di 11 chilometri per 10 minuti di guida.
Altre feste in zona
A poca distanza, altre feste che vale la pena conoscere.
- Sagra della polenta a Monterchi — settembre
- Sagra della Bistecca a Cortona — agosto
- Sagra dell'ocio ad Arezzo — luglio